Che tu possa vivere in tempi interessanti” è un adagio cinese, a quanto pare addirittura una forma di maledizione che viene dall’Estremo Oriente.

Osservando la situazione politica d’Europa viene da ammettere che nell’area Ocse viviamo di certo in tempi interessanti. La lunga crisi economica, a fronte dei più recenti dati italiani ma anche giapponesi, non pare affatto essere alle nostre spalle. Ma anche laddove l’economia gira bene, come in Regno Unito, la situazione non volge di certo al bello stabile e sereno.

A Londra è in carica un governo di coalizione fra conservatori e LibDem che ha ottenuto per certi aspetti risultati superlativi: crescita economica anno su anno del 3%, con un leggero rallentamento della crescita nel terzo trimestre 2014 da +0,9% a +0,7%. Il prossimo maggio si terranno le elezioni politiche e saranno le più imprevedibili di sempre, dal momento che il sistema partitico britannico non è mai stato così frammentato.

Non più il classico confronto a 2+1, con Conservatori e Laburisti a disputarsi la maggioranza assoluta, con l’incognita dei LibDem a fare da ago della bilancia, come accaduto alle ultime elezioni. No, nel 2015 i sudditi della regina divideranno il loro voto per la prima volta in una corsa a sei (Conservatori dell’attuale Primo Ministro Cameron, Laburisti dell’incolore Ed Miliband, xenofobi anti-europei dell’Ukip di Farage in grandissima crescita, LibDem in picchiata dopo il governo di coalizione con i Conservatori, Nazionalisti scozzesi desiderosi di riprendersi dopo la bruciante sconfitta al referendum indipendentista dello scorso settembre, e addirittura un partito dei Verdi, che sembra potrà arrivare a superare il 5% ma difficilmente eleggerà un rappresentante).

I sondaggi più recenti danno i Tories (Conservatori) al 34%, i Laburisti al 33%, l’Ukip al 14%, i LibDem al 7% e i Verdi al 6%, ma in Scozia il dato vede in testa i Nazionalisti scozzesi col 46% e secondi i Laburisti col 24%. Giusto ieri, tuttavia, l’Ukip ha vinto un’altra elezione suppletiva in un collegio che era considerato dai sondaggi il 271° più incline a passare dai Conservatori ai Nazionalisti… quindi tutti pensavano che l’Ukip non lo avrebbe vinto, eppure è successo proprio questo.

Europa

A meno di enormi sorprese, dal voto di maggio inglese verrà fuori un altro “hung Parliament”, un Parlamento senza maggioranza assoluta di un solo partito. Un Parlamento nel quale sarà necessaria la formazione di un nuovo governo di coalizione, fatto che nelle società anglosassoni è vissuto come uno choc, per quanto la cosa stia diventando abituale. Solo che questa volta, con ogni probabilità, non saranno i Liberal Democratici a costituire l’ago della bilancia, bensì gli xenofobi dell’Ukip.

Quindi a Westminister potrebbe insediarsi non un innocuo e progressista governo Lab-LibDem, ma un’alleanza dei Conservatori con l’Ukip. Per gli amanti della dicotomia sinistra/destra, sarà un governo di destra-centrodestra che avrà un doppio obiettivo principale: referendum sull’uscita del Regno Unito dalla Ue (questo è addirittura già previsto entro il 2017) per appunto uscire dalla Unione Europea, e nuova legge anti-immigrazione, per tenere alla larga dall’isola quelle centinaia di migliaia di emigranti italiani, greci, turchi, rumeni, e africani che premono per entrare in Uk e rifarsi una vita.

Se a Londra andranno al governo i nazionalisti xenofobi, a Parigi sembra a oggi sicuro l’exploit del Front National di Marine Le Pen, che dovrebbe vincere con facilità sia le presidenziali che le legislative nel 2017. Magari Le Pen non sarà più neo-fascista, ma certamente la signora della destra incarna il nazionalismo francese di oggi, desideroso di uscire dall’Euro e forse non solo dalla moneta unica. In Spagna situazione solo leggermente migliore: i sondaggi registrano il grande successo di Podemos, partito populista di sinistra, favorevole a nazionalizzazioni, e ancora uscita dalla Ue e dall’Euro.

A casa nostra, i sondaggi danno in forte crescita la Lega Nord di Matteo Salvini, ed è chiaro che senza alleanze Salvini può solo ambire a fare il capo dell’opposizione. Ma in una ipotetica alleanza anti-Euro e anti-Ue con Fratelli d’Italia ed eventualmente anche il M5S, Salvini potrebbe mirare a Palazzo Chigi. Anche qui il programma è lo stesso: uscire dall’Euro, e forse non solo dall’Euro.

Non c’è dubbio che se questi sono i trend elettorali in tutto il Continente, la colpa non è solo della più lunga crisi economica di sempre. Le politiche della Ue hanno fallito ed è dunque abbastanza naturale che gli elettori decidano di far cambiare rotta ai loro governi nazionali. Il punto è che l’Unione Europea è sorta come risposta, 70 anni fa, a un altro fallimento preclaro: quello dei nazionalismi europei della prima parte del XX secolo. Adesso, nel 2015-2017, il Vecchio Continente pare voglioso di tornare a quelle dottrine nazionaliste che spesso si alimentano di xenofobia, razzismo e protezionismo.

Dovesse scomparire l’Euro come moneta, molto difficilmente la situazione economica dei vari paesi migliorerebbe con delle deboli divise nazionali che saranno in balia di inflazione e svalutazione. A quel punto magari Londra, Parigi e Madrid usciranno dalla Ue che, di fatto, cesserà di esistere. Sarà di nuovo complicato spostarsi da un confine all’altro e l’Europa tornerà a essere un nano commerciale, dopo non essere mai stata un gigante politico. C’è solo da sperare che la nuova Europa delle nazioni che dovesse sorgere fra il 2015 e il 2017 non abbia voglia di indicare un nemico etnico al suo interno o un nemico nazionale nello stato confinante, altrimenti anche il più grande risultato politico ottenuto dalla Ue potrebbe avere una fine: la pace in Europa.