Precipita la situazione a Hong Kong. Dopo i 19 feriti per le violenze che si sono verificate venerdì 3 ottobre nel quartiere di Mongkok tra manifestanti pro-democrazia e sostenitori del governo di Pechino, la polizia ha arrestato 19 persone. Gli studenti sostengono che gli attacchi contro i dimostranti sono stati condotti da membri delle “triadi”, i gruppi mafiosi locali. Scontri che hanno portato i manifestanti ad annullare il dialogo proposto dal leader di Hong Kong, il governatore Leung Chun-ying. “Non abbiamo altra scelta che cancellare l’incontro”, spiega la Federazione degli studenti di Hong Kong, uno dei gruppi che guidano le dimostrazioni.

Benny Lai, il professore di legge fondatore del gruppo Occupy Central e leader della protesta, ha sostenuto la versione degli studenti affermando che gli aggressori, che hanno ferito una decina di giovani, erano membri delle organizzazioni mafiose del sud della Cina, alcune delle quali sono tradizionalmente favorevoli al governo di Pechino. Dalla piazza si chiede ai residenti di unirsi alla lotta e alla polizia di proteggere gli accampamenti dei manifestanti, dopo che sabato 4 ottobre diversi gruppi di oppositori hanno cercato di allontanarli dalle strade. Gridata a gran voce anche l’identificazione dei responsabili per le violenze della scorsa notte. Secca la risposta di polizia e alti funzionari, che chiedono agli studenti di evitare la violenza e tornare a casa, mentre per governo di Pechino la protesta è “destinata a fallire” perché “per le elezioni del 2017 non ci saranno concessioni”, si legge sabato 4 ottobre sul Quotidiano del Popolo, organo di stampa del Partito comunista cinese.

Testimoni oculari riferiscono all’Ansa che alcuni dei cosiddetti “anti-Occupy” sembravano veramente essere cittadini ma che la maggioranza era composta da uomini tra i 30 e i 40 anni in calzoncini e maglietta e con vistosi tatuaggi sui bicipiti, circostanza confermata da decine di foto diffuse su Twitter. La polizia nega di aver lasciato fare gli aggressori e annuncia che due persone sono state fermate a Mongkok. Almeno uno di loro è uno studente che è apparso in una serie di fotografie con una vistosa ferita alla testa. In alcuni casi, gli agenti hanno formato dei cordoni per separare i giovani contestatori dai gruppi contro i manifestanti, che sembravano numerosi e ben organizzati. 

“Il governo chiede che le strade siano sgomberate. Noi chiediamo alla gente di Hong Kong di venire a proteggere le nostre postazioni e di combattere fino alla fine”, afferma il gruppo in un comunicato. Tanto che centinaia di manifestanti restano nelle strade di Mong Kok. “Ovviamente ho paura, ma dobbiamo restare e sostenere la protesta”, ha detto Michael Yipu, 28 anni, banchiere. Ben oltre mezzanotte (ora locale) la folla ha continuato a manifestare pacificamente, cantando sotto la sorveglianza della polizia. Ora la preoccupazione maggiore resta proprio il dialogo saltato. Venerdì 3 ottobre gli studenti avevano dato il loro accordo ai colloqui con il governo in programma con il governo  sulle riforme politiche. La cancellazione dell’incontro, provocata dagli scontri della scorsa notte, provoca incertezza sui prossimi passi della crisi.