Forza Italia, ex An e Lega Nord. Ma anche parti del Partito democratico e, soprattutto, Nuovo Centrodestra. I panni sporchi si lavano in pubblico all’interno della maggioranza, in un corto circuito fatto di polemica politica sulle ultime decisioni del governo e affari di famigliaPerché l’emendamento del governo alla Legge di Stabilità sull’estensione della social card anche agli immigrati un effetto lo ha avuto: quello di compattare il fronte del dissenso, sia interno che esterno, all’esecutivo del premier Matteo Renzi. Ma se il niet di Carroccio, berlusconiani e Fratelli d’Italia era una posizione già scritta, la vera notizia è il no convinto degli alleati di governo e di una parte importante del Pd, rappresentata dalle parole nette di Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio di Montecitorio, che è anche marito di Nunzia De Girolamo, capogruppo Ncd alla Camera. E con Ncd la divergenza si allarga anche ad un altro terreno: agli alfaniani non piace l’idea del viceministro Enrico Morando di inserire il canone Rai nella bolletta dell’energia elettrica.

Le fibrillazioni in maggioranza cominciano con il mal di pancia del Nuovo Centrodestra. “Il governo ritiri l’emendamento sulla social card agli stranieri – tuonano Nunzia De Girolamo, Paolo Tancredi, e Barbara Saltamartini – dopo l’equivoco che si è creato ieri, crediamo sia opportuno che il governo valuti questa richiesta anche per meglio riformulare l’emendamento stesso. Non è chiaro tra l’altro se il governo vuole estendere la social card o destinare apposite risorse per ottemperare a precedenti obblighi e sanare il contenzioso con le Poste. C’è ancora tempo per discuterne”. Con gli alleati di Ncd, poi, la divergenza si allarga anche al tema del canone Rai inserito in bolletta. “Non è pensabile che per recuperare i 650 milioni di euro derivanti dal mancato gettito si pensi a inserire una tassa, come lo è il canone Rai, in una tariffa”, tuona ancora la De Girolamo. “Oltretutto, si complicherebbe la vita a imprese e consumatori – fanno eco i deputati Vincenzo Garofalo, Nino Minardo e Vincenzo Piso – sarebbe più opportuna una imposta progressiva collegata all’Irpef  in modo da commisurarlo alle condizioni economiche di chi ne usufruisce”.

Sulla polemica scoppiata sulla social card, la vera sorpresa arriva dallo stesso Partito Democratico. “La social card agli immigrati? – avverte Francesco Boccia – l’emendamento non è stato nemmeno discusso e non sarà votato. Era legato ad un recupero per Poste Italiane, è stato scritto male e comunicato peggio”.

Più scontate sono le prese di posizione delle destre all’opposizione. “Confermata la social card agli extracomunitari e meno risorse al fondo per la famiglia – dichiara Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale  – come temevamo questa legge di stabilità si sta rivelando una vera e propria mazzata per gli italiani, sempre più discriminati da un governo incapace di risolvere i problemi della Nazione e che non taglia sprechi e privilegi ma scatena guerre tra poveri”. Di “provocazione inaccettabile” parla Maurizio Gasparri, di Forza Italia: “Il clima di intolleranza e di esasperazione è tale che questa ipotesi getta benzina sul fuoco. È poi penoso il tentativo dell’Economia di spiegare un palese errore con commenti tecnici“.

A cosa si riferisce l’ex colonnello di An? Poco prima che Gasparri intervenisse nella polemica, in un tweet il ministero del Tesoro aveva spiegato che “l’emendamento evita che tutti beneficiari debbano restituzione soldi gennaio-marzo 2014”. Per capire occorre un passo indietro. Già dallo scorso aprile la carta può essere richiesta anche da cittadini stranieri con permesso di soggiorno residenti in Italia. A stabilirlo è stata la legge di Stabilità 2013. Nel frattempo però è partita in via sperimentale in 12 città anche la nuova social card, di importo crescente all’aumentare dei componenti della famiglia. Una sovrapposizione sfociata nel caos dopo che, in fase di conversione del decreto Milleproroghe 2013, la Lega Nord ha chiesto e ottenuto la soppressione di un comma che prorogava l’incarico di Poste italiane, gestore della carta per conto dell’Inps, e assicurava gli accrediti sulle vecchie carte per i mesi di novembre e dicembre 2013. L’emendamento del governo serve quindi di fatto solo a mettere una pezza a una situazione che allo stato attuale vede Poste non più titolare del servizio. E potrebbe addirittura comportare la necessità di chiedere indietro ai beneficiari quanto ricevuto nei primi mesi di quest’anno. Ieri il Tesoro, in una nota, precisava che la richiesta di modifica “non prevede modifiche alle condizioni personali, anche quanto alla nazionalità, per accedere al beneficio, rispetto alla legislazione vigente che prevede anche per il soggetto extracomunitario con regolare permesso di soggiorno di lungo periodo il diritto alla social card”. Quanto ai fondi, anche per il 2015 alla carta acquisti sono destinati 250 milioni di euro, la stessa cifra stanziata per il 2014.