Il giro di vite sulle società partecipate che avrebbe dovuto entrate nella legge di Stabilità, salvo ripensamento dell’ultimo minuto, rispunta nel disegno di legge delega sulla riforma della pubblica amministrazione. Un emendamento del relatore Giorgio Pagliari (Pd), che dovrà essere votato dalla commissione Affari costituzionali al Senato, prevede infatti l’introduzione di precisi paletti con l’obiettivo di sfoltire la giungla delle società pubbliche su cui si era concentrata l’attenzione dell’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli. La nuova formulazione dell’articolo 14, in particolare, prevede la possibilità di commissariare quelle che hanno bilanci in rosso – quasi un quarto del totale, stando ai rilievi di Cottarelli -, la ridefinizione “della disciplina, delle condizioni e dei limiti per la costituzione di società, l’assunzione e il mantenimento di partecipazioni societarie da parte di amministrazioni pubbliche” e l’introduzione di “strumenti, anche contrattuali, volti a favorire la tutela dei livelli occupazionali nei processi di ristrutturazione e privatizzazione relativi alle società partecipate”. Tra i principi previsti dalla delega, inoltre, una “precisa definizione del regime delle responsabilità delle amministrazioni partecipanti e degli organi di amministrazione e controllo delle società partecipate e la pubblicazione di dati economico-patrimoniali e indicatori di efficienza sulla base di modelli generali che consentano il confronto. L’esame del ddl a firma del ministro Marianna Madia e l’inizio del voto delle proposte di modifica dovrebbe iniziare la prossima settimana, compatibilmente con l’esame in aula della riforma della legge elettorale. Ecco le principali novità previste dagli emendamenti depositati dal relatore. E’ stata rinviata, per ora, la riscrittura dell’articolo 13 sul riordino della disciplina del pubblico impiego.

Più concorrenza nei servizi pubblici locali – L’emendamento di Pagliari riscrive anche l’articolo 15 della delega, quello sul riordino dei servizi pubblici locali: trasporto pubblico, gestione dei rifiuti, servizio idrico eccetera. Comuni e Città metropolitane dovranno individuare le “attività di interesse generale” e abrogare i “regimi di esclusiva, comunque denominati”, non conformi ai principi di concorrenza. Secondo la proposta, bisognerà rivedere anche la disciplina “degli impianti e delle altre dotazioni, nonché di cessione di beni in caso di subentro, in base ai principi di tutela e valorizzazione della proprietà pubblica, di efficienza, di promozione della concorrenza, di contenimento dei costi di gestione, di semplificazione”.

Riordino delle Camere di Commercio – Il relatore ha presentato già a novembre un emendamento che riscrive l’articolo sulle Camere di commercio, prevedendo un “riordino” delle stesse che scenderanno da 105 a non più di 60 attraverso l’accorpamento sulla base di una soglia dimensionale minima di 80mila imprese iscritte, ferma restando la presenza di almeno una Camera in ogni regione. Gli oneri di iscrizione che le imprese devono alle Camere non saranno azzerati del tutto ma verranno ridotti. L’emendamento prevede anche che il Registro delle imprese non venga più trasferito al ministero dello Sviluppo economico – come previsto dal testo originario. La proposta prevede anche una stretta sulle partecipazioni societarie degli enti.

Chi non va in Conferenza dei servizi non potrà contestarne le decisioni – Le amministrazioni pubbliche che non parteciperanno alla Conferenza dei servizi e non daranno il proprio parere sui provvedimenti in discussione non potranno far valere il proprio principio di autotutela, quindi saranno obbligati a recepire le decisioni della Conferenza. Viene inoltre previsto che alla Conferenza potrà partecipare “un unico rappresentante delle amministrazioni statali” che sarà scelto “dal dirigente dell’ufficio territoriale dello Stato” previsto all’articolo 7 del disegno di legge. Un’altra proposta di modifica prevede la cancellazione dell’articolo 8 del ddl delega, che contiene le “definizioni di Pubblica amministrazione”. Al momento, l’articolo elenca gli enti che possono essere considerati Pa e a cui saranno applicate le nuove norme contenute nella riforma. In particolare vengono definite le amministrazioni statali, territoriali, nazionali, di istruzione e cultura, pubbliche, soggetti di rilievo pubblico e organismi privati di interesse pubblico.

Premi ai dipendenti legati a produzione – Per quanto riguarda premi e incentivi ai dipendenti, il riconoscimento dovrà rientrare “entro limiti predefiniti”, essere subordinato a “criteri di valutazione oggettivi”, e rapportato “al valore anche economico dei risultati raggiunti”.