Respinge le critiche e risponde alle contestazioni. Parla della crisi e annuncia una nuova tassa. E sul Patto del Nazareno prova a scherzare: “Altro che se scricchiola”. Matteo Renzi parla a 360° dall’assemblea Anci di Milano. Messaggi a tutti: a chi lo attacca, ai burocrati d’Europa, ai lavoratori, ai sindaci e agli alleati politici. Che rischiano di non essere più tali. Il riferimento è a Silvio Berlusconi e a quell’accordo su legge elettorale e riforme che ora rischia di saltare (leggi). O, meglio, di arenarsi. E non per volere di Renzi. O almeno non solo. Perché il Pd è in pressing sull’ex Cavaliere al fine di introdurre alcune modifiche all‘Italicum e Berlusconi ha chiesto tempo. Il motivo? Si trova davanti a un bivio: seguire chi dall’interno del suo partito gli chiede di rompere con Renzi oppure chi gli suggerisce di accettare le proposte dem. Fatto sta che il timing della decisione non va giù al capo del governo. Che allora accelera e minaccia lo strappo. Flirta con M5s (elezioni a Consulta e Csm ne sono la prova) e prova a scherzare sulla tenuta dell’intesa con Forza Italia. L’ironia del premier, però, suona tanto come un avvertimento.


Video di Francesca Martelli

Prima del messaggio politico, però, il segretario del Pd ha detto la sua sull’ennesima contestazione di cui è stato bersaglio. “Mi tirano le uova? Sono pronto a fare le crepes”: così il premier ha bollato la protesta di operai e sindacalisti della Alcatel-Lucent di Vimercate (guarda). Il premier ha poi spiegato la sua presa di posizione, sottolineando che “quando c’è una crisi il presidente del Consiglio deve fare il sindaco, non il coniglio, non deve scappare, deve mettersi in gioco”. E sempre sul ruolo del primo cittadino, il leader dem ha sottolineato che il sindaco “non è un amministratore di condominio, ma qualcosa di più. E’ il primo riferimento politico di donne e uomini che hanno difficoltà”. Quella odierna è la prima assemblea Anci a cui Renzi partecipa come presidente del Consiglio e non come sindaco. E ha ricordato che ”per la prima volta” è diventato presidente del consiglio un sindaco “ancora in carica”. Cosa che in altri Paesi, come la Francia, ha osservato, è “normale”. Il capo del governo è poi tornato sul tema dei tagli. A modo suo. “La cosa più divertente della spending – ha raccontato – è stato il primo incontro con Cottarelli che ha proposto di tagliare 100 milioni di euro restringendo la fascia di illuminazione dei Comuni. Gli ho detto – ha ricordato – che così crea un allarme sociale pazzesco perché la prima volta che succede qualcosa nel vicolo buio, il danno sociale è nettamente superiore al risparmio. Questa è la differenza tra chi ha fatto il sindaco e di chi fa la spending da tecnico“.

Non poteva mancare, considerata l’ennesima contestazione di giornata, un passaggio sulla situazione dell’Ast di Terni: “Si sta aprendo positivamente uno spiraglio” ha detto Renzi, il quale successivamente ha ricordato che “se siamo arrivati a questo punto è perché un paio di anni fa una procedura dell’Ue ha bloccato la procedura di vendita. E’ l’emblema di tante piccole grandi storie che riguardano l’Europa”. Poi il solito attacco alla vecchia politica: l’Italia è stata “funestata dall’atteggiamento remissivo, rinunciatario e miope di una generazione di politici e tecnici che hanno indicato come massimo limite ‘non faremo la fine del Paese in crisi’ e si sono limitati a cercare di lenire qualche ferita, ricucire qualche strappo“.

Il presidente del Consiglio, poi, ha parlato di evasione fiscale e di Europa (in termini di rapporti con l’Italia). “Nessuno di noi pensa che si possa vincere l’evasione facendo controlli a sorpresa – ha detto Renzi – facendo uno, due, tre, stella con i negozianti”. E sui vertici Ue: “Non sono un covo di burocrati? Benissimo, ce lo dimostrino, liberino dal patto di stabilità investimenti per scuole, infrastrutture tecnologiche, futuro perché non sia trattato come spesa corrente” ha ribadito. Infine il premier ha dato una notizia. Con queste parole: “Non so se la vogliamo chiamare local tax o in altro modo”, ma qualunque sia il nome la tassa unica comunale “può essere pronta per il prossimo anno e dal 2016 deve diventare precompilata” ha detto Renzi all’assemblea dei sindaci, aggiungendo che “l’autonomia che vi propongo è organizzativa, vi diamo degli obiettivi e poi voi fate come vi pare, è evidente che poi ne risponderete di fronte ai cittadini”. “Questo – ha aggiunto – è il punto fondamentale: ti do l’obiettivo e tu raggiungi il risultato“. Dopo il messaggio ai sindaci, ecco quello ai governatori regionali: “Non sarà consentito, e su questo voglio essere chiaro, che i tagli di costi decisi per le Regioni possano ridurre i servizi dei Comuni” ha detto il premier, che sulla sanità ha aggiunto: “Vogliamo i costi standard e non vogliamo ridurre i servizi ma le Asl”.