Il fuoco di fila che ha investito la Rai perché non avrebbe sufficientemente “coperto” i fatti di Parigi costringe a un’attenta analisi del caso. Che l’Occidente stia vivendo una delle crisi civili, politiche e culturali più drammatiche della Storia è infatti confermato tra l’altro dal fatto che la tv chiami a parlarne gente come Toti, Nardella, Salvini. Eppure da ogni parte, dall’Usigrai alla Commissione di Vigilanza, con gli agguerriti Anzaldi (Pd) e Bonaiuti (Ncd) ed esponenti del Pd, Fi, Sel e M5s, l’azienda è stata redarguita per non aver modificato il palinsesto, anche in considerazione dei buoni ascolti ottenuti dai Tg delle tre reti nel corso della giornata e, a posteriori, dagli speciali dedicati alla tragedia da La7 e da Matrix, e facendosi parlare dietro persino da Gasparri (“inadeguata”) e da Minzolini (“deprimente”).

Evidentemente si volevano più talk show pieni di politici e personaggi noti per vicende locali improvvisamente chiamati a darci il loro punto di vista sulla jihad. Come Porta a Porta, dove l’atmosfera era piuttosto straniante: registrata ore prima e dedicata a Pino Daniele con ospite Gigi D’Alessio, si è dovuto cucirle addosso l’intervento di Alfano per dare un senso di attualità. Assertiva la linea dettata dal ministro: “massima allerta”, “siamo il Paese che ospita il Papa”, “era un commando”. Cioè: da una parte abbiamo Isis, al Qaeda, folli lupi solitari assetati di martirio, dall’altra Alfano. A Linea notte, Toti ha detto che “siamo tutti francesi”; poi che “avanzare ipotesi serie su quanto è accaduto è un po’ presto”, apposta hanno chiamato lui. Per Nardella, che parla in forza della sua esperienza di sindaco di Firenze, “colpisce il colpo verso la libertà di stampa”.  

Sulle altre reti non è andata meglio. Per dare l’idea che i cattivi siano una forza proteiforme e subdola, si è sguinzagliata l’ineffabile figura dell’esperto. L’esperto è qualcuno che studia delicatissime questioni internazionali nel massimo della riservatezza e il cui cellulare hanno tutte le redazioni. È l’equivalente del cri-monologo per gli omicidi famigliari: tenuto silente per decenni e tirato fuori nei momenti di crisi come la guerra del Golfo e l’11 settembre, l’esperto dice e non dice, attenua e avvisa, e sa qualcosa che noi non sappiamo. Lo aggiornano in diretta dal Centro di Alta Strategia che dirige: “Individuati i tre sospettati”, riferisce, come chiunque ha già potuto apprendere su Twitter. Poi con sguardo fermo dirime la rissa sorta tra i politici in studio intorno alla questione se sia più corretto parlare di “guerra” o “di terrorismo”. Lui ha in testa tutta una serie di calcoli e di mappe, incastri complicatissimi e sinergie di intelligence, e tra qualche minuto passa il taxi per portarlo in un altro studio televisivo.

Andrea Margelletti, Presidente del Centro Studi Internazionali e già Consigliere Strategico del Ministro della Difesa, siede ininterrottamente da 48 ore sulle poltrone di tutti gli studi televisivi, da Porta a Porta a Agorà, da L’aria che tira a SkyTg24. Presentato da Mentana come “esperto di questioni strategiche, militari e quant’altro”, di queste tre cose Margelletti parla su tutti i canali, e risponde al nostro sgomento con la laconica dovizia degli oracoli: come è possibile che i terroristi abbiano colpito nel cuore di uno dei Paesi più impegnati nella lotta al terrorismo, nella redazione del settimanale che tutti sapevano a rischio? Risposta: “Gli attentati li fai dove puoi farli. Se un posto è sorvegliato ti sposti in un altro”. Altra domanda: C’è stato un difetto di preparazione da parte della prefettura di Parigi? Risposta: “Sì”.  

Abitato da una nuova luce, lo studio può tornare a un livello più terra terra. Per Salvini la ricetta è rimandarli a casa. Hai voglia a spiegargli che i tre sospettati stavano già a casa, essendo francesi. Qualcuno tira fuori la “geometrica potenza” di via Fani, giudizio non disgiunto da una certa ammirazione. Giornalisti che nella vita non hanno fatto che compiacere i potenti gridano all’eccidio della libertà di espressione. Riappare Margelletti: “C’è una pianificazione attenta”, dice rivolto a quelli che pensano che quando uno non sa come passare la giornata può decidere di assaltare un giornale gridando Allah è grande”. I superlativi si sprecano. Vespa parla di “grandissima professionalità” e di “persone addestratissime”. Le quali, si apprende in serata, erano ben note alla polizia, ma ciononostante hanno voluto lo stesso aiutarla perdendo una scarpa e una carta d’identità. Tutto sommato, per parlare di terroristi tanto vili e dementi, vanno bene pure i nostri talk pieni di esperti.

da il Fatto Quotidiano del 9 gennaio 2015