“Perché prendersela con mio figlio? Questa volta lo ammazzo con le mie mani“. Una frase inquietante, che potrebbe aprire nuovi scenari nelle indagini sulla morte di Andrea Loris Stival, il bambino di 8 anni scomparso sabato mattina nei pressi della scuola elementare di Santa Croce Camerina, e ritrovato cadavere a quattro chilometri dall’istituto. A pronunciarla è stato il padre del piccolo, fuori dalla Questura ma la Mobile smentisce, nel giorno in cui la procura di Ragusa ha aperto un fascicolo contro ignoti per “omicidio volontario“. “Atto precauzionale” lo hanno definito i magistrati che aspettano gli esiti definitivi dell’autopsia. Proprio dagli esami, conclusi nel tardo pomeriggio di domenica nell’ospedale del capoluogo siciliano, sono emerse alcune indiscrezioni: il piccolo sarebbe morto diverse ore prima del ritrovamento, dunque in mattina. Quando il personale del 118 è arrivato presentava un rigor mortis avanzato. Questo fa pensare che il decesso possa essere avvenuto in tarda mattinata. Secondo indiscrezioni, il bambino avrebbe fatto un volo di circa 3 metri all’interno del canalone in cemento e questo spiegherebbe l’ecchimosi sul viso. Sarebbero inoltre presenti dei graffi. Ma l’autopsia verrà conclusa solo lunedì e, per ora, i suoi esiti “non sono decisivi”. Serviranno altri esami per accertare le cause precise. Ma nella serata di domenica (30 novembre) è arrivata un’altra svolta: è stata sequestrata l’auto di Orazio Fidone, il primo a imbattersi nel cadavere di Andrea, che è stato poi ascoltato dalla polizia.

Un nuovo tassello, grazie al quale i carabinieri del Comando Provinciale, guidati dal tenente colonnello Sigismondo Fragassi, e la Squadra mobile diretta da Nino Ciavola, cercano di ricostruire le ultime nove ore di vita del ragazzino. Un buco nero. Che va dalle 8 e 45, quando mamma Veronica lascia il piccolo a 10-20 metri dall’ingresso della scuola elementare Psaumide kamarinense; alle 16 e 55, quando Fidone – uscito di casa per partecipare alle ricerche – vede il corpo del bambino in un canalone nascosto in un canneto a Scoglitti, in contrada Vecchio mulino, e dà l’allarme. Proprio il suo racconto è finito sotto la lente dei detective. “Sono in Questura per collaborare alla indagini, e ho messo la mia auto a disposizione degli investigatori. La mia intenzione è di chiarire tutto nel più breve tempo possibile – dichiara Fidone all’Ansa – L’ho cercato in quel posto perché pensavo che era una zona dove nessuno sarebbe andato. La mia disponibilità a collaborare è massima”.

Ma vengono vivisezionati anche i filmati delle telecamere della zona intono all’istituto, ben 30 esercizi. E si stanno  cercando riscontri sulle parole di una testimone che dice di aver visto Andrea camminare solo in paese senza zainetto. Proprio sullo zainetto si sono concentrati gli investigatori. Convinti che quel particolare possa aprire uno squarcio nella nebbia che avvolge quelle nove ore. “Il luogo dove eventualmente verrà ritrovato – dice a ilfattoquotidiano.it il dirigente della Mobile, Ciavola – dirà molto sull’esatta dinamica”.

Fin dall’inizio, è trapelata tra gli inquirenti la convinzione che la morte del ragazzino fosse dovuta “a un atto violento”, come ha confermato a ilfattoquotidiano.it il tenente colonnello Fragassi, a poche ore dal ritrovamento. Non solo, è difficile pensare che Andrea sia arrivato in quello spiazzo poco frequentato da solo. Ne è convinto il procuratore capo Carmelo Petralia che, pur mantenendo la giusta cautela, spiega: “Non è impossibile, ma sembra difficile pensare che abbia percorso quattro chilometri a piedi e sia andato lì, in quel posto, da solo”. Poi sottolinea: “Gli investigatori stanno lavorando molto bene, lasciamoli sereni. Noi stiamo affinando il lavoro e selezionando le piste da seguire, tanto che l’apertura del fascicolo per omicidio volontario era un atto dovuto. Aspettiamo gli esiti finali dell’autopsia, ma intanto polizia e carabinieri stanno operando bene”.

Un bambino come tanti, solo un po’ più irrequieto rispetto ai suoi compagni di terza elementare. Appassionato di taekwondo e che soffriva la lontananza dal padre, 30 anni, autotrasportatore nel nord Italia, spesso lontano da casa. Questo il ritratto di Andrea. Che – conferma la sorella del nonno paterno – “era diffidente, non si fidava degli estranei, non parlava con chi non conosceva perché era molto introverso ma anche molto ma molto intelligente”. “Un bambino di otto anni – continua la donna -non può fare tutta questa strada da solo”. Andrea potrebbe essere stato trascinato qui, in questo canneto lontano dal mare, da uno sconosciuto.

Ma non viene esclusa l’ipotesi che il piccolo sia arrivato in compagnia di una persona “vicina”. “Il dubbio c’è – afferma – è normale, non ne abbiamo la certezza ma il dubbio c’è, così come la speranza che presto la magistratura, polizia e carabinieri risolvano il caso”. A Santa Croce Camerina, paese di 10mila anime, nessuno crede che il piccolo possa essere rimasto ucciso in un incidente. “Non ci crediamo, qualcuno deve essere stato: lui non si allontanava mai da solo era un ragazzo tranquillo”, racconta Christian, 18 anni, vicino di casa della famiglia Stival. Ma il sindaco Franca Iurato, che ha proclamato il lutto cittadino nel giorno in cui si terranno i funerali, precisa: “Non è corretto parlare di ‘orco’ senza avere in mano alcun elemento. Ciò che è accaduto è senza dubbio qualcosa di grave e bruttissimo, ma è contro l’intelligenza parlare di ‘orco’ in questo momento”.