“Ci sono due modi per concepire il caso Eternit: o la vicenda non è un reato o se lo è, ma è prescritto, vanno cambiate regole sulla prescrizione perché non è possibile che le regole facciano saltare la domanda di giustizia. Non ci dev’essere modo di chiudere la partita velocemente perché tanto la domanda giustizia viene meno: no, la domanda di giustizia non viene meno”. Così il presidente del Consiglio Matteo Renzi a Rtl 102.5 ha commentato l’annullamento per prescrizione della condanna di Stephan Schmidheiny per il processo Eternit. “Cambieremo il sistema del processo e le regole del gioco della prescrizione”, ha aggiunto il premier. “Da cittadino – continua Renzi- mi colpisce e mi fanno venire i brividi le interviste ai famigliari delle vittime che mostrano una grande dignità, persone che credono nella giustizia più di quanto ci creda qualche servitore dello Stato. Le morti delle persone care non possono essere consolate, non c’è sentenza che possa farlo, però l’idea di aggrapparsi alla giustizia, la considero una cosa di un dolore e di una bellezza senza fine”. 

Al premier ha risposto a stretto giro l’avversaria del momento, Susanna Camusso: “Il presidente del Consiglio ha annunciato delle modifiche alla regola della prescrizione. Vorremmo dire: non un annuncio, ma un decreto nelle prossime ore con una corsia preferenziale“, ha detto il segretario generale della Cgil in un passaggio del suo intervento al termine del congresso dei delegati del centro nord della Filctem-Cgil in piazza a Bologna.

In realtà la riforma della prescrizione annunciata dallo stesso governo Renzi langue in Parlamento, impantanata nei veti incrociati che bloccano la maggioranza su tutti i temi più delicati della giustizia penale. La Camera dei deputati aveva iniziato a lavorare sul tema già prima dell’estate, ma poi è arrivato lo stop del governo che chiedeva di attendere i testi della riforma. Le bozze presentate il 29 agosto dall’esecutivo prevedevano due anni di sospensione della “clessidra” dopo la condanna di primo grado e un anno di tempo alla Cassazione per chiudere il procedimento. Nel frattempo in Senato restano congelati gli emendamenti Pd che prevedono lo stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado o dopo il rinvio a giudizio.

Il dibattito aperto dal premier diventa politico. In Aula al Senato il capogruppo del Pd Luigi Zanda ha chiesto la parola per dire che “abbiamo il dovere di metter mano alle regole di prescrizione, e oggi abbiamo il dovere di dire che dissentiamo fortemente da decisione Cassazione”. Le parole di Zanda hanno innescato un fitto dibattito in Aula, con Donato Bruno (Forza Italia) che ha subito ribattuto: “Non speculiamo su un fatto comunque molto grave ma dovremmo fare riunioni ad hoc sull’andamento dei processi”. Zanda entra nel merito della sentenza: “Dissento profondamente dal modo in cui la legge è stata interpretata, per un motivo sostanziale: il cancro determinato dall’amianto può dare effetti fino a 30 anni dopo e non può essere un reato che, se applicata la prescrizione con questi metodi, potrebbe essere perpetuamente impunito”. Bruno, il primo a replicare, risponde di “non speculare” sulla vicenda e a non circoscrivere il suo dissenso alle mere regole di prescrizione: “E’ altresì vero che se un monito ci deve essere è solo per noi, perché non siamo riusciti a fare negli anni una riforma della giustizia necessaria che mette al centro il cittadino, non l’avvocato o il magistrato”. Ma a rispondere direttamente a Zanda è il senatore del Movimento Cinque Stelle Carlo Martelli: “Che fate vi dissociate da voi stessi? Siete voi che avete votato questa prescrizione. Sul tema ci sono molti disegni di legge del Movimento 5 stelle che voi vi guardate bene dal mettere in calendario. Vi dissociate ma nei fatti state sempre a zero”.

Dopo l’appello del premier qualcosa pare destinato a muoversi. Ci sarebbe un’intesa tra i due presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini Pietro Grasso, sull’iter dei disegni di legge sulla modifica della prescrizione, contenuti nel pacchetto giustizia varato dal governo il 29 agosto. Quindi l’esame delle proposte partirà dalla commissione Giustizia di Montecitorio. Lo ha riferito in aula al Senato il presidente della commissione Giustizia, Francesco Nitto Palma. L’accordo tra i due presidenti è stato anche confermato dal presidente di turno Maurizio Gasparri. “I magistrati hanno sollevato da anni il problema della prescrizione”, ricorda il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Rodolfo Sabelli.

Bonelli: “In arrivo altra norma ammazza-processi”
“Ora altri processi per disastro ambientale salteranno grazie al parlamento – è la denuncia del co-portavoce nazionale dei Verdi Angelo Bonelli – con l’introduzione dell’art. 452 ter nel codice penale, contenuta nella legge sui reati ambientali, approvata alla Camera nei mesi scorsi e in discussione al Senato, il disastro ambientale per diventare reato, il danno all’ecosistema dovrà essere irreversibile. Un aiuto alla grande industria, che così potrà paralizzare i processi per dimostrare perizia su perizia che l’irreversibilità del danno non c’è stata”. “Domani – conclude Bonelli – saremo davanti al tribunale di Taranto, dove inizierà il processo Ilva, con le vittime della diossina di questa città, per osservare un minuto di silenzio in solidarietà delle vittime di Casal Monferrato“.