UnipolSai come Fiat. L’amministratore delegato Carlo Cimbri lo aveva anticipato all’inizio di novembre e ora è ufficiale: il gruppo assicurativo UnipolSai uscirà dall’Associazione nazionale tra le imprese assicuratrici (Ania). Il comitato esecutivo dell’associazione presieduta da Aldo Minucci ha ricevuto la richiesta di recesso, a partire dall’1 gennaio 2016. E la decisione, che arriva alla vigilia della stagione del rinnovo contrattuale per i lavoratori del settore, ha già provocato un’alzata di scudi dei sindacati. Che dietro la scelta del gruppo nato dalla fusione (al centro di diverse inchieste giudiziarie) tra la compagnia delle coop e la galassia della famiglia Ligresti intravedono motivazioni simili a quelle che hanno indotto Sergio Marchionne, nel 2011, a portare Fiat fuori dalla Confindustria: la volontà di slegarsi dal contratto nazionale in favore di un contratto aziendale con più doveri e meno diritti. Esattamente quello che è accaduto nel gruppo automobilistico poco dopo l’addio alla confederazione allora guidata da Emma Marcegaglia.

La Federazione nazionale assicuratori (Fna), sindacato della categoria, scrive in una nota che “l’annunciata uscita è una mina vagante per il settore assicurativo e un ennesimo precedente negativo per l’intero mondo del lavoro, perché tende a sfasciare il sindacato delle imprese, cioè l’Ania, per problemi puramente interni, riconducibili agli equilibri di potere all’interno dell’associazione”. Un precedente, peraltro, innescato dal gruppo assicurativo delle cooperative. Sullo sfondo, dunque, c’è l’universo di quella Legacoop di cui fino a pochi mesi fa era presidente l’attuale ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

Il comunicato prosegue con un riferimento diretto alla “scelta che Marchionne ha fatto in Fiat“. E mette nero su bianco il timore che siano a rischio i diritti dei lavoratori: “La scelta di UnipolSai è estremamente pericolosa per il contratto nazionale, in quanto sottrae la rappresentanza del secondo gruppo italiano alla delegazione di trattativa dell’Ania, indebolendo fortemente lo svolgimento della stessa ed il contratto nazionale. Sino ad oggi l’Ania e le organizzazioni sindacali dei lavoratori sono riuscite ad avere un contratto unico normativo ed economico, valido per tutte le aziende del settore, da quelle piccole a quelle grandi. La scelta di UnipolSai mette pesantemente in discussione questa realtà e crea un pericoloso precedente per tutto il settore”. In particolare, chiarisce il sindacato, “avendo il settore assicurativo direzionale due livelli di contrattazione, quello nazionale più quello aziendale, è fin troppo evidente quali rischi corrano i 50mila dipendenti di tutte le compagnie di assicurazione italiane”.

Rispetto alla decisione di UnipolSai, che Cimbri ha spiegato dicendo di “non sentirsi rappresentato” dall’associazione, il sindacato sottolinea poi che “nelle democrazie moderne ci si muove a maggioranze e la minoranza ha tutto il diritto di far valere la propria posizione, ma secondo le regole democratiche e ‘non facendo saltare il tavolo‘ se non riesce ad ottenere ciò che vuole”. Dal canto suo il comitato esecutivo dell’Ania auspica “che l’UnipolSai possa rientrare nell’associazione nel più breve tempo possibile in considerazione del ruolo e dell’importanza del gruppo” e “ha invitato il presidente a esperire ogni possibile iniziativa per favorire il rientro, individuando di comune accordo le opportune modifiche di governance“.

La scelta di chiamarsi fuori dalle associazioni di rappresentanza non riguarda, peraltro, solo il comparto automobilistico e quello assicurativo: due mesi fa ha fatto la stessa mossa il costruttore Salini Impregilo, che pur restando in Confindustria si è chiamato fuori dall’Ance perché, hanno fatto sapere i vertici, “il nostro progetto travalica gli interessi locali e la nostra visione è più globale”.