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Scommesse anomale da 760 milioni sul calo del petrolio prima dell’annuncio di Trump su Hormuz: tornano i sospetti di insider trading

Venduti quasi 8mila contratti futures sul Brent poco prima che il presidente Usa su Truth annunciasse la riapertura. I precedenti del 23 marzo, prima che Trump annunciasse il rinvio degli attacchi contro infrastrutture energetiche iraniane, e del 7 aprile, in corrispondenza con l'annuncio di un cessate il fuoco
Scommesse anomale da 760 milioni sul calo del petrolio prima dell’annuncio di Trump su Hormuz: tornano i sospetti di insider trading
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Una scommessa da 760 milioni di dollari sul calo del prezzo petrolio piazzata appena venti minuti prima dell’annuncio di Donald Trump sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. È il terzo caso, in meno di un mese, di movimenti anomali sui mercati che precedono di un soffio comunicazioni politiche in grado di invertire l’andamento dei prezzi. Alimentando i sospetti di uno schema di insider trading non episodico.

Secondo dati di mercato, ieri poco prima delle 15 italiane sono stati venduti quasi 8mila contratti futures sul Brent: una posizione ribassista di dimensioni insolitamente elevate per essere costruita in pochi minuti. Alle 15:06 il presidente Usa ha postato su Truth: “L’Iran ha appena annunciato che lo Stretto è completamente aperto e pronto per il transito”. Immediata la discesa delle quotazioni del barile, crollate del 10% in pochi minuti. Con relativi profitti per chi si era posizionato in anticipo.

Il precedente più evidente risale al 23 marzo. Poco prima che Trump annunciasse il rinvio degli attacchi contro infrastrutture energetiche iraniane, si era registrato un improvviso aumento dei volumi di scambio. In meno di un minuto, i contratti sul WTI al New York Mercantile Exchange erano passati da 733 a oltre 2mila, mentre sul Brent si era osservato un salto da poche decine a oltre 1.600 contratti. Un’ondata di ordini per centinaia di milioni di dollari, arrivata circa un quarto d’ora prima del messaggio presidenziale. Anche il quel caso dopo l’annuncio il prezzo del petrolio era crollato fino al 14% in pochi minuti, premiando le posizioni ribassiste costruite in anticipo.

Un terzo episodio si è verificato il 7 aprile, quando un’altra massiccia posizione short sarebbe stata aperta poche ore prima dell’annuncio di un cessate il fuoco tra Washington e Teheran, innescando un nuovo calo delle quotazioni del greggio.

La Casa Bianca, interpellata dopo il caso di marzo, aveva respinto ogni insinuazione, affermando di non tollerare che “funzionari dell’amministrazione” possano trarre vantaggio da informazioni riservate. Sui social si sono però moltiplicate illazioni riguardanti non funzionari ma membri della famiglia Trump. Dal lato iraniano, invece, alcune dichiarazioni ufficiali hanno parlato apertamente di “notizie false” diffuse per influenzare i mercati.

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