“Auspico che i leader religiosi, politici e intellettuali specialmente musulmani, condannino qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremista della religione, volta a giustificare atti di violenza”. È l’appello che Papa Francesco ha voluto fare nel discorso per i tradizionali auguri per il nuovo anno rivolto al corpo diplomatico accreditato in Vaticano. Una condanna durissima del “dilagare del terrorismo di matrice fondamentalista” per non “restare indifferenti”, come ha chiesto Bergoglio, davanti a un fenomeno che ha “risvolti agghiaccianti“. “Il fondamentalismo religioso – ha evidenziato Francesco ai 180 ambasciatori – prima ancora di scartare gli esseri umani perpetrando orrendi massacri, rifiuta Dio stesso, relegandolo a un mero pretesto ideologico”. Per il Papa “occorre una risposta unanime che, nel quadro del diritto internazionale, fermi il dilagare delle violenze, ristabilisca la concordia e risani le profonde ferite che il succedersi dei conflitti ha provocato. In questa sede faccio perciò appello all’intera comunità internazionale, così come ai singoli governi interessati, perché assumano iniziative concrete per la pace e in difesa di quanti soffrono le conseguenze della guerra e della persecuzione e sono costretti a lasciare le proprie case e la loro patria”.

Nel suo lungo discorso, Francesco ha condannato “un’indole del rifiuto che ci accomuna” alla quale si “associa inevitabilmente una dimensione sociale, una cultura che rigetta l’altro, recide i legami più intimi e veri, finendo per sciogliere e disgregare tutta quanta la società e per generare violenza e morte. Ne abbiamo una triste eco in numerosi fatti della cronaca quotidiana, non ultima la tragica strage avvenuta a Parigi alcuni giorni fa”. Il Papa è tornato a invocare insistentemente la pace nei tanti focolai di conflitti ancora presenti nel mondo, rimarcando il concetto da lui espresso più volte che è in atto una “terza guerra mondiale combattuta a pezzi”. Lo sguardo di Bergoglio si è rivolto al Medio Oriente e ancora una volta Bergoglio ha auspicato che la “soluzione dei due Stati” diventi “effettiva” per “far cessare le violenze” nella regione.

Il pensiero di Francesco è andato al “tragico fenomeno dei sequestri di persone”: “Un esecrabile commercio che non può continuare”. Ma anche a “un altro orrendo crimine che è lo stupro“, definito dal Papa “una gravissima offesa alla dignità della donna, che non solo viene violata nell’intimità del suo corpo, ma pure nella sua anima, con un trauma che difficilmente potrà essere cancellato e le cui conseguenze sono anche di carattere sociale. Purtroppo, – ha sottolineato Bergoglio – si verifica che anche laddove non c’è guerra troppe donne ancor oggi soffrono violenza nei loro confronti”. Bergoglio ha condannato anche “forme più sottili e subdole di rifiuto”: i malati, “isolati ed emarginati”, come le “vittime di questa nuova e terribile epidemia di Ebola che ha già falcidiato oltre 6mila vite”.

Ma per Francesco “accanto alle vite scartate a causa delle guerre o delle malattie, vi sono quelle di numerosi profughi e rifugiati”. Per il Papa ci sono anche tanti altri “esiliati nascosti”: gli anziani, i disabili e i giovani che non hanno lavoro. Bergoglio ha chiesto anche attenzione ai problemi della famiglia, anch’essa “non di rado fatta oggetto di scarto”. Un pensiero particolare di “speranza”, inoltre, il Papa lo ha voluto rivolgere all’Italia “perché nel perdurante clima di incertezza sociale, politica ed economica il popolo italiano non ceda al disimpegno e alla tentazione dello scontro, ma riscopra quei valori di attenzione reciproca e solidarietà che sono alla base della sua cultura e della convivenza civile, e sono sorgenti di fiducia tanto nel prossimo quanto nel futuro, specie per i giovani”.

Lo sguardo di Francesco, infine, si è rivolto all’Asia, meta del suo imminente viaggio in Sri Lanka e nelle Filippine, con l’invito della Santa Sede ai Governi dei Paesi comunisti che ancora non hanno relazioni diplomatiche con la Santa Sede, Cina in primis, “a offrire il proprio contributo al servizio al bene comune, all’armonia e alla concordia sociale”. Plauso di Bergoglio per la “recente decisione degli Stati Uniti d’America e di Cuba di porre fine a un silenzio reciproco durato oltre mezzo secolo e di riavvicinarsi per il bene dei rispettivi cittadini”, così come anche alla “volontà di chiudere definitivamente il carcere di Guantanamo“.

Twitter: @FrancescoGrana