Matteo Renzi fa i conti con la realtà. Per la prima volta, sulla scorta degli ultimi dati negativi sul Pil italiano, il premier lo dice chiaramente: “”L’Italia ha fatto -2,4 nel 2012, -2,9 nel 2013, adesso siamo meno 0,2”. Quanto al terzo trimestre 2014 “io fino a che non vedo i dati non sono molto ottimista, balliamo intorno allo zero. I dati macroeconomici ancora nel 2014 non saranno entusiasmanti. Abbiamo frenato la caduta”. Poi torna a praticare l’arte dell’expectation management (gestire la percezione dei provvedimenti da parte dell’opinione pubblica nel tentativo di creare ottimismo) che ha caratterizzato i suoi primi mesi di governo e rilancia: “L’anno prossimo cresciamo – ha aggiunto – cresciamo a patto di mettere le risorse di Draghi su cose concrete”. Seduto sul divanetto bianco di Porta a Porta, il presidente del Consiglio affronta gli appuntamenti legislativi e amministrativi che caratterizzeranno l’autunno: la legge di Stabilità e la spending review. 

“Penso e credo che nella legge di Stabilità avremo un ulteriore diminuzione di tasse sul lavoro. Ci sono varie ipotesi sui modi e la finanziamo con la riduzione della spesa”, attacca Renzi che nel colloqui con Bruno Vespa torna su quello che è diventato uno dei suoi cavalli di battaglia: la lotta ai cosiddetti “gufi”: “Non voglio dare l’impressione di parlar male degli altri: c’è un sacco di gente che in 20 anni ha fatto tanti convegni, io li chiamo i professionisti della tartina, che dicono l’Italia non ce la fa e poi va in vacanza in Australia. La differenza tra i gufi e i non gufi è che il non gufo non si limita ad alimentare le critiche, ma prova a risolvere le cose con un’assunzione di responsabilità collettiva”. Più chiaramente Renzi aggiunge di volere “che i mille giorni servissero per smettere con la cultura del piagnisteo, per riportare l’Italia a rifare l’Italia. Da troppo tempo siamo vittime e responsabili del clima di rassegnazione, ci siamo avvitati. Noi dobbiamo fare in modo che la gente smetta di avere preoccupazione sul futuro dell’Italia”.

Un futuro che non preoccupa solo gli italiani, ma anche l’Europa: “L’Europa ci ha salvato – aggiunge Renzi – perché stare dentro l’Ue e dentro una grande comunità ci ha salvato dal punto di vista dei valori. Ma da quando c’è l’euro il Pil dell’Italia va peggio. L’Italia ha perso posizioni in questi anni”. Bruxelles chiede anche tagli alla spesa pubblica e la spending review in calendario conta cifre vicine ai 20 miliardi. L’obiettivo di una manovra di “20 miliardi di euro è per avere non solo la manovra di tagli più grande mai fatta ma anche denari da riutilizzare che possono essere messi” per esempio, per “un miliardo sulla scuola”. In che modo? Nella legge si stabilità “900 milioni” saranno dedicati alla scuola, mentre nel “2016 saranno 2 miliardi, c’è già l’intesa con il ministro Padoan

Ancora: “Porteremo da 8 mila a mille le partecipate” locali e “per farlo ho impedito che andassero nel decreto” Sblocca-Italia, “perché non eravamo pronti”. Ma la spending review servirà anche per finanziare “gli 80 euro e altro o l’abbassamento delle tasse o l’investimento in settori strategici”. E comunque, tiene a precisare il premier, “non stiamo facendo tagli lineari“. “Ai ministri domani chiederò due cose: una lista di interventi su cui tagliare e poi dimmi come immagineresti di riutilizzare questi soldi”, spiega Renzi, ribadendo che non si tratterà di tagli lineari. E, soffermandosi sull’entità della spending da fare, Renzi sottolinea: “Cosa vuol dire il 3% su 800 miliardi? vuol dire 24 miliardi di euro. Gli italiani hanno già fatto la spending, sono i politici che non l’hanno fatta”. Il tetto del 3% nel rapporto tra deficit e Pil previsto dal patto di Stabilità è lo spettro che aleggia sull’operato del premier, così come aveva aleggiato su quello dei suoi predecessori: “Una parte dei debiti sono spese per investimenti, la fregatura è che io speravo di avere una crescita positiva per pagare i 2 miliardi che non seguono la normale procedura. Se pago subito questi 2 miliardi rischio di non rispettare il parametro del 3%”.

Tra le poche certezze della spending review c’è l’addio del suo deus ex machina: a ottobre, scrive il Corriere della Sera, il commissario Carlo Cottarelli tornerà a lavorare al Fondo Monetario Internazionale. I rapporti con Renzi sono stati tesi fin dall’inizio e ora il premier dà la sua spiegazione: “Tre mesi fa Cottarelli ha chiesto di tornare al Fmi per motivi familiari. Io gli ho chiesto di aspettare la finanziaria se no dai l’impressione che non si può fare. Dopodichè io penso che la finanziaria la fai comunque, con o senza Cottarelli, con o senza Renzi”. 

Intanto i primi a farla saranno i lavoratori statali, forze dell’ordine comprese. “I denari per risolvere gli sblocchi” dei salari “e gli scatti, secondo i ministri già possono essere trovati”, afferma sicuro il premier, sottolineando che dai sindacati delle forze dell’ordine “c’è stata una reazione inaccettabile, che ha posto il tema dello sciopero, che è illegale” per le forze dell’ordine. “Ai tutori della legalità non ho bisogno di chiedere il rispetto della legalità” ma i “loro sindacalisti si sono comportati in modo indecoroso, si rimangino tutto quello che hanno detto, per rispetto ai loro colleghi”, spiega ancora Renzi tornando sulle proteste dei sindacati delle forze dell’ordine dopo le dichiarazioni del ministro della P.A. Madia sul blocco dei salari. Ora la Cgil ha annunciato una mobilitazione sul tema del lavoro: “Il fatto che i sindacati annuncino lo sciopero senza conoscere la riforma del lavoro è straordinariamente affascinante – ironizza Renzi – e hanno già deciso di fare lo sciopero a prescindere ci ingegneremo per trovare un argomento perchè le uniche misure finora sono gli 80 euro e il dimezzamento dei permessi sindacali”.

Non c’è solo quello dell’economia tra i tempi affrontati nell’intervista. A tenere banco nella discussione politica delle ultime settimane c’è anche quella riforma della giustizia promessa da vari governi e sempre rimandata. Le recenti proteste dell’Associazione nazionale magistrati? Renzi non se ne cura: “Vado avanti”, i temi della riduzione delle ferie e della responsabilità civile dei magistrati “li facciamo”. Quanto alla vita interna al partito, Bruno Vespa ha chiesto a Renzi se lascerà la segreteria del Pd? “Ci penso meno di un nano secondo”, la risposta dell’ex sindaco.