Banche italiane penalizzate oltre che dagli scarsi aiuti pubblici, anche dai troppo frequenti cambi di governo con le relative ripercussioni sul vertice del ministero dell’Economia. A sostenerlo è stato il governatore di Bankitalia Ignazio Visco.  “Da quando sono diventato governatore nel 2011, l’Italia ha avuto cinque ministri delle Finanze, la Germania invece solo uno”, ha detto. “Sono state tutte persone stimabili e che hanno avuto un grande riscontro a livello internazionale”, ha aggiunto, osservando però che “il nostro peso sta anche in quanta certezza riusciamo a dare che alla prossima riunione ci saremo ancora e andare e prendersi tutte le responsabilità. È importante il lavoro che fanno i burocrati e che fa la Banca d’Italia, ma abbiamo bisogno del governo, del Parlamento”.

Sarà forse anche per quello che le proteste di Via Nazionale sui parametri utilizzati per gli esami comunitari sono andate a vuoto.  E questo nonostante Bankitalia abbia formalmente contestato, ha detto ancora Visco, “l’approccio asimmetrico” adottato dalla Bce per gli esami comunitari. “Non è stata effettuata alcuna ‘armonizzazione’ delle altre discrezionalità nazionali, tra le quali figura ad esempio la possibilità di graduare nel tempo la deduzione degli avviamenti dal capitale di migliore qualità delle banche. È stato quindi adottato, con una decisione da noi non condivisa e contestata per le vie formali, un approccio asimmetrico alle discrezionalità nazionali“, ha ribadito.

Tutto questo in un contesto, ha detto ancora una volta il banchiere centrale, in cui “le banche italiane non hanno beneficiato del sostegno finanziario dello Stato, mentre per gli intermediari di altri Paesi il supporto pubblico è stato significativo”. Secondo i dati pubblicati dall’Eurostat e citati da Visco, alla fine del 2013 l’impatto di questi aiuti sul debito pubblico ammontava a quasi 250 miliardi in Germania, quasi 60 in Spagna, circa 50 in Irlanda e nei Paesi Bassi, poco più di 40 in Grecia. In Italia il sostegno pubblico ufficiale è stato di circa 4 miliardi (i Monti bond del Monte dei Paschi di Siena), 3 dei quali restituiti nel corso del 2014.

A pesare sugli esiti degli esami europei, sempre secondo il banchiere, si è poi aggiunta “la situazione particolarmente difficile che l’economia italiana vive da sei anni”: nello scenario peggiore “la caduta cumulata del Pil tra il 2008 e il 2016 sarebbe per l’Italia di quasi 12 punti percentuali, più elevata di quasi 8 punti rispetto a quella registrata in media dall’area dell’euro dal picco pre-crisi”.

Solo un accenno, invece, al fatto che la ripresa dei prestiti tarda ad arrivare e le banche devono “impegnarsi a fare la loro parte”. Gli istituti “hanno reso esplicita l’intenzione di destinare i finanziamenti a basso costo ottenuti con le Tltro (i maxi finanziamenti della Bce a tassi agevolati, ndr) al sostegno dell’erogazione di fondi a imprese e famiglie. E’ essenziale che ciò avvenga”, ha detto Visco. Peccato che gli ultimi dati, relativi a ottobre, mostrino che i circa 23 miliardi chiesti e ottenuti da Francoforte durante la prima asta, quella di settembre, siano andati quasi interamente a finanziare l’acquisto di titoli di Stato. Vedremo come andrà a finire con i 26 miliardi che si sono aggiudicati giovedì scorso.

Passate in rassegna le colpe della politica e i “peccati  veniali” delle banche, è poi venuto il momento dell’esortazione alla Bce a superare le distanze tra la posizione di Mario Draghi e quella del governatore della Bundesbank, Jens Weidmann. A favore, ovviamente di quella del suo predecessore in Bankitalia. “Bisogna creare moneta e portare il bilancio della Bce a tre miliardi, comunque a livello di marzo del 2012. Per creare moneta uno dei modi è quello di comprare titoli: se ci sono titoli privati bene, sennò anche quelli pubblici“, ha detto anticipando l’intenzione di rilasciare un’intervista ad un grande quotidiano tedesco in risposta a quella rilasciata nei giorni scorsi da Weidmann a Repubblica.