Compleanno nell’attico per il cardinale Tarcisio Bertone. L’ex Segretario di Stato ha spento le sue 80 candeline sulla torta nel nuovissimo e lussuosissimo appartamento di 700 metri quadrati in Vaticano, all’ultimo piano di Palazzo San Carlo. Panorama esclusivo su Casa Santa Marta, la modesta residenza nella quale Papa Francesco ha deciso di vivere durante il suo pontificato, e la cupola della Basilica di San Pietro. Bertone, tagliando il traguardo degli 80 anni, ha perso automaticamente il diritto di voto in un eventuale conclave ed è anche decaduto da tutti i numerosi dicasteri vaticani di cui era membro. Ma, in base alle nuove norme stabilite recentemente da Bergoglio, l’ex Segretario di Stato vaticano ha perso anche il ruolo di camerlengo di Santa Romana Chiesa, ovvero colui che governa gli affari correnti del più piccolo stato del mondo durante la sede vacante.

Bertone era rimasto il solo ad abitare nel Palazzo Apostolico vaticano dopo la clamorosa decisione di Papa Francesco di rifiutare di vivere nel gigantesco appartamento pontificio. Lì dove Bergoglio si reca soltanto ogni domenica per affacciarsi dalla finestra di quello che è stato nell’ultimo secolo lo studio privato dei suoi predecessori, e recitare la preghiera dell’angelus con i fedeli presenti in piazza San Pietro. A oltre un anno dall’avvicendamento al vertice della Segreteria di Stato con il cardinale Pietro Parolin, Bertone ha finalmente lasciato il cosiddetto “appartamento di servizio” del “premier del Papa” al suo successore che in questi mesi ha abitato in un semplicissimo monolocale al secondo piano di Casa Santa Marta, proprio accanto alla suite 201 di Bergoglio di appena 70 metri quadrati. Ma non è detto che Parolin ora decida di traslocare nel Palazzo Apostolico.

In oltre 12 mesi non sono state poche le polemiche sulla notevole metratura dell’appartamento di Bertone, sempre smentita con insistenza dal nuovo inquilino. Per il porporato, infatti, sono stati uniti due appartamenti: quello appartenuto all’ex comandante della Gendarmeria Vaticana, Camillo Cibin, morto nel 2009, che era ancora occupato dalla vedova, e quello di monsignor Bruno Bertagna, scomparso in un clinica di Parma nel 2013, che fino al 2010 era stato vicepresidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi. Una somma matematica della metratura delle numerose stanze che non da adito a facili repliche nonostante il porporato abbia sempre reagito con veemenza a chi gli faceva notare di non essere, almeno in materia di appartamenti vaticani, in piena sintonia con le scelte “pauperistiche” del pontificato di Papa Francesco.

Una decisione, quella di Bertone di continuare a vivere all’intero della Città leonina dopo la pensione, fortemente criticata da Bergoglio che avrebbe preferito che il cardinale salesiano fosse tornato in una casa del suo ordine religioso in Piemonte, sua regione natale. Ma alle polemiche sul mega attico vaticano, Bertone non solo non ha minimamente modificato i suoi progetti per la pensione, ma ha replicato duramente puntando il dito contro la “presunta ristrettezza della residenza del Papa”. Parole che hanno creato non pochi malumori tra i più stretti collaboratori di Francesco e un clima ancora più “avvelenato” all’interno della Curia romana.

Intanto, sempre in Vaticano, come ha dichiarato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, prosegue il processo penale per l’ex nunzio polacco Jozef Wesolowski, accusato di pedofilia e di pedopornografia, già condannato in primo grado nel procedimento canonico alla riduzione allo stato laicale. “Il Promotore di giustizia del Tribunale vaticano, Gian Piero Milano – ha dichiarato ai giornalisti padre Lombardi – ha incontrato il Procuratore generale della Repubblica Dominicana, Francisco Domínguez Brito, su richiesta di quest’ultimo, nel corso di un suo viaggio in Europa per contatti in Polonia e in Vaticano“.

“L’incontro – ha spiegato il portavoce della Santa Sede – si colloca nel quadro della cooperazione internazionale a livello di organi inquirenti per il procedimento a carico di monsignor Wesolowski e alle relative indagini in corso, ed è stato utile per ambedue le parti data la complessità dell’inchiesta e la eventualità di una rogatoria internazionale da parte vaticana per acquisire ulteriori elementi”. Sulla situazione attuale dell’ex nunzio, padre Lombardi ha anche chiarito che proseguono le indagini della magistratura vaticana che ha già “compiuto un primo interrogatorio dell’imputato, a cui ne seguiranno altri”. E che, “essendo scaduti i termini per la custodia preventiva e in considerazione delle sue condizioni di salute, Wesolowski è stato autorizzato a una certa libertà di movimento, ma con obbligo di permanenza all’interno dello Stato e soggetto a opportune limitazioni nelle comunicazioni con l’esterno”.

Twitter: @FrancescoGrana