Separatisti filorussi nell’est dell’Ucraina hanno sparato razzi e colpi di mortaio contro un convoglio di civili in fuga dai combattimenti nella regione di Lugansk, bastione dei miliziani dal quale sono scappate circa 2.000 persone in due giorni. “Molte persone, tra cui donne e bambini, sono morte”, ha fatto sapere Andriy Lysenko, portavoce del Consiglio ucraino di sicurezza nazionale, senza precisare tuttavia quante persone o veicoli facessero parte del convoglio. L’attacco è avvenuto tra le città di Svitlivka e Khrashchuvate, situate sulla strada principale che porta da Lugansk verso la Russia. I ribelli filorussi smentiscono di aver attaccato i profughi. “Se qualcuno è stato ucciso, non siamo stati noi, ma l’esercito ucraino”, ha dichiarato Andrei Purgin, vice primo ministro dei separatisti di Donetsk, all’Associated Press. Purgin ha aggiunto di non avere informazioni su quello che è successo ma che la posizione in cui il governo ucraino dice sia avvenuto l’attacco, si trova su una strada presa di mira in precedenza dalle forze governative.

Si continua a morire anche in trincea: nelle ultime 24 ore hanno perduto la vita 9 soldati ucraini, 20 sono rimasti feriti. I bombardamenti provocano anche danni collaterali. Come è capitato ai 30 minatori ancora intrappolati sotto la Komsomolets, una delle più grandi miniere del Donbass, di proprietà dell’oligarca Rinat Akhmetov, con 4.800 operai: la miniera è potenzialmente esplosiva. O come è capitato agli abitanti dell’ormai semideserta Donetsk, l’altra roccaforte dei separatisti: sono rimasti senza acqua potabile dopo che un tiro d’artiglieria ha danneggiato la linea elettrica che alimenta il principale impianto di purificazione. Numerose e lunghe le code davanti ai chioschi e nei supermercati per fare scorte di acqua minerale. Lugansk, stretta d’assedio dalle forze governative, se la passa peggio: è senza acqua potabile, elettricità e rete telefonica da due settimane e tutti gli accessi alla città sono chiusi. 

Potrebbe presto sbloccarsi la situazione del convoglio umanitario russo bloccato da 5 giorni al confine con l’Ucraina. Il governo di Kiev ha riconosciuto come aiuti umanitari i cargo (300 camion con 1.800 tonnellate di viveri e medicinali) inviati dalla Russia nell’ambito della missione del Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) per portare assistenza alla popolazione nell’est del Paese. Lo riporta l’agenzia di stampa russa Interfax, precisando che la ministra ucraina delle Politiche sociali, Lyudmyla Denisova, ha firmato un’ordinanza in materia. “Ai sensi degli articoli 4 e 5 della legge ucraina sugli aiuti umanitari e dell’iniziativa del presidente Petro Poroshenko riguardo all’accettazione degli aiuti umanitari nell’ambito della missione internazionale guidata dal Cicr”, si legge nel documento, i cargo “sono riconosciuti come aiuti umanitari”. Conferme arrivano dal ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, secondo cui il convoglio dovrebbe entrare a breve nel territorio ucraino.

Nessun passo avanti, invece, nelle trattative che dovrebbero portare alla tregua e ad una soluzione politica del conflitto. Non ci sono stati risultati positivinei colloqui ieri a Berlino sulla crisi ucraina: lo ha detto lo stesso Lavrov in una conferenza stampa a Mosca. Secondo Lavrov, il cessate il fuoco ”deve essere senza condizioni”, mentre Kiev continua a porre condizioni “molto vaghe”. Quanto all’avvio di una soluzione politica che includa tutte le regioni e le forze politiche, il capo della diplomazia russa ha sottolineato che le leggi sulla ‘lustrazione‘ (l’esclusione da certe professioni di persone compromesse con il vecchio regime, ndr) e sul bando di partiti politici all’esame della Rada (il Parlamento ucraino) “portano alla divisione del Paese”.

Sul fronte economico, intanto, la Commissione europea ha offerto 125 milioni di euro in assistenza ai produttori di frutta e verdura colpiti dal divieto, imposto dalla Russia, di importazioni di prodotti alimentari dal blocco a 28. I fondi, ha fatto sapere la commissione, saranno destinati a produttori di pomodori, carote, peperoni, mele e pere. Il divieto introdotto questo mese da Mosca ha coinciso con la stagione di raccolta, provocando un eccesso di forniture e causando perdite per i produttori. La commissione vuole risarcire le aziende che decideranno di non raccogliere alcuni dei propri prodotti oppure di offrirli gratis. La Russia è il principale importatore di molti prodotti agricoli europei. Il divieto è stato introdotto in risposta alle sanzioni imposte dall’Ue e dagli Usa contro la Russia, in relazione al suo ruolo nella crisi in Ucraina.