Il giornalista Giulietto Chiesa, ex europarlamentare e ex corrispondente della Stampa e dell’Unità, è stato arrestato in Estonia. Alle agenzie di stampa la notizia è stata data dalla moglie di Chiesa, anche lei giornalista al Venerdì di Repubblica, Fiammetta Cucurnia. Invitato a partecipare ad un convegno a Tallin e arrestato per essere espulso, probabilmente perché considerato ‘persona non gradita‘ dal potere estone. Il segretario generale della Farnesina, Michele Valensise, ha convocato l’ambasciatore dell’Estonia, Celia Kuningas, per chiedere urgenti chiarimenti sul fermo del giornalista.

“E’ un fatto molto grave una violazione dei diritti politici“, ha detto il suo avvocato Francesco Paola. “E’ molto grave che un fatto del genere sia avvenuto in Europa – ha sottolineato la moglie di Giulietto Chiesa, Fiammetta Cucurnia, giornalista a sua volta, che ha dato la notizia alla stampa – siamo nel cuore dell’Europa, per fare una cosa del genere ci deve essere un motivo”. Le ragioni dell’espulsione, però, non sono ancora state chiarite. Del caso si sta interessando anche la Farnesina e l’ambasciatore italiano a Tallin, secondo quanto riferito dalla moglie, è andato di persona nel commissariato nel quale è stato portato il giornalista.

A colpire, anche le modalità dell’arresto: la polizia ha raggiunto Chiesa nel suo albergo, dove aveva fatto tappa, dopo essere intervenuto alla conferenza “La Russia è nemica dell’Europa?“, per prendere i bagagli e partire per Mosca. La polizia, ha raccontato la moglie, gli ha comunicato che era in “stato di arresto” e sarebbe stato “espulso entro 48 ore“. Quando il giornalista ha chiesto se avessero un mandato, si è sentito rispondere: “No, potrà sapere qualcosa una volta arrivati al Commissariato“. Strada facendo l’ex europarlamentare è venuto a sapere dagli agenti che nei suoi confronti esiste un mandato di espulsione al ministero degli Esteri estone.

Corrispondente prima dall’Urss e poi dalla Russia per vent’anni, firma dell’Unità e quindi della Stampa fino agli anni 2000, Chiesa ha sempre avuto una posizione piuttosto critica sulla politica occidentale sulla vicenda ucraina. Nel suo sito d’informazione online, nell’ultimo commento postato il 7 dicembre, commentando il discorso alla nazione di Putin ribadisce di ritenere che “la Russia non stia attaccando ma sia sotto attacco” e critica il modo in cui l’occidente la dipinge, “come uno stato canaglia che minaccia il resto del mondo”. Elementi di critica, nelle sue analisi recenti, non mancano in particolare nei confronti della Polonia e dei Paesi baltici: fra i più ostili verso Mosca e tra i più vicini agli Usa in seno alla Ue e alla Nato, di cui sono entrati a far parte fra la seconda metà degli anni ’90 e i primi dei 2000.