È la cometa più famosa degli ultimi anni perché sul suo suolo è sbarcato il lander Philae della sonda Rosetta dell’Esa. La cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko ora ha meno segreti proprio grazie a Rosetta. A questi dati la rivista Science ha dedicato uno speciale, con ben sette studi. Molti gli autori italiani, fra cui Alessandra Rotundi dell’università Parthenope a Napoli e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Fabrizio Capaccioni dell’Inaf ed Enrico Flamini coordinatore scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi). L’identikit della cometa è presto fatto: scura e polverosa, come l’abbiamo potuta osservare grazie alle foto arrivateci dallo spazio, rivestita di molecole organiche, con un suolo tormentato da crepacci e voragini e dal passato violento.

Le scarpate, le fratture e i pozzi della superficie, spiega Flamini all’Ansa, “ci dicono che la cometa ha sperimentato molti scontri con altri oggetti che l’hanno modellata in questo modo”. La cometa è inoltre ricoperta da un ‘guscio’ di materiale organico, osservato dallo strumento Virtis, di cui è responsabile Capaccioni. Questo strato è costituito da un misto di molecole fra cui idrocarburi (come etano) e tracce di composti assimilabili ad acidi carbossilici, che compongono i mattoni delle proteine (gli amminoacidi). Da questi composti si risale a luogo e nascita della cometa 67P.

La loro formazione, spiega Capaccioni, “richiede la presenza di ghiacci di elementi molto volatili, come metanolo o monossido di carbonio, che solidificano solo a basse temperature”. La regione dove sono nati questi ghiacci doveva trovarsi a grandi distanze dal Sole, come la fascia di Kuiper, nelle prime fasi di formazione del Sistema solare, circa 4,5 miliardi di anni fa. Inoltre ciò farebbe supporre che la cometa possa contenere, “tracce dei composti primordiali o addirittura precedenti alla formazione del Sistema solare”. Novità arrivano anche dall’analisi dei grani con lo strumento Giada (Grain Impact Analyser and Dust Accumulator) di cui è responsabile scientifica Rotundi. “Il rapporto fra polvere e gas – dice Rotundi – mostra che la chioma per ora è formata più da polvere (80%) che da gas (20%) e suggerisce quindi che sia una cometa molto polverosa”.