Primo passo per la riforma del catasto, che avrà però bisogno ancora di molto tempo e altri decreti (almeno due) per vedere la luce. Lunedì sera il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo alle nuove commissioni censuarie, che dovranno validare i criteri stabiliti dalle Entrate su cui si baseranno le valutazioni per il calcolo delle rendite catastali e quindi delle tasse sugli immobili, che, stando alla delega fiscale data dal Parlamento al governo, non dovranno comunque comportare esborsi aggiuntivi per i cittadini. Ma per vedere attuata la ‘rivoluzione’ delle valutazioni catastali, che saranno basate non più sui vani ma sui metri quadri, serviranno ancora diversi anni, da tre a cinque, nonostante il governo abbia anticipato di voler accorciare i tempi il più possibile anche su sollecitazione della Commissione europea. Intanto si parte con le nuove commissioni locali e quella centrale, che hanno un anno di tempo per insediarsi. Ne faranno parte anche rappresentanti indicati dalle associazioni di categoria, sotto il controllo dell’Agenzia delle Entrate. I componenti, stando al primo decreto legislativo, non riceveranno alcun gettone.

La principale novità prevista dalla riforma è che il valore patrimoniale sarà stimato appunto non più in base ai vani ma ai metri quadri, partendo dai valori di mercato rilevati dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate e tenendo conto di posizione e caratteristiche degli immobili. Tradotto: risulteranno molto rivalutate le case di pregio, che oggi in molti casi pagano meno del dovuto. In più sarà elaborato un algoritmo anche per calcolare la rendita, partendo questa volta dai redditi di locazione medi.

Accanto all’avvio dei lavori per rivedere i metodi di calcolo, su cui ci sarà un apposito decreto, dovrebbe poi arrivare anche la riforma delle zone del catasto in base all’omogeneità edilizia, per superare le micro aree attuali. Andranno in soffitta le attuali 45 categorie catastali: per il residenziale dovrebbero restarne solo tre. Poi partirà il censimento dei circa 66 milioni di immobili italiani, anche con l’obiettivo, come specificato nella delega, di fare emergere le ‘case fantasma’ ancora sconosciute al fisco.