Angelo Bagnasco sarà il presidente della Cei fino al 2017. Soltanto al termine del suo secondo mandato al vertice della Conferenza episcopale italiana i vescovi saranno chiamati, per la prima volta, a eleggere una terna dalla quale il Papa sceglierà il nuovo presidente. La decisione di Bergoglio, dopo un lungo braccio di ferro con Bagnasco durato quasi dodici mesi, è stata annunciata dallo stesso porporato in apertura della sessione autunnale del Consiglio episcopale permanente della Cei. Una scelta fortemente voluta da Bagnasco nonostante la sua leadership in questo ultimo anno sia stata logorata dallo stesso Papa Francesco: il pontefice lo ha estromesso dalla Congregazione sostituendolo con il vicepresidente più anziano della Cei, l’arcivescovo di Perugia Gualtiero Bassetti. Proprio lui era stato fatto cardinale inaspettatamente da Bergoglio e accreditato come probabile successore al vertice dell’episcopato italiano. Una delegittimazione resa ancora più esplicita dalla scelta inedita di Bergoglio di aprire personalmente l’assemblea generale della Cei del maggio scorso in Vaticano con una prolusione più simile a una dura strigliata contro “chiacchiere, bugie, lamentele, gelosie, consorterie, settarismi e gelosie” dell’episcopato italiano.

Nell’introduzione Bagnasco è partito dalle persecuzioni dei cristiani, ricordando la recente uccisione delle tre suore saveriane in Burundi, e condannando “l’oscura seduzione del fanatismo terroristico”. Il porporato ha sottolineato il “crescendo di violenza che mescola e confonde politica, cultura, civiltà e religione, con una strumentale identificazione di occidente e di cristianesimo”. Per Bagnasco, “l’uomo che uccide è un uomo morto; morto nell’anima, nell’intelligenza, nella dignità”. E l’invito del presidente della Cei a ogni istituzione politica, culturale e religiosa è a prendere le distanze in modo chiaro, pubblico e definitivo da questa ferocia. “Le varie figure di ribelli, mercenari, terroristi, – ha affermato il porporato – qua e là si mescolano e si confondono in plotoni di morte, pilotati da entità-ombra, ciecamente obbedienti a un’unica parola d’ordine: seminare strage e distruzione, terrore e orrore. In non poche aree è esplicito anche l’inaccettabile progetto di cancellare la presenza cristiana. Come non pensare alla volontà di un genocidio?”.

Uno sguardo poi al prossimo Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia, a cui parteciperà anche Bagnasco, senza però entrare nella polemica che si sta alimentando in questi giorni sui giornali dopo il botta e risposta di alcuni cardinali che si oppongono alle aperture sui divorziati risposati di Bergoglio e Walter Kasper. “Sarebbe gravemente fuorviante – ha sottolineato il presidente della Cei – ridurre i lavori del Sinodo, come sembra essere indotto dalla pubblica opinione, alla prassi sacramentale dei divorziati risposati”. Per Bagnasco bisogna salvaguardare la famiglia che “non è una questione privata ma pubblica”. “In un progetto di vita che un uomo e una donna pubblicamente dichiarano e assumono con il matrimonio, – ha affermato il cardinale – la collettività riconosce un ‘soggetto’ con doveri e diritti ai quali lo Stato si obbliga”. Un altro tema focalizzato nella prolusione è stato la tragedia dei 1800 migranti morti nel Mediterraneo nel 2014: “Torniamo a chiederci, dov’è l’Europa? Come diceva il Santo Padre, dobbiamo dichiararla tristemente una ‘non-Europa’? Non vorremmo mai questo; vogliamo vedere l’Europa casa dei popoli e delle Nazioni. Casa, non ‘albergo’ dove i più ricchi e potenti possono meglio alloggiare; casa rispettosa delle storie diverse, mano che accompagna, non che schiaccia arrogante e matrigna”.

Immancabile un appello alle forze politiche in questo periodo segnato “ancora dalla recessione” dove, per Bagnasco, “serpeggia una depressione spirituale” che fa soffrire coloro che hanno perso il lavoro e i giovani che non riescono ancora a trovarlo, ma che oscura anche il futuro. “Chiediamo a tutti i responsabili della cosa pubblica, a coloro che hanno risorse finanziarie o capacità imprenditoriali, – è l’appello del presidente della Cei – di fare rete ‘super partes’ poiché la gente è stremata e non può attendere oltre”. “L’occupazione difficile e il fisco predatorio, la burocrazia asfissiante e la paura diffusa di fare passi sbagliati, tutto concorre a non creare lavoro nei vari settori del pubblico e del privato, non stimola l’inventiva, non trattiene i giovani nel Paese. Questi, come emigranti forzati, forti della loro intelligenza e preparazione, tentano la fortuna altrove”. Infine, un messaggio di incoraggiamento per le scuole pubbliche cattoliche poiché, “a causa dell’inadempienza legislativa, insieme alle famiglie e ai docenti fanno enormi sacrifici per resistere e così assicurare un’offerta formativa di qualità, tra l’altro facendo risparmiare allo Stato, ogni anno, almeno sei miliardi di euro”.

Twitter: @FrancescoGrana