“I neonati hanno il senso della bellezza”: preferenze visive come gli adulti già dai 4 mesi. Lo studio
Il senso della bellezza prende forma molto prima di quanto si pensasse, emergendo già nei primi mesi di vita e sviluppandosi progressivamente con la crescita. A confermarlo è uno studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B e condotto dai ricercatori dell’Università di Grenoble-Alpes, che offre nuovi elementi per comprendere le radici cognitive dell’esperienza estetica. Già in passato diversi studi avevano osservato come i neonati mostrino preferenze visive per forme curve, configurazioni simmetriche e volti, caratteristiche generalmente apprezzate anche dagli adulti. Il gruppo guidato da David Méary ha voluto approfondire il fenomeno, concentrandosi sulla percezione della bellezza non come giudizio soggettivo, ma come stato mentale di benessere capace di orientare l’attenzione e generare attrazione verso specifici stimoli.
Per farlo, i ricercatori hanno utilizzato particolari sequenze visive chiamate “kinetic dot displays”, ovvero configurazioni di punti in movimento la cui “bellezza” era stata precedentemente valutata da un gruppo indipendente di adulti. L’esperimento ha coinvolto neonati tra i 4 e i 24 mesi e volontari adulti, monitorando attraverso un eye tracker i tempi e le modalità di osservazione durante la presentazione degli stimoli, della durata di cinque secondi. I risultati mostrano un dato chiave: i giudizi estetici degli adulti prevedono le preferenze visive dei partecipanti di tutte le età. In altre parole, sia i neonati sia gli adulti tendono a soffermarsi più a lungo sugli stessi pattern visivi, suggerendo l’esistenza di un nucleo condiviso del senso estetico.
L’analisi più approfondita del comportamento visivo ha però rivelato un aspetto ancora più interessante: l’esistenza di due meccanismi distinti. Da un lato, una risposta rapida e automatica che orienta lo sguardo verso stimoli in movimento anche non giudicati “belli”; dall’altro, una risposta più lenta ma duratura che si attiva di fronte agli stimoli considerati esteticamente piacevoli dagli adulti. È proprio questa seconda modalità a essere interpretata come una vera e propria risposta estetica. Nei neonati, infatti, emerge più tardi rispetto alla semplice reazione di orientamento, ma si prolunga nel tempo, segnalando il coinvolgimento di processi cognitivi più complessi. Inoltre, il peso relativo di questi due meccanismi cambia con l’età: con la crescita, la componente legata alla bellezza diventa progressivamente più evidente e precoce.
Secondo i ricercatori, il fatto che gli stimoli giudicati più belli inducano nei neonati un’attenzione visiva più prolungata suggerisce che il senso della bellezza — inteso negli adulti come uno stato mentale piacevole che guida l’attenzione — sia già in grado di influenzare il comportamento a partire dai quattro mesi di vita. Lo studio rafforza così l’idea che la percezione estetica abbia basi profonde e precoci, non riducibili a semplici meccanismi automatici di attenzione, ma legate a un’elaborazione più sofisticata che si sviluppa nel tempo. Un processo che, pur affinato dall’esperienza e dalla cultura, affonda le sue radici nei primi stadi dello sviluppo umano.