Salvate in corner. Mesi di proteste e battage sulla natura “indispensabile” delle loro funzioni stanno iniziando a dare frutti: le Camere di Commercio incassano un ridimensionamento del piano di tagli draconiani che presidente del Consiglio Matteo Renzi voleva inizialmente imporre al sistema. I ritocchi fatti nelle ultime ore al decreto sulla Pubblica amministrazione hanno infatti ridotto la portata degli interventi pensati per far risparmiare le aziende. Che agli enti di riferimento versano oggi un totale di 800 milioni l’anno sotto forma di diritti per l’iscrizione nel Registro delle imprese. Il dl firmato dal ministro della Pa, Marianna Madia, prevedeva inizialmente una sforbiciata del 50%. Ma un emendamento riformulato dal relatore Emanuele Fiano (Pd) e approvato dalla commissione Affari costituzionali della Camera ha rimodulato il taglio degli oneri limitando il taglio al 35% nel 2015. La riduzione salirà poi progressivamente: 40% nel 2016, 50% solo nel 2017. 

Non solo: le tariffe e i diritti di segreteria saranno “fissati sulla base dei costi standard definiti dal ministero dello Sviluppo economico, sentiti la Sose (la società pubblica che calcola i “costi standard”, ndr) e Unioncamere, secondo criteri di efficienza da consentire anche attraverso l’accorpamento di enti e degli organismi del sistema camerale”. Insomma: l’ammontare dovuto alle Camere di commercio sarà stabilito tenendo conto di quel che ne pensa Unioncamere, la lobby del sistema guidata da Ferruccio Dardanello.

Soddisfatti i sindacati: “La modifica del Dl 90 di riforma della pubblica amministrazione, appena approvata in Commissione Affari Costituzionali della Camera e che di fatto scagliona in tre anni il taglio degli oneri camerali, è un primo risultato della mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori”, commentano Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fpl. “Non salva il sistema dai rischi insiti in una riforma poco ragionata e fatta di soli tagli, ma lascia il tempo per pensare a una riorganizzazione che chiediamo da anni e su cui siamo disponibili a confrontarci, mettendo in campo le nostre proposte”. Ma ai circa 10mila dipendenti di Camere di commercio e “aziende speciali” (le loro partecipate) non basta ancora: resta ferma, scrivono, “la necessità di ridurre ulteriormente un taglio intollerabile per il sistema camerale”. E “bisogna aprire una discussione vera sul rilancio delle Camere di Commercio”.