Il sociologo e filosofo tedesco Ulrich Beck, uno dei teorici della globalizzazione e della società del rischio, è morto all’età di 70 anni. L’annuncio della scomparsa, avvenuta per Capodanno, è stato dato dal quotidiano bavarese Sueddeutsche Zeitung. Considerato uno dei maggiori protagonisti delle scienze sociali contemporanee, Beck ha ripensato in profondità la natura del modello sociale, economico e politico che ha caratterizzato la nostra modernità dal Settecento fino ai nostri giorni. Ma soprattutto ha analizzato le trasformazioni di questo modello, sotto la spinta di cinque sfide congiunte: la globalizzazione, l’individualizzazione, la disoccupazione, la rivoluzione dei generi e i rischi globali della crisi ecologica e della turbolenza dei mercati finanziari.

La società del rischio, pubblicato nel 1986 e più volte aggiornato, è sicuramente il suo testo più importante, nonché pietra miliare delle scienze sociali per comprendere come gli attuali problemi economici, politici e sociali, dal terrorismo ai rischi ambientali, passando per la questione dell’integrazione razziale e le crisi economiche, siano le naturali conseguenze dei processi di modernizzazione. Nel corso degli anni, Beck si è occupato anche dei problemi economico-sociali dell’Unione Europea e ha introdotto nuovi concetti nella sociologia, quali l’idea di una seconda modernità, un nuovo mondo in cui viene a mancare la stabilità che ha caratterizzato gli anni dell’industrializzazione.

Professore di sociologia presso l’Università di Monaco di Baviera e la London School of Economics, Ulrich Beck era nato a Stolp, all’epoca in Polonia. Oltre al suo libro più noto, ha prodotto una cospicua pubblicazione, tra cui figurano Che cos’è la globalizzazione. Rischi e prospettive della società planetaria (1999) , Libertà o capitalismo. Varcare la soglia della modernità (2001), L’Europa cosmopolita. Società e politica nella seconda modernità (2006).

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