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“Clima favorevole agli investimenti”: Urso dimentica costi dell’energia e crisi. “Electrolux? Risolverò anche questa”

Il ministro rivendica il suo lavoro per attrattività e tavoli chiusi. Ma i licenziamenti del colosso del bianco sono solo l'ultimo caso. Pd e M5s: "Vuoto pneumatico, è il musicista del Titanic"
“Clima favorevole agli investimenti”: Urso dimentica costi dell’energia e crisi. “Electrolux? Risolverò anche questa”
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Una realtà parallela, forse. Di certo, non proprio la tempistica perfetta per decidere, in un momento complicato per il suo ministero, di passare a una sorta di contrattacco. Nel giorno in cui esplode l’ultima crisi dell’industria italiana, con i 1.700 licenziamenti previsti da Electrolux entro la fine dell’anno, Adolfo Urso rivendica il suo lavoro e descrive un’immagine dell’Italia che fa a pugni con le vertenze, i tavoli di crisi, i numeri della produzione industriale e le difficoltà di un settore strategico come quello del bianco, già fiaccato dalla vicenda Whirlpool-Beko, che si aggiunge alla crisi di Ilva nella siderurgia e alla filiera dell’auto in apnea per i numeri tragici della produzione di Stellantis.

Tre comparti nei quali, con Urso al timone del Mimit, sono fioccate – da aziende e sindacati – le richieste relative a un temperamento dei prezzi dell’energia, in Italia molto più incidenti sui costi di produzione che in Paesi concorrenti come la Spagna che infatti se ne sta avvantaggiando, in particolare nel settore auto. Così, all’indomani della decisione del colosso degli elettrodomestici di lasciare a casa il 35% della forza lavoro in Italia, il ministro delle Imprese tratteggia il suo quadro: “Crediamo di aver creato un clima particolarmente favorevole agli investimenti”, sentenzia. Trascurabile, evidentemente, che la la produzione industriale nel 2025 abbia fatto segnare il terzo anno consecutivo in rosso con un -0,2% seguito ai crolli del 2023 e 2024. La dimostrazione dell’assunto di Urso sarebbe la crescita degli investimenti esteri nell’ultimo triennio: “L’Italia appare più stabile, più attrattiva, più competitiva rispetto al passato”.

La realtà, nei settore chiave dell’industria, è ben diversa. Stellantis, per dire, ha trovato terreno fertile in Spagna per spingere sull’elettrico attraverso la sua consorziata cinese Leapmotor. E lo stesso ha deciso di fare, in partnership con Catl, nello sviluppo di una gigafactory lasciando nel frattempo morire il progetto di trasformare lo stabilimento di Termoli in una fabbrica di batterie. Nel frattempo, la vendita di Ilva è su un binario morto e gli unici investitori che si sono avvicinati al dossier sono poi fuggiti o continuano a chiedere fondi pubblici per tenere in vita l’acciaieria, senza fornire garanzie. Ora la decisione di Electrolux manda definitivamente in crisi anche il settore del bianco.

Come avvenuto anche sull’automotive, il ministro ha tuttavia il sempre un identico indiziato numero uno per questa nuova vertenza. Nonostante su 4.000 licenziamenti globali, ben 1.700 siano concentrati in Italia. Il comparto, ha sentenziato, “attraversa una crisi che è frutto anche delle scelte perverse e ideologiche del Green Deal, che hanno esposto il mercato e la produzione europea alla concorrenza selvaggia e sleale della Cina”.

Comunque ha ostentato sicurezza: “Speriamo che sia l’ennesima crisi che risolviamo”, ha affermato sentendosi confidente che sarà il ministero a vincere il braccio di ferro in arrivo con l’azienda. “Quando siamo giunti al Governo, vi erano oltre 50 tavoli di crisi, circa 80mila lavoratori a rischio”, ha detto ancora. Senza considerare che nell’autunno 2022, l’Italia scontava ancora la coda degli effetti del Covid, vale la pena ricordare che nel 2024 erano scesi a quota 32, oltre a 20 situazioni in monitoraggio. Oggi sono 76 in totale: 43 crisi aperte e 33 tavoli di monitoraggio.

Le dichiarazioni del ministro non sono passate inosservate a Montecitorio: “Si incaponisce a non voler guardare in faccia la realtà: è il musicista del Titanic che continua a suonare e a predicare ottimismo mentre la nave affonda”, ha attaccato la deputata del M5s Chiara Appendino in commissione Attività produttive. Mentre l’ex ministro del Lavoro e responsabile Politiche industriali del Pd, Andrea Orlando, ha rimarcato: “Dopo quattro anni di vuoto pneumatico sulle politiche industriali, di crisi dell’industria dell’acciaio, col ministro Urso ormai non pervenuto, di mancanza di scelte industriali sulle principali filiere produttive del Paese, ora i nodi vengono al pettine. È la diretta conseguenza di un governo, quello di Giorgia Meloni, che non ha difeso in alcun modo la sovranità industriale e manifatturiera del Paese”.

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