Carlo Petrini non è solo una persona onesta, intelligente e colta, è anche un uomo che ha dimostrato di avere la capacità di realizzare i sogni.

Sentii parlare per la prima volta di lui da mia madre. Era la fine degli anni ’60 e i miei avevano deciso di recitare in luoghi inusuali dove potevano incontrare un pubblico che non sarebbe mai andato a teatro. Petrini aveva organizzato alcuni spettacoli a Bra. Mia madre era entusiasta perché non credeva alla politica delle chiacchiere. I Compagni di Bra, come diceva lei, avevano un’idea della politica ben diversa da quella della maggioranza del Movimento.

Loro erano convinti che tutto partisse dalla cultura e per prima cosa avevano aperto una libreria. Poi avevano deciso di migliorare le condizioni economiche dei loro concittadini, creando un colossale gruppo d’acquisto che gestiva addirittura un supermercato alternativo a prezzi ribassati. Quindi avevano fondato una delle prime radio libere. Le iniziative culturali e di solidarietà sociale che misero insieme occuperebbero un libro.

Alla fine degli anni ’70 I Compagni di Bra mi stupirono ancora una volta perché si misero a occuparsi di cibo e aprirono addirittura un ristorante: il Boccon Di Vino. Andai a recitare a Bra e Petrini mi spiegò lungamente cosa intendesse lui per buona cucina. Era entusiasta anche per un piccolo particolare: il ristorante era in via della Mendicità Istruita. Un nome che dentro ha tutta una visione del mondo e l’idea che l’istruzione sia la via del riscatto, la necessità più impellente perfino per i mendicanti.

Ma cosa c’entra il cibo con la politica? Chiedevano in molti perplessi. Petrini spiegava che tu sei quel che mangi e che tutta la cultura parte da come soddisfi i tuoi bisogni essenziali… Mi ricordo una sua lezione. Guardavo perplesso questo mito rivoluzionario che mi parlava di profumi e che faceva girare decine di boccette di aromi invitandoci a indovinare la provenienza di quegli odori. E piano piano mi accorsi che parlava delle sensazioni, dell’ascolto delle meraviglie del mondo con la forza di un poeta. Capii finalmente perché valesse la pena gustare vino e smisi di essere astemio.

Nei successivi trent’anni Petrini ha continuato a lavorare con lo stesso gruppo dei Compagni di Bra (è uno che sa coltivare le amicizie). E organizzano lo Slow Food, una rete mondiale di volontari che hanno compreso la filosofia dei piccoli passi: se vuoi migliorare il mondo comincia da cose semplici, ad esempio, gli spaghetti. Ottieni subito un risultato positivo. E se gli spaghetti sono veramente buoni e li mangi con gli amici ci sarà una discussione interessante, perché il buon cibo apre la mente.

E Petrini dimostra in questi trent’anni che la strategia dei piccoli passi e della spinta gentile è vincente. Si comincia dagli spaghetti e poi ci si rende conto che la massificazione del commercio sta uccidendo i sapori antichi e nascono le condotte che adottano cibi a rischio estinzione. E poi finisce che ci si scontra con le multinazionali che vogliono contaminare il mondo con cibi ogm e brevettare i semi antichi.

Slow Food diventa così il punto di unione di una rete mondiale di difensori dell’agricoltura naturale di alta qualità.
E siccome la formazione delle nuove generazioni è il futuro del mondo aprono l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, a Pollenzo, che diventa rapidamente un punto di riferimento mondiale della cultura del cibo e che offre borse di studio a studenti provenienti da tutto il mondo e in particolare dalle aree in via di sviluppo.

Nel 2006, viene inaugurata la prima convention di Terra Madre, un progetto che sta impegnando Carlo Petrini in giro per il mondo. Lo slogan buono, pulito e giusto, ha avuto un successo mondiale perché contiene un’idea gustosa dell’arte di mangiare ma anche il progetto di un mondo diverso. Un progetto multiforme che spazia dalla biodiversità agli orti urbani. Terra Madre è impegnata nella diffusione della rivoluzione agricola, nel sostegno alla micro impresa locale. Tra le decine di iniziative c’è la costruzione di diecimila orti in Africa: combattere la fame e il sottosviluppo trasformando gli affamati in agricoltori consapevoli e organizzati. E ne hanno già realizzati 2.500. Mica bubbole!

Io credo che non ci sia un altro candidato alla Presidenza che abbia una storia tanto ricca di successi e idee innovative. Inoltre Petrini ha una statura culturale che gli è riconosciuta in tutto il mondo, da persone di diverso orientamento. È uno che si è seduto a tavola con Michelle Obama e Carlo d’Inghilterra. Il Papa gli ha telefonato e lo ha invitato a cena, per parlare del progetto Terra Madre. E Time Magazine lo ha elencato tra gli “eroi del nostro tempo”.

Avremmo quindi un Presidente capace di comunicare l’idea della rinascita dell’Italia. Un uomo che ha chiaro in testa il modello di uno sviluppo sostenibile e che ben saprebbe valorizzare il made in Italy. E, certamente è un candidato sul quale potrebbero convergere molti settori della nostra società, perché la stima nei suoi confronti supera le barriere ideologiche.

Petrini Presidente ti riqualifica la produzione enogastronomica italiana in sei mesi. Capace che ti va a parlare a casa dei contadini uno per uno! E Petrini non è uomo di parte, sicuramente saprebbe essere garante di tutti. Ma avrebbe una marcia in più. Uno che se c’è un problema non si limita a fare una conferenza stampa. Ti invita a cena e davanti a un bicchiere di vino discute con te e cerca una soluzione.

E se vogliamo buttarla sui soldi possiamo dire che Petrini alla Presidenza vale almeno due punti di Pil secchi.
Fatti un regalo: pretendi che Carlo Pettini diventi Presidente!