Studenti evacuati in barella. Diversi agenti scesi in piazza in tenuta anti sommossa. Giovani dimostranti con ferite alla testa, fratture e contusioni. È questo il fermo immagine finale della piazza di Hong Kong dopo l’ultima carica della polizia, ennesimo tentativo notturno per disperdere i manifestanti pro-democrazia a Mongkok, uno dei tre siti occupati dalla protesta che va avanti da tre settimane nell’ex colonia britannica. “Abbiamo condotto un’azione determinata all’uso minimo della forza per disperdere la folla ed evitare che la situazione degeneri”, è il commento della polizia. Notte di scontri che ha porto ad almeno venti feriti tra i dimostranti. Continua ad essere alta la tensione nelle strade, quindi, mentre cresce l’attesa per il colloquio tra una delegazione degli studenti e governo di Hong Kong, in programma per martedì 21 ottobre.

Dopo l’ultima carica notturna, in mattinata le forze dell’ordine hanno esortato i manifestanti a sgomberare il luogo della protesta il prima possibile, consigliando ai cittadini di non avvicinarsi alla zona. La polizia ha anche ribadito che gli atti che mettono in pericolo l’ordine pubblico e la sicurezza non saranno più tollerati. Sabato sera, infatti, prima dell’intervento della polizia decine di dimostranti che stavano presidiando la Nathand Road hanno tentato di rompere il cordone delle forze dell’ordine tirando le barriere e spintonando gli agenti. La polizia è allora intervenuta caricando i manifestanti nel tentativo di disperderli e riportare la situazione sotto il loro controllo. Un uomo è stato arrestato per possesso di un’arma: due coltelli sono stati trovati nel suo zaino. Tra gli agenti, un poliziotto ha subito una lussazione della spalla. La calma è tornata solo all’alba anche se centinaia di manifestanti sono rimasti in strada. Non è la prima volta che la polizia usa le maniere forti per disperdere la protesta. Il peggiore episodio mercoledì 15 ottobre, quando la polizia ha sgomberato un sit-in compiendo 45 arresti e picchiando alcuni dimostranti. Mentre venerdì scorso altri 26 manifestanti sono stati arrestati per sgomberare le strade. Dopo poche ore nuovamente occupate.

Atteso dialogo con gli studenti, ma nuovi scontri. Non si placa la tensione per le strade dell’ex colonia britannica, anche se dal punto di vista istituzionale un passo in avanti è stato fatto. La scorsa settimana è stato deciso un incontro tra il governo di Hong Kong e gli studenti che da tre settimane bloccano la città. Ad annunciare il dialogo è stata Carrie Lam, numero due del governo del Paese. Il meeting tra la delegazione governativa e quella degli studenti sarà teletrasmesso, come richiesto dagli studenti, durerà due ore e si svolgerà il 21 ottobre nei locali dell’Accademia di Medicina ad Aberdeen, una località lontana dai quartieri al centro delle proteste. Resta stabile la principale richiesta del movimento, ovvero l’annullamento della decisione del Parlamento di Pechino che a fine agosto ha stabilito che i candidati alle prime elezioni libere per il capo del governo della Sar, previste per il 2017, non dovranno essere più di tre e saranno scelti da un collegio elettorale controllato dal governo centrale. Inoltre, i manifestanti chiedono le dimissioni dell’attuale chief executive Leung Chun-ying, accusato di essere un burattino di Pechino e di aver ordinato alla polizia di sgombrare i presidi dei manifestanti con la forza.