Lo slogan “Avanti con le riforme, Italia locomotiva d’Europa”  che rimbalza in ogni apertura di Tg e su ogni pagina di politica interna, se non in prima tout court, dovrebbe essere secondo i “riformatori” la formula magica anche per la “nuova giustizia” delineata dal cdm del 29 agosto.

Il ministro Orlando, guardasigilli grazie al veto insuperabile di Napolitano per Nicola Gratteri “in quanto magistrato” ha dichiarato con enorme candore davanti al popolo del Pd che se per la “semplificazione” del processo civile non ci sono stati ostacoli, viceversa trovare “un’intesa” con Ncd sulla giustizia penale “è più complesso”, per il semplicissimo motivo che “falso in bilancio e autoriciclaggio non erano nel loro programma”.

Anche perché, ma ovviamente si tratta di un dettaglio, il programma di Alfano è sempre stato e continua ad essere quello di Berlusconi con il quale deve in un modo o nell’altro ricongiungersi alle politiche. E dato che Berlusconi, grazie al patto del Nazareno, e cioè grazie all’incredibile opportunità che gli ha regalato Matteo Renzi, da Cesano Boscone continua a controllare quello che fu il Pdl e non è per nulla irrilevante, l’asfittico Ncd di Alfano deve stare bene attento a non scontentarlo.

Una riprova di quanto la riforma in materia penale sia improntata ai diktat berlusconiani espliciti o impliciti, oltre al nulla di fatto su falso in bilancio e autoriciclaggio, è data dal percorso indeterminato, farraginoso, singhiozzante dell’annunciata revisione della prescrizione che in sostanza non c’è e pure quel poco che è stato annunciato deve lasciare fuori il processo per la compravendita dei senatori a carico di Berlusconi.  

Quando si è sentito parlare di revisione della prescrizione, ingenuamente abbiamo pensato che Renzi volesse archiviare i guasti e l’iniquità di quella legge ad personam talmente rivoltante da essere disconosciuta dal suo stesso autore, non a caso nota come ex-Cirielli che dimezzava i tempi per corruzione giudiziaria, falso in bilancio, finanziamento illecito (quelli più ricorrenti nei processi a B.) e reati gravi contro la P.A. per gli “incensurati”.

L’intervento annunciato, sempre a mezzo ddl dal consiglio dei ministri del 29 agosto, prevede invece che la prescrizione si interrompe dopo una sentenza di condanna  in primo grado, ma se entro due anni non interviene una sentenza di appello ricomincia a correre e, udite bene, con recupero della sospensione nel caso che la sentenza di appello sia di assoluzione.

Qualcosa di impossibile da spiegare ai partner europei e/o internazionali per i quali Matteo Renzi pretende di assurgere a faro per le riforme che dovrebbero sbloccare contestualmente Italia ed Europa: nelle democrazie occidentali e negli Stati di diritto consolidati la prescrizione si interrompe semplicemente quando inizia un procedimento penale. Punto.

Sui tre gradi di giudizio che a parole vengono additati come ridondanti da ogni parte l’intervento si limiterebbe a ridurre il ricorso in Cassazione solo in caso di conformità dei due giudizi di merito. E per quanto riguarda le intercettazioni ritorna l’udienza “filtro” e la pubblicazione sarebbe limitata solo al “riassunto” previa “consultazione” con i direttori dei giornali.

Grande soddisfazione invece per la responsabilità civile dei magistrati sempre formalmente “indiretta”, ma rigorosamente questa sì, senza “filtro” il che significa in poche parole che il magistrato si trova molto di più alla mercé dell’ imputato potente politicamente ed economicamente di quanto non avvenga ora.

Un commentatore, tutt’altro che pregiudizialmente ostile alle riforme in materia penale e al cosiddetto “riequilibrio” del potere tra magistratura e politica come Michele Ainis,  dalle pagine del Corriere si è limitato a definirla “una riforma di seconda mano” improntata ad una semplificazione “rinviante”, “consultante” e alla fine semplicemente “blaterante”.