Caro direttore Padellaro,
domenica il suo quotidiano ha pubblicato una lettera del dottor Caselli, che non ha visto il film, ma si indigna per una clip de La trattativa mostrata alla festa de il Fatto. Le proteste del procuratore Caselli mi hanno molto sorpresa avendo messo in scena i fatti nella versione che lui stesso mi ha riferito in una lunga conversazione telefonica e che avrebbe sicuramente raccontato in video se i suoi numerosi impegni glielo avessero consentito. L’episodio, così come viene narrato nel film, coincide tra l’altro con quanto lo stesso Caselli ha dichiarato nel corso di una sua deposizione resa a Palermo al processo sulla mancata perquisizione del covo di Riina. Chi legge distrattamente o ascolta i commenti relativi alla lettera inviata al suo giornale dal procuratore è indotto a pensare che nel mio film ci siano delle inesattezze. Ma, se fosse questa l’obiezione, Caselli avrebbe sicuramente replicato: le cose non sono andate come le racconta la Guzzanti, sono andate invece così e così.

INVECE l’obiezione di Caselli si può così riassumere: al di là di come siano andati i fatti riguardanti la mancata perquisizione del covo di Riina, non si può non tener conto degli innumerevoli meriti delle mia lunga e prestigiosissima lotta contro la mafia e dei successi che questa lotta ha prodotto. Ma i meriti dell’ex procuratore di Palermo non sono minimamente messi in discussione e se ho realizzato questo film è anche grazie all’esempio di figure come la sua che in questi anni hanno sempre esortato i cittadini alla partecipazione democratica per sconfiggere il muro di omertà e indifferenza. Sono sicura di aver agito, nel realizzare questo film, in nome dei principi per cui Gian Carlo Caselli si è sempre battuto, così come mi auguro che la diffusione del mio lavoro possa dare un contributo importante in questa direzione. Sarebbe un vero peccato se quest’occasione non venisse raccolta e venisse anzi avversata da chi, pur avendo sempre sposato queste battaglie, stavolta è insoddisfatto del modo in cui viene rappresentato. A questo riguardo, Caselli scrive che avrei utilizzato “una tecnica da cabaret per raccontare la pagina grave e oscura come la mancata perquisizione del covo”. Nel corso della mia lunga carriera, non ho fatto che ricevere lezioni non richieste su cosa sia la “vera satira” e quali siano i suoi presunti limiti. Non mi aspettavo che anche il dottor Caselli volesse impartirmene una. Il film La trattativa, è comunque un film serissimo, pur contenendo degli elementi umoristici e pone domande serissime. Nessuno mette in dubbio la versione dei fatti in cui il Ros agisce alle spalle della Procura di Palermo, con una serie di iniziative che portano alla mancata perquisizione del covo di Riina. Questa versione è accolta perfino nella sentenza che assolve Mori perché il fatto non costituisce reato.

LE DOMANDE che sorgono spontanee sono altre e approfitto di questa occasione di discussione per farne una al dottor Caselli: come mai, una volta appurato che il Ros non ha rispettato le direttive della procura provocando quella che il dottor Scarpinato nel film definisce “una delle più gravi perdite del patrimonio investigativo degli ultimi anni”, la Procura di Palermo, che lui guidava, ha aspettato tanti anni per aprire un’inchiesta contro Mori, tanto che il processo è iniziato nel 2003, dieci anni dopo l’accaduto?

di Sabina Guzzanti

da il Fatto Quotidiano del 9 settembre 2014