L’operazione di “ingegneria demografica” di Israele: accolti 6mila indiani ebrei della comunità Bnei Menashe. Rischio nuove colonie in Cisgiordania
Il governo israeliano ha lanciato una nuova operazione, questa volta non militare, ma comunque dalle conseguenze potenzialmente negative per i palestinesi della Cisgiordania. “Ali dell’alba”, è questo il nome sibillino scelto per contrassegnare il progetto di ingegneria demografica che ha come scopo l’ingresso in Israele di 6mila indiani della comunità Bnei Menashe. In questi giorni all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv sono arrivati i primi 240, segnando così l’inizio di un più ampio sforzo sostenuto dal governo di estrema destra di Netanyahu per completare l’aliyah (diritto al ritorno, legge che garantisce la nazionalità israeliana a tutti gli ebrei sparsi per il mondo) di questo gruppo. Israele ha destinato l’equivalente di 30 milioni di dollari per realizzare questa decisione, che potrebbe dare l’avvio alla creazione di nuove colonie nei territori occupati.
Si tratta di un’iniziativa congiunta guidata dal Ministero dell’Aliyah e dell’Integrazione e dall’Agenzia Ebraica. Altri voli sono previsti nelle prossime settimane per far arrivare circa 600 immigrati. Molti dei nuovi arrivati sono giovani famiglie che inizialmente si stabiliranno nei centri di accoglienza di Nof HaGalil, nel nord di Israele, in Galilea, dove alcuni si ricongiungeranno con parenti immigrati negli anni precedenti. I membri della comunità Bnei Menashe sono residenti negli stati di Mizoram e Manipur, nel nord-est dell’India. Secondo il piano, si prevede l’arrivo di circa 1200 immigrati aggiuntivi entro la fine del 2026 per arrivare al reinsediamento di circa 6mila membri della comunità entro il 2030.
L’operazione “Ali dell’Alba” fa seguito a una decisione governativa approvata a novembre, promossa dal Primo ministro, dal ministro dell’Aliyah e dell’Integrazione Ofir Sofer e da quello delle Finanze, l’estremista messianico Bezalel Smotrich. L’iniziativa mira sia a riunire le famiglie già presenti in Israele, sia a sostenere l’integrazione a lungo termine della comunità nella società israeliana. Nell’operazione sono coinvolti anche l’Autorità per la Popolazione e l’Immigrazione e l’Autorità per le Conversioni, nonché organizzazioni ebraiche internazionali e gruppi filo-israeliani. I nuovi immigrati sono stati accolti con una cerimonia alla quale hanno partecipato alti funzionari, tra cui Sofer, il presidente dell’Agenzia Ebraica, il generale di divisione (in pensione) Doron Almog, il presidente dell’Organizzazione Sionista Mondiale, Yaakov Hagoel, e il rabbino capo sefardita David Yosef.
Rivolgendosi ai nuovi israeliani, Sofer ha affermato: “Stiamo facendo la storia portando l’intera comunità di Bnei Menashe in Israele… Non c’è momento più appropriato e toccante per dare il benvenuto a un aereo pieno di immigrati subito dopo il 78° anniversario dell’indipendenza dello Stato. Benvenuti a casa”. Almog ha descritto il momento come parte della continua realizzazione della visione sionista. “L’aliyah è il motore di crescita dello Stato di Israele e ogni nuovo oleh è un faro di speranza”, ha detto, aggiungendo che la responsabilità si estende oltre l’arrivo, garantendo un’integrazione di successo e opportunità.
Intanto, molti israeliani stanno lasciando Israele dopo il 7 ottobre per il timore di vivere in un Paese in perenne stato di guerra a causa delle politiche del premier Benjamin Netanyahu e del suo governo che sta cercando in ogni modo di annettere la Cisgiordania. Coloro che se ne sono andati e coloro che stanno per farlo verranno dunque rimpiazzati dagli indiani della “tribù perduta”, ai quali lo stato garantisce sussidi e facilitazioni per ottenere un posto di lavoro. I Bnei Menashe discenderebbero dalla tribù di Manasse, una delle ‘Dieci Tribù Perdute’ esiliate dall’Impero Assiro durante il periodo del Primo Tempio. Cacciati dalla Terra d’Israele, furono dispersi verso est. Alla fine, i Bnei Menashe si stabilirono nelle remote colline degli stati nord-orientali indiani di Manipur e Mizoram, lontani da qualsiasi centro di vita ebraica. Lì, però, sono comunque riusciti a preservare elementi del loro credo, come la fede in un unico Dio, l’osservanza dello Shabbat e delle Grandi Festività.