Manca una settimana al giudizio finale della Vigilanza bancaria della Banca centrale europea sul piano di ricapitalizzazione deciso a novembre dal Monte dei Paschi di Siena in seguito alla bocciatura agli stress test europei. Ma da Francoforte è già arrivato un cartellino giallo. Un’ammonizione che spaventa non solo Rocca Salimbeni ma tutti gli istituti di credito, la cui debolezza venerdì ha fatto calare a picco Piazza Affari, che ha chiuso a -3,27 per cento una seduta che ha visto crollare anche la Borsa spagnola (-3,91%), quella di Francoforte e quella di Parigi (rispettivamente -1,92 e -1,9%). L’Eurotower, dove da novembre si è insediato il Meccanismo unico di supervisione bancaria della Bce responsabile di vigilare su 5mila istituti dell’Eurozona, ha infatti alzato l’asticella: visto l’esito degli “esami” condotti nel corso del 2014, ora chiede alle banche di rafforzare i propri bilanci più di quanto previsto in precedenza.

La prima a confermare di aver ricevuto una comunicazione in questo senso è stata appunto Mps, dopo le anticipazioni de Il Sole 24 Ore. Ma analoghe “indicazioni” sono arrivate anche alle altre 14 banche italiane vigilate dall’organo presieduto da Danièle Nouy. Oggetto delle lettere è l’aumento del coefficiente patrimoniale minimo (Cet 1 ratio), cioè in pratica il rapporto tra il capitale di maggior pregio e di maggiore solidità e le attività della banca “pesate” per i relativi rischi. Agli istituti italiani, secondo quanto riferisce il quotidiano di Confindustria, è stato chiesto in media uno “sforzo aggiuntivo” di oltre tre punti percentuali, che porta il valore minimo al 10,5%.

Per Monte dei Paschi, in particolare, la richiesta è di portarlo al 14,3%, contro il 12,8% registrato alla fine del terzo trimestre 2014. Difficile, per ora, calcolare se il previsto aumento di capitale per un massimo di 2,5 miliardi di euro e le cessioni da 220 milioni di euro previsti dal piano dell’amministratore delegato Fabrizio Viola e del presidente Alessandro Profumo saranno sufficienti. Tanto più che l’istituto deve ancora rimborsare oltre 1 miliardo di Monti bond che ha ancora in portafoglio.

Nessun commento è arrivato da Ubi, che dovrebbe portare il rapporto al 9,6%. La Banca Popolare di Vicenza ha invece “smentito categoricamente” che la Bce le abbia chiesto di arrivare all’11,6%. Numeri a parte, resta il fatto che evidentemente Francoforte ritiene che la maggior parte degli istituti italiani – che secondo Bankitalia sono stati “penalizzati” dai criteri usati per gli stress test – non siano abbastanza solidi e non garantiscano un’adeguata copertura dei rischi. I diretti interessati avranno tempo fino al 16 gennaio per presentare all’Eurotower “commenti e considerazioni” sulle nuove richieste, che verranno valutati ma non faranno necessariamente cambiare idea alla Nouy e ai suoi ispettori. Se le richieste rimarranno invariate, le banche dovranno varare aumenti di capitale o ridurre le attività rischiose. Compresi i prestiti alle imprese.

In questo quadro, venerdì l’istituto senese è stato maglia nera del listino milanese, arrivando a cedere il 9,4% per terminare la seduta con un calo dell’8,63%. Seguono a ruota, nella lista dei maggiori ribassi, Banco Popolare (-7,47%), Bper (-6,68%), Unicredit (-5,49%) e Ubi (-5,14%). Solo giovedì le azioni Mps avevano invece guadagnato il 12% sulla scia di rumors in base ai quali il Banco Santander (da cui nel 2007, come è noto, i senesi hanno comprato Antonveneta) intendesse acquisire la banca italiana. Voce suffragata dal lancio di un aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro da parte degli spagnoli, che in serata hanno però escluso qualsiasi interesse per Rocca Salimbeni.

Ha invece continuato il rally Carige, l’altra bocciata agli stress test, che ha chiuso a +1,91% dopo aver corso in Borsa anche mercoledì e giovedì in seguito alle voci su un possibile ingresso nel capitale del finanziere Andrea Bonomi e su un’eventuale fusione tra Compagnia di San Paolo e la Fondazione Carige.