“Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione”. Le parole di Alessandro Di Battista compaiono sul blog di Beppe Grillo in mattinata. Mentre i crimini dei miliziani dell’Isis insanguinano l’Iraq, il deputato dei 5 Stelle lancia la sua peculiare proposta per affrontare il problema: “Nell’era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti – si legge nell’articolo Isis, che fare? – il terrorismo, purtroppo, è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. È triste ma è una realtà. Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche non violente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana. Non sto né giustificando né approvando, lungi da me. Sto provando a capire – conclude Di Battista – (…) Il terrorista non lo sconfiggi mandando più droni, ma elevandolo a interlocutore”.

Le parole del 5 stelle, come si può immaginare, sono seppellite da un coro di censura bipartisan. Ma i parlamentari italiani ora hanno un altro “problema”: nel vertice di Ferragosto, i ministri degli Esteri dell’Ue hanno stabilito l’invio di armi ai curdi che rischiano lo sterminio. Anche l’Italia deve dare il suo assenso. E il governo ha bisogno di un passaggio in Parlamento. Le commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato sono state convocate in fretta e furia per il 20 agosto, alle 12 e 30, ma i palazzi in questi giorni sono chiusi, deputati e senatori in vacanza. Come ammette Nicola Latorre (Pd), presidente della commissione Difesa in Senato, il rischio è che la riunione si trasformi in un deserto dei Tartari: “Sto chiamando personalmente i colleghi senatori uno a uno”. L’obiettivo, faticoso, è strapparli dalle vacanze. Gli fa eco il collega in commissione Esteri a Montecitorio, Fabrizio Cicchitto: “Capisco il disappunto di chi è in ferie, ma questo è il lavoro che si sono scelti”.

Michaela Biancofiore, deputata di Fi, ha già le valigie pronte: “Non ne sapevo nulla di questa adunata. Io ho prenotato, non posso mica smontare il viaggio. Quest’estate poi i lavori parlamentari sono finiti tardi”. Gli Usa chiamano: “Sto per prendere un volo per l’America – conclude risoluta – non è che ti possono dire le cose a un minuto dalla partenza. Non potrei nemmeno rimborsare il biglietto”. Stesso problema per la piddina Sandra Zampa: “Giusta la convocazione, ma sono a Washington e non ce la farò”. Ancor più complessa la situazione del senatore Antonio Razzi, Fi: “Non torno. Sono in Spagna perché mia suocera compie 87 anni: non succede tutti i giorni”. Maurizio Gasparri mette le mani avanti: “Sono appena riuscito a partire: si lavora incessantemente”. Farà uno sforzo? “Non lo so, ma non si preoccupi: qualcuno ci sarà”. Più fantasiosa la risposta di Manlio Di Stefano, deputato M5s, ora in Vacanza in Namibia: “Ci sarò”. Torna dall’Africa? “Intendevo che ci saremo come Movimento”.

La preoccupazione non ha colore, nelle voci dei parlamentari in ferie. Giuseppe Fioroni, senatore Pd: “Non ne so niente, sono in montagna da due giorni. Quale sarebbe l’argomento? Ah. Vedremo, ci aggiorniamo”. Nei luoghi di villeggiatura, i telefoni prendono male, internet non arriva: quasi tutti ignorano la convocazione di Laura Boldrini, Cicchitto e Latorre, che pure è su tutti i siti. Nico Stumpo (Pd): “Non so nulla, ho iniziato le ferie oggi, non leggo i giornali da due giorni”. Voterà? “Vediamo, sento i colleghi”. Il contingente grillino sarà scarno. Scarnissimo: della commissione Difesa ci sarà Massimo Artini. “Per il Movimento per ora sono solo io. Sto provando a sentire i colleghi degli Esteri, ma molti di loro sono fuori dall’Italia”. Emanuela Corda, altra 5 Stelle, si fida ciecamente di lui: “Chieda ad Artini. Io non so se riesco a venire, ci provo. Cosa diremo? Chieda ad Artini”. Angelo Tofalo non ha avuto nessuna convocazione: “Finché non arriva quella parliamo di fuffa. Ci sarò? Boh”. Tra i pochissimi 5 Stelle a promettere la presenza, c’è Carlo Sibilia: “Troppo importante”. Persino il leghista Sergio Divina, vice presidente della commissione Difesa, è preso alla sprovvista: “Nessuna comunicazione ufficiale, ma non c’è problema: mi organizzo. Credo che prima, comunque, ci sia qualche sorta di consultazione per far sì che non torni a Roma solo qualche disperato…”.

di Tommaso Rodano e Alessio Schiesari

Da Il Fatto Quotidiano del 17 agosto 2014