Debito in calo grazie al prestito obbligazionario convertendo lanciato a dicembre e al collocamento di 100 milioni di azioni ordinarie. E un utile netto crollato a 632 milioni dagli 1,9 miliardi del 2013 – quando il risultato era stato però gonfiato da poste straordinarie – nonostante la crescita dei ricavi. Sono i risultati 2014 di Fiat Chrysler Automobiles, a fronte dei quali il consiglio di amministrazione, presieduto da John Elkann, ha deciso di non raccomandare la distribuzione di dividendi agli azionisti. Gli utili saranno usati, si legge nella nota del gruppo guidato da Sergio Marchionne, per “rafforzare ulteriormente i mezzi finanziari a supporto del piano quinquennale di gruppo presentato il 6 maggio 2014″, piano che prevede investimenti per 55 miliardi e un aumento delle vendite di auto fino a quota 7,5 milioni nel 2018.

Dai conti relativi allo scorso anno, approvati dal cda riunito a Londra, emergono un lieve progresso (+6%) delle vendite, con consegne globali di veicoli salite a 4,6 milioni, e un aumento dei ricavi netti, passati da 86,6 a 96 miliardi. Il segno più è dovuto al buon andamento degli affari nell’area Nafta (Nord America, Messico e Canada), dove i ricavi sono saliti del 15% a 52,5 miliardi, e dell’Asia-Pacifico (+34%, a 6,3 miliardi). In Europa, Medio Oriente e Africa i ricavi sono stati invece di 18 miliardi, +4%, “principalmente grazie al buon andamento delle vendite di veicoli commerciali, della famiglia Fiat 500 e del marchio Jeep”. Ma in quest’area il risultato operativo (ebit) resta negativo per 109 milioni, pur in miglioramento rispetto ai -506 milioni del 2013.

Il margine operativo lordo (ebitda) è risultato invece pari a 8,1 miliardi contro i 7,6 del 2013. L’utile netto è in forte diminuzione: 632 milioni, cioè 1,3 miliardi in meno rispetto all’esercizio precedente. Ma, si legge nel comunicato, escludendo le componenti atipiche l’utile 2014 risulta pari a 955 milioni mentre quello 2013 scende a 943.

L’indebitamento netto, che al 30 settembre 2014 era salito a 14,45 miliardi dai 10,1 di fine 2013, è stato ridotto a 10,8 miliardi (di cui 7,7 di indebitamento netto industriale) grazie alle operazioni sul capitale decise lo scorso ottobre, dopo il perfezionamento della fusione tra Fiat e Chrysler e lo sbarco di Fca a Wall Street. Nel corso del 2015, poi, Fca si appresta a rinforzare ulteriormente il capitale incamerando i 2,25 miliardi di cassa di Ferrari prima della quotazione in Borsa – negli Usa e su un mercato europeo non ancora comunicato – del 10% della casa di Maranello. Marchionne ha detto che il collocamento avverrà entro il primo semestre del 2015 e “se dovessimo slittare nel terzo trimestre sarebbe soltanto per ritardi dovuti alle autorizzazioni”.

Per quanto riguarda la suddivisione geografica delle vendite, la maggior parte delle consegne (2,45 milioni, +11% rispetto al 2013) è stata effettuata nel continente americano, seguito da Europa, Medio Oriente e Africa dove in totale sono state acquistate poco più di 1 milione di auto Fca, +5% rispetto al 2013. Sono invece calate da 950mila a 827mila pezzi le consegne in America Latina. Buoni risultati per i marchi del lusso: nel 2014 sono state vendute 7.255 Ferrari, contro le 7mila del 2013, per ricavi pari a 2,7 miliardi, mentre Maserati ha consegnato 36.448 vetture contro le 15.393 del 2013 (+137%) registrando ricavi per 2,8 miliardi contro 1,6.

Per l’anno in corso Marchionne ha detto di attendersi “conti in nero in tutte le aree”, consegne a livello globale tra 4,8 e 5 milioni di veicoli e un utile netto tra 1 e 1,2 miliardi di euro, con indebitamento netto industriale compreso tra 7,5 e 8 miliardi.

Dopo la diffusione dei conti Fca, che a Piazza Affari aveva aperto in rialzo, ha sbandato cedendo fino al 2,4 per cento. Profondo rosso anche sul listino di New York, dove le azioni del gruppo scivolano di oltre il 2,5 per cento. Nel corso della seduta il titolo ha però recuperato terreno tornando in positivo e a Milano ha chiuso a -0,17 per cento.