“Un reclutamento serrato”, “strutture aziendali piegate agli interessi dei membri delle associazioni secondo un meccanismo di proselitismo finalizzato alla conservazione del potere”. E ancora, un’assemblea “svolta in maniera del tutto irregolare“, con “atti simulati o fraudolenti in modo da determinare la maggioranza a vantaggio dei soggetti interessati alla governance del gruppo”. Sono, secondo quanto riporta L’eco di Bergamo, i rilievi contenuti nel decreto con cui il pm di Bergamo Fabio Pelosi ha disposto mercoledì nuove perquisizioni presso gli uffici di Ubi Banca e le sedi della Compagnia delle Opere di Bergamo e della locale Confederazione artigiani (Confiab) nell’ambito di un nuovo filone dell’inchiesta sui vertici della banca popolare resa nota a maggio. Le nuove contestazioni, come è noto, ruotano intorno all’illecita influenza sull’assemblea del maggio 2013, quella che ha visto uscire vincitrice la lista di Andrea Moltrasio, nominato poi presidente del consiglio di Sorveglianza, a scapito di quelle di Andrea Resti e del candidato di opposizione Giorgio Jannone, capofila dei soci riuniti nell’associazione Azionisti Ubi.

Moltrasio era sostenuto sul fronte bresciano dall’Associazione banca lombarda e piemontese capitanata dal presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli e su quello bergamasco dagli Amici di Ubi Banca di Emilio Zanetti. Entrambi indagati sia per ostacolo alla vigilanza sia per l’ipotesi che abbiano contribuito alla raccolta illecita di deleghe in bianco o “palesemente false” tra i soci “dirette a precostituire la necessaria maggioranza nelle assemblee”. Insomma: un sistema fraudolento volto a far confluire voti sulla lista di Moltrasio. Anche all’insaputa degli azionisti che stando al verbale avrebbero votato a favore del manager.

Sentito un “campione significativo” di soci, infatti, il nucleo di Polizia valutaria della Guardia di Finanza è giunto alla conclusione che era “diffusa” la pratica “di richiedere deleghe in bianco ai clienti Ubi senza specificarne i motivi e le finalità” o addirittura “all’insaputa dei clienti”, utilizzando “gli specimen (campioni, ndr) di firma” depositati presso l’istituto. Il tutto approfittando del fatto che “molti soci sono anziani” o “non hanno dimestichezza con le procedure di voto relative al rinnovo della governance di una società quotata”. La pratica è stata confermata da alcuni direttori di filiale, che agivano su direttiva del direttore generale della Banca popolare commercio e industria Marco Mandelli, uno degli indagati. Al “reclutamento” irregolare partecipavano anche i vertici di Confiab, la cui numero uno Antonella Bardoni è stata eletta nella lista Moltrasio, e quelli del braccio economico di Cl: nel decreto si legge che “Rossano Breno (ex presidente della Cdo di Bergamo, ndr) prima, e poi Stefano Lorenzi e Matteo Brivio (membri del direttivo dell’associazione, ndr) si sarebbero adoperati per reclutare nuovi soci di Ubi”.

Giovedì Ubi Banca ha diffuso una nota in cui sostiene che “le accuse sulla correttezza del processo elettivo dell’assemblea 2013 nascono da chi quell’assemblea l’ha persa” e sottolinea che “il numero di voti rilevabile dal verbale di assemblea a favore della lista Moltrasio (7.318) non coincide con quanto riportato nel Decreto di perquisizione ieri notificato, che ne riporta un numero superiore (7.840)”. Quanto alle irregolarità contestate dai pm, si legge, il processo formale predisposto dalla banca “pone assoluto divieto di accettare deleghe sprovviste dell’indicazione del nominativo del socio delegato; infatti si segnala che alcune deleghe in bianco presentate ai desk di accettazione in sede di ammissione all’assemblea del 20.4.2013 sono state ritirate ed annullate dal personale preposto, con relativo verbale delle competenti funzioni di controllo”. “Un fatto però è certo”, prosegue il comunicato. “Chi indaga, avendo potuto accedere al database dei voti, ha riscontrato in 2.849 i voti espressi a favore della Lista Moltrasio da soci fisicamente presenti all’Assemblea. Dal momento che la differenza tra i voti riportati dalla prima e quelli riportati dalla seconda lista (7.318 voti vs 4.693) è di 2.625 voti e che i voti in delega per la prima lista sarebbero stati 4.469 (7.318 -2.849), se ne deduce che il risultato finale risulterebbe eventualmente falsato solo in una situazione in cui circa il 60% dei voti in delega fosse stato ottenuto in maniera meno che corretta”.