Il calo del 30% del prezzo del petrolio rispetto ai massimi toccati a giugno costa alla Russia “tra i 90 e i 100 miliardi di dollari l’anno”. Lo ha detto il ministro delle finanze Anton Siluanov, citato da alcune agenzie locali. Secondo fonti del quotidiano Kommersant, per sostenere il prezzo Mosca potrebbe proporre al cartello dei Paesi produttori (Opec), che si riunirà giovedì a Vienna, una riduzione coordinata della produzione di greggio. In particolare il governo del presidente Vladimir Putin avrebbe intenzione di proporre allOpec (di cui non fa parte) di tagliare di 15 milioni di tonnellate il volume annuale delle proprie estrazioni in cambio di una minor produzione di 70 milioni di tonnellate da parte degli altri produttori riuniti nell’organizzazione, ovvero Algeria, Angola, Arabia Saudita, Ecuador, Emirati arabi, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar e Venezuela.
A suggerire la mossa a Mosca sarebbe stato il ministro degli esteri ed ex ministro dell’energia venezuelano Rafael Ramirez, in visita in Russia la scorsa settimana. La Russia, ha detto poi Siluanov, perde già 40 miliardi di dollari l’anno a causa delle sanzioni inflitte in seguito alla crisi ucraina.