Appuntamento speciale per Rosetta nel giorno di San Valentino. La sonda, progettata dall’Agenzia spaziale europea (Esa) per sbirciare nei segreti del Sistema solare quando era ancora bambino, è protagonista di un incontro ravvicinato con la sua cometa, 67P/Churyumov-Gerasimenko. A separare il messaggero dell’Esa dalla superficie di ghiaccio e polvere della cometa, dalla curiosa forma a scamorza, appena sei chilometri. Un volo radente – gli scienziati lo chiamano “flyby” – che potrebbe fornire agli studiosi preziose informazioni.

“Il sorvolo di Rosetta serve per andare in cerca di attività della cometa”, spiega Andrea Accomazzo, direttore di volo della sonda Esa, il cui nome è stato di recente inserito da Nature in cima alla top ten 2014 degli scienziati. La cometa 67P, infatti, si sta avvicinando al Sole e sta, quindi, diventando sempre più irrequieta. Stanno aumentando, ad esempio, gli sbuffi di gas e materiale proiettati nello spazio profondo, che conferiscono a questi fossili cosmici la loro affascinante forma allungata nel passaggio più ravvicinato al Sole. “Quello che potremmo rilevare in questo passaggio ravvicinato sono eventuali cambiamenti della superficie rispetto a qualche mese fa, a causa dell’attività cometaria – spiega lo scienziato italiano -. Sarebbe un risultato estremamente interessante”.

L’obiettivo di questo incontro di San Valentino è osservare da vicino le sorgenti di gas e polveri, per capire come si forma la chioma di una cometa

Per compiere questa manovra di avvicinamento, Rosetta ha dovuto seguire una rotta piuttosto complicata, disegnando attorno alla cometa una traiettoria romboidale, con un alternarsi di inseguimenti e allontanamenti fino a 140 chilometri di distanza (in un video dell’Esa la ricostruzione dei suoi movimenti). La regione scelta dal team di Rosetta per questo particolare sorvolo è il lobo più grande dei due che contraddistinguono la sua bizzarra forma a papera. In particolare, una delle sue zone più attive, battezzata Imhotep, dal nome dell’architetto egizio cui è attribuita la costruzione della prima piramide, quella a gradoni di Saqqara. L’obiettivo di questo incontro di San Valentino è osservare da vicino le sorgenti di gas e polveri, per capire come si forma la chioma di una cometa.

“Questo passaggio ravvicinato permette osservazioni uniche, come misure ad alta risoluzione della superficie – sottolinea Matt Taylor, project scientist della missione -. L’incontro ci offre, ad esempio, l’opportunità di assaggiare e annusare l’atmosfera della cometa”. Il passaggio è, inoltre, programmato in modo che Rosetta abbia il Sole alle spalle, per scattare foto della superficie senza ombre. La cometa, infatti, è molto scura – riflette solo il 6% della luce -, e con questo accorgimento gli scienziati sperano di ottenere immagini più dettagliate dei suoi grani di polvere.

“Questo passaggio ravvicinato permette osservazioni uniche, come misure ad alta risoluzione della superficie” sottolinea Matt Taylor, project scientist

La scelta del cammino di avvicinamento da far percorrere alla sonda non è stata semplice per gli scienziati dell’Esa. Avevano di fronte due alternative: seguire il programma prestabilito per la missione, oppure decidere d’indugiare di più nelle immediate vicinanze della cometa, nel tentativo d’individuare il luogo esatto dello sbarco del “lander” Philae, ancora sconosciuto, probabilmente l’orlo di un cratere. Una ricerca complessa, come individuare un ago in un pagliaio, considerando che il lander rappresenta, nelle immagini scattate dalla sonda madre, appena tre “pixel”, tre puntini facilmente camuffati in mezzo alle numerose asperità della superficie polverosa della cometa. Difficoltà che, unite al rischio di danneggiare la sonda, a causa dell’aumento della turbolenza cometaria, senza avere comunque la certezza di riuscire ad avvistare Philae, hanno quindi indotto gli studiosi a non modificare il programma originario della missione.

“La zona scelta per il sorvolo di Rosetta è quella opposta alla regione in cui si trova Philae – chiarisce Accomazzo -. Il flyby non è progettato per cercare il lander e, infatti, non pensiamo di ricevere notizie da Philae“. Non vuol dire, però, che gli scienziati disperino di trovare il primo messaggero umano sbarcato su un corpo proveniente direttamente dagli albori del Sistema solare. Sperano, anzi, che sia lo stesso Philae a dare loro qualche indicazione in più sulla regione in cui è finito, se e quando potrà ridestarsi dal sonno in cui è piombato dopo avere esaurito le batterie. Il team di Rosetta si augura, infatti, che con l’avvicinarsi della cometa al Sole, i pannelli solari del lander riescano a catturare la luce sufficiente a ricaricarlo. E, nel frattempo, continueranno a cercarlo con la sonda madre. “L’incontro di San Valentino non sarà l’ultimo passaggio ravvicinato che faremo. Nei prossimi mesi – conclude Accomazzo – ce ne saranno altri”.