Ai vertici di Forza Italia, quello di Denis Verdini è considerato un esercito temibilissimo. E basta passare in rassegna la truppa per rendersene conto. Ci sono i verdiniani d’assalto, per esempio: Ignazio Abrignani, Massimo Parisi, Riccardo Mazzoni, Luca D’Alessandro, pronti a tutto pur di seguirlo. E ci sono quelli di complemento, come Daniela Santanché, Riccardo Villari, Altero Matteoli, Rocco Crimi, disposti a dare sostegno quando ce n’è bisogno. E poi c’è Gianni Letta, fedelissimo dell’ex Cavaliere, che all’amico Denis non  disdegna mai l’aiuto. Se serve. Che significa essere verdiniani? Di certo “non essere sudditi o sicari dentro e fuori la Camera per puro servilismo”, assicura il deputato forzista Maurizio Bianconi. Significa anche “sapere che Denis Verdini ha avuto in mano le redini del partito per talmente tanto tempo da essere legato a tutti, ma soprattutto a Silvio Berlusconi”, racconta l’ex sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo. Ecco perché “è impensabile una contrapposizione con il presidente tanto forte da portare a una rottura definitiva tra i due”. Così è stato sinora. In futuro si vedrà. Soprattutto per quello che sta succedendo ai vertici di Forza Italia, ma anche per i rapporti con il governo Renzi, visto che Verdini è stato tessitore e custode del Patto del Nazareno. Adesso che la lotta infuria e che dal cerchio magico berlusconiano piovono insulti, i generali contano le forze. E Verdini conta le proprie, consapevole che se davvero vuoi pesare un esercito efficiente devi sempre averlo. E lui modestamente ce l’ha: deputati, senatori, ma anche imprenditori sparsi sul territorio. Un esercito munito. Eccouna rassegna fatta dentro e fuori il Parlamento bene illustra.

CAMERA BLINDATA – A Montecitorio Verdini può contare su almeno una decina di fedelissimi. Ignazio Abrignani, uomo immagine del gruppo: a lui il compito di “difendere la causa” nei talk show, sui giornali e in Transatlantico. Luca d’Alessandro, il manovratore: già portavoce di Verdini, cura i “sussurri” del grande mediatore. Massimo Parisi, l’uomo ombra: è la longa manu in Toscana, vedremo poi quanto efficace. Gregorio Fontana, il questore: dicono i maligni che faccia due lavori; di giorno, controlla il buon andamento della Camera e di notte presidia la sede di San Lorenzo in Lucina. Luigi Cesaro, detto “a Purpetta”: un nome, un programma. Antonio Angelucci, il deputato che non c’è, re delle cliniche: recordman degli assenteisti, non farà mai mancare il suo appoggio al nostro. Carlo Sarro, trait d’union con l’entourage di Nicola Cosentino in Campania. Giovanni Carlo Francesco Mottola,  avvocato-deputato incaricato di dirimere alcune contese pubbliche di Berlusconi. Sandra Savino, baluardo del “verdinismo” in Friuli Venezia Giulia. Monica Faenzi, già portavoce del partito in Toscana nel 2010, quando Verdini era all’apice del successo. Eppure, è nell’ombra che Denis Verdini annovera un alleato di peso a Montecitorio: Daniela Santanché. A legare i due è l’amicizia di vecchia data che, dicono i bene informati, nasce dalla comune frequentazione di Berlusconi.

FEDELISSIMI IN SENATO – A Palazzo Madama, Verdini ha il proprio seggio, ed è lì che, seppur con meno uomini, dà libero sfogo alla sua arte diplomatica. L’influenza di Denis trascende infatti il gruppo di Forza Italia e spazia in quelli “vicini”: Gal (Grandi Autonomie e Libertà) e Nuovo Centro Destra. Grazie a un manipolo di “fidatissimi”. Riccardo Mazzoni, sodale da una vita: i due fondarono insieme il “Giornale della Toscana”. Riccardo Conti, immobiliarista: riuscì a realizzare in meno di 24 ore 18 milioni di euro di plusvalenza su un solo immobile; coindigato sulla vicenda insieme a Verdini. Riccardo Villari, l’inossidabile: è l’unico parlamentare espulso nella storia del Partito Democratico, per aver a lungo rifiutato di dare le dimissioni da presidente della Commissione di Vigilanza Rai nel 2008. Da lì è approdato alla corte di Verdini, dopo aver transitato nel Movimento per l’autonomia (Mpa) dell’ex governatore siciliano Raffaele Lombardo. Dietro al tridente, ci sono Francesco Giro e Altero Matteoli. Tutti troppo vicini al Cavaliere per essere definiti verdiniani, ma amici importanti qualora dovesse cambiare lo scenario. Infine, c’è la compagine Gal, gruppo parlamentare che, assicurano nel Palazzo, è espressione diretta della volontà di Verdini, che quì può contare su Mario Ferrara e Antonio Milo. E a casa Alfano? A oggi non c’è ancora nessun soldato dichiarato ma, confidano fonti vicine al responsabile dell’organizzazione di Fi, ci sarebbero molti “dormienti”, senatori che a chiamata potrebbero rispondere “presente”.

AMICI SUL TERRITORIO – Verdini è stato accomunato a Gianni Letta. Celeberrima quanto azzardata la definizione “duo tragico” di Maria Rosaria Rossi. Tragico è opinabile, ma un “duo” lo sono di certo: raccontano che  Letta e Denis Verdini si stimino. Si rispettino. Collaborino. E per questo si può dire che Letta è verdiniano tanto quanto Verdini è lettiano. Dov’è la debolezza, allora? Sul territorio Verdini perde colpi, uomini e consensi, anche e soprattutto a causa delle inchieste giudiziarie in cui è coinvolto. Questo è ciò che lo preoccupa di più, perché i soldati parlamentari contano, ma la rete territoriale è sempre una formidabile garanzia. In Toscana, per esempio, Verdini ha sicuramente perso terreno: in Consiglio Regionale gli restano fedeli soltanto il capogruppo di Forza Italia Giovanni Santini e i consiglieri Stefano Mugnai e Tommaso Villa. in Consiglio Comunale a Firenze, addirittura, a dargli man forte è rimasto il solo Mario Tenerani. Sul fronte delle relazioni economiche le cose non vanno meglio. Secondo fonti toscane, Verdini è rimasto completamente sguarnito sia nella FidiToscana Spa che Cda del Monte dei Paschi di Siena, dove prima a farla da padrone era proprio il suo Riccardo Pisaneschi. Stessa situazione in Emilia-Romagna: non è mistero che Verdini sia stato molto legato all’avvocato e imprenditore Giampiero Samorì, travolto però da numerose inchieste della magistratura. Infine, c’è il fronte campano, dove Verdini può contare sull’asse con i citati CesaroCosentino, ormai però politicamente azzoppati e  fuori dai giochi a causa degli incidenti giudiziari.

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