La Conferenza delle Regioni, riunita a Roma, ha approvato all’unanimità le linee guida sulla fecondazione eterologa, secondo quanto si apprende nel corso dei lavori dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. “In Italia c’era un problema gestionale enorme – ha detto Zaia – e le Regioni si sono organizzate”. Prima della riunione, il presidente della conferenza Sergio Chiamparino ha incontrato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per discutere le direttive comuni. “Con le linee guida sull’eterologa abbiamo fatto ciò che in Italia non sempre avviene: abbiamo mantenuto gli impegni” ha detto Chiamparino, “Con il ministro Lorenzin c’è stata una piena intesa ma è necessaria una legge: non c’è alcun ostacolo a farla, né di natura tecnica, né etica, né politica”. La conferma è arrivata anche dal ministro della Salute Lorenzin, che ha detto che è “necessaria l’approvazione di una legge, anche da un punto di vista pratico”. La norma a cui fanno riferimento Governo e Regioni è quella che prevede l’inserimento dell’eterologa nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). 

 

L’appello al Parlamento: “Eterologa subito tra i Lea”
Il documento tecnico per l’introduzione della fecondazione, firmato mercoledì dalle Regioni, prevede che il trattamento sia a carico del servizio sanitario nazionale per le donne in età “potenzialmente fertile”. In conferenza stampa che è seguita alla Conferenza il presidente Chiamparino ha parlato dell’incontro con il ministro Lorenzin e ha spiegato che se per mettere in atto la fecondazione basta un provvedimento preso a livello regionale, perché la fecondazione eterologa sia inserita nei Lea è necessario che il Parlamento legiferi. “Colgo l’occasione per fare un appello molto accorato al affinché sulla base di questo accordo il Parlamento metta mano alla materia”, ha chiesto poi Chiamparino. Alla sua richiesta si è aggiunta anche Debora Serracchiani, governatore del Friuli Venezia Giulia: “Le Regioni hanno condiviso un documento che sarà di stimolo per il Parlamento ad agire in fretta per dare regole che tengano insieme un sistema che ha bisogno di rimanere pubblico in tutte le sue parti, dando certezze ai cittadini”.

La risposta del ministro: “La legge è necessaria”
“La legge del parlamento” sull’eterologa “è necessaria, dal punto di vista funzionale e operativo“. Beatrice Lorenzin, il ministro della salute, risponde alla domanda ricorrente poco prima di salire sul palco delle Festa dell’Unità di Bologna. Lorenzin spiega che i motivi sono due: “Dare una politica economica alle regioni che in questa fase andranno ‘random’, ma dopo avranno bisogno di una stabilizzazione strutturale”. La ragione più pratica, operaticve, invece è “l’istituzione del registro nazionale dei donatori, che ci permette di tracciare i gameti, e soprattutto di avere la certezza che lo stesso donatore non faccia più di un tot di donazioni da cui possa nascere un numero imprecisato di bambini”.

A Firenze le visite alle prime coppie candidate 
Al reparto maternità dell’ospedale fiorentino Careggi sono iniziati gli incontri per le otto coppie che desiderano sottoporsi alla fecondazione eterologa. La Toscana è la prima regione in cui vige una delibera sui criteri tecnici, mentre sembra che le altre regioni intendano aspettare l’esito della Conferenza Stato-Regioni per avviare i primi interventi di fecondazione. Gli aspiranti candidati al trattamento hanno pagato un ticket di 500 euro, uguale a quello previsto per la fecondazione omologa, come disposto nella riunione tra le regioni in attesa della legge nazionale. A presentarsi per prima nel capoluogo toscano è stata una coppia con più di 40 anni che risiede in un comune del Fiorentino. 

Ai donatori andranno “incentivi” non economici
Nonostante non potrà esserci alcuna retribuzione economica per i donatori, il documento con le linee guida prevede alcune “forme di incentivazione”. “La donazione di cellule riproduttive è atto volontario, altruista, gratuito”, si legge, ma “non si escludono forme di incentivazione alla donazione in analogia con quanto previsto per donazione di altre cellule, organi o tessuti, purché non siano di tipo economico”. Le linee guida precisano che “ai donatori con rapporto di lavoro dipendente si applicano le disposizioni previste dalla normativa vigente in materia di attività trasfusionali e di trapianto di midollo”. Ciò significherebbe riconoscere un ‘rimborsò per le spese sostenute o per le giornate lavorative perse. L’accordo tra le regioni prevede inoltre che “l’importazione e l’esportazione di gameti, acquisiti esclusivamente a titolo gratuito, sono consentite, rispettivamente, solo da e verso istituti di tessuti accreditati ai sensi della normativa europea vigente in materia”. Ai donatori viene garantito l’anonimato ed è saltata, con il documento firmato la possibilità del figlio, dopo aver compiuto 25 anni, di conoscere l’identità dei genitori biologici. Tra le restrizioni previste nel documento c’è il colore della pelle, che dovrà essere lo stesso della coppia che si sottopone alla fecondazione eterologa.