Una doppietta nel derby a 38 anni: la decima e l’undicesima rete personale contro la Lazio, record assoluto per la stracittadina della Capitale. È stata davvero “un’occasione irripetibile” per il capitano e per tutto l’universo romanista. E Francesco Totti ha voluto festeggiarla in maniera speciale, come mai nessuno aveva fatto in Italia: scattandosi una foto insieme alla sua curva, agli 8mila tifosi della Sud che ormai da vent’anni lo venerano come l’ottavo re di Roma. Un selfie “alla carriera” di un campione straordinario.

A 21 anni di distanza dall’esordio, Francesco Totti è arrivato a giocare il derby numero 40 della sua storia in giallorosso. Le stagioni passano e lui continua a riscrivere record dopo record la storia del calcio: in giallorosso ha vinto uno scudetto, in nazionale un mondiale. A settembre è diventato il giocatore più anziano di sempre a segnare in Champions League. Adesso si prende un primato per lui forse ancor più caro, conquistando in solitaria la classifica dei marcatori del derby di Roma in campionato: staccati anche Marco Delvecchio e Dino Da Costa, fermi a quota nove reti. Lo ha fatto firmando una doppietta dal valore in fondo relativo per la classifica (con la vittoria a Napoli la Juventus ha di nuovo allungato in vetta), ma d’enorme impatto emotivo. Il secondo gol, con un’acrobazia che tanto da vicino ricorda la mitica rovesciata delle figurine Panini di Parola, resterà negli annali del nostro calcio, non solo del derby. A dimostrazione che la classe non ha età.

La carta d’identità, però, non mente. Totti ha 38 anni e sul campo si vede. Due gol contro la Lazio ieri, ma zero nelle dieci partite precedenti. Quelle nel derby sono le prime reti su azione del campionato, prima solo due centri su calcio di rigore. Ciononostante, Totti deve giocare. Spesso, sempre e comunque nelle partite più importanti. Mentre Mattia Destro, classe ’91 e 17 reti nell’anno solare 2014, uno dei migliori bomber del panorama italiano, è solo una riserva, ormai addirittura un caso. Questa è l’altra faccia della medaglia, che nella Capitale non hanno mai voluto vederla. Totti è una leggenda a Roma. E come tutte le leggende, a volte è troppo ingombrante.

Sono dieci anni, dai tempi di Batistuta (e dell’ultimo scudetto, forse non a caso), che la Roma gioca senza un grande centravanti. Pur avendo avuto in squadra ottimi attaccanti, come Borriello, Osvaldo o lo stesso Destro, che hanno fatto buone cose in giallorosso. Ma per un motivo o per l’altro tutti sono caduti in disgrazia. Anche per questioni caratteriali, ma soprattutto perché la Roma non può avere un’altra punta che contenda il posto a Totti, da quando Luciano Spalletti lo ha reinventato “falso nueve”. Sarebbe lesa maestà mettere in discussione la titolarità inamovibile del capitano. Intanto, però, gli anni passano, e la media realizzativa di Totti si abbassa fisiologicamente. Certo, ci sono gli assist, la qualità e i tempi che il numero 10 sa dare al gioco della Roma. Ma negli Anni Duemila, con la sola eccezione della prima Juve di Conte, nessuna squadra ha mai vinto il campionato senza avere un attaccante da almeno 15 gol. Appunto l’obiettivo dei giallorossi, oggi un po’ più lontano di prima. Ma a Roma persino lo scudetto scivola un po’ in secondo piano rispetto alle emozioni che il capitano sa regalare ai suoi tifosi. Come quelle di ieri, vissute insieme, immortalate nell’abbraccio di una foto. Il resto è solo calcio.

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