Obitori pieni, cadaveri stipati in frigoriferi commerciali, corpi sotto il sole in attesa di sepoltura. È la fotografia scattata dal corrispondente di Al Jazeera del sud di Gaza, nel giorno in cui le truppe dell’Israel Defence Force, dopo un mese dall’inizio del conflitto che ha causato più di 1.800 morti, hanno annunciato il ritiro di tutte le forze di terre dalla Striscia. Troppi cadaveri per una regione costiera di 360 chilometri quadrati. Tanti corpi, e nessun posto dove poterli seppellire. Per Mohammed Omer, il corrispondente di Al Jazeera con base al campo rifugiati di Rafah, qui la situazione è ancor peggiore, visto che proprio questa cittadina al confine con l’Egitto era stata esclusa dal cessato il fuoco umanitario di sette ore che è stato proclamato lunedì  agosto da Benjamin Netanyahu. Mentre nel resto della Striscia arrivavano aiuti umanitari, a Rafah continuavano i bombardamenti israeliani. E aumentavano i cadaveri. 

Rafah: cadaveri lasciati per le strade per giorni e giorni
“L’odore è insopportabile: è disumano vedere corpi umani gettati per le strade”, sono alcune delle testimonianze raccolte dall’emittente del Qatar. Corpi al sole per giorni e giorni, donne che usano i loro veli per non sentire il fetore dei cadaveri. Nell’ospedale di Rafah, sempre secondo Al Jazeera, il personale medico fa avanti e indietro dall’edificio, lasciando i cadaveri sulla strada di fronte alla struttura medica. E li restano anche per diversi giorni. Gli obitori sono pieni. Le celle frigorifere, anche. 

“Se il corpo è abbastanza piccolo da entrarci, è messo nei freezer per gelati”
Secondo i dati delle Nazioni Unite, sabato scorso un raid su Rafah ha ucciso quattro membri della stessa famiglia, tra cui due bambini e una donna, mentre domenica un secondo attacco aereo israeliano ha ucciso otto membri di uno stesso nucleo famigliare, tra cui due donne, e tre bambini,  di età compresa tra un mese, tre e 13 anni. A questi ultimi bombardamenti, si aggiunge un missile israeliano che domenica è stato sparato contro una scuola dell’Onu, provocando la morte di dieci civili palestinesi. Queste ultime offensive, unite alle ultime settimane di intensi bombardamenti nel sud della Striscia, hanno fatto terminare lo spazio nella camera mortuaria al Kuwaiti Hospital, il più grande di Rafah. Racconta Al Jazeera, che “i cadaveri abbastanza piccoli da entrarci, sono stati messi nei freezer per i gelati”. Altra situazione facile ad immaginarsi, è quando viene uccisa un’intera famiglia: in questo caso, se nessuno dei famigliari è rimasto vivo per seppellire i parenti, i corpi resteranno in balia del vento.

Il cemento non può entrare a Gaza: e la costruzione delle tombe si ferma
“In un momento simile si dovrebbero costruire oltre 500 tombe, ma il cemento non può entrare a Gaza, quindi non sappiamo come costruirle”, racconta ad Al Jazeera il Sottosegretario al ministero delle Dotazioni religiose, Hassan al-SaifiPer ora sembra che i cadaveri siano messi in una fossa comune, fino a che i raid di Israele non saranno terminati definitivamente. “Fino ad allora, anche celebrare i funerali è diventato pericoloso”, continua Hassan al-Saifi. “Ma dove altro dovremmo seppellire i nostri parenti, mentre Israele bombarda anche i cimiteri di Gaza?”.

I costi della guerra: 1.850 morti palestinesi e 270.000 profughi
In 29 giorni di combattimenti tra Israele e Hamas, sono 1.850 i palestinesi uccisi, 9.500 quelli feriti. L’Onu stima che tra questi vi siano almeno 1.312 civili, tra i quali 408 minori e 214 donne. Numeri differenti per Israele, per cui i morti palestinesi sono 1.768, e tra le vittime figurano “tra i 750 e i 1.000” militanti armati palestinesi. Sul fronte opposto, 64 militari di Tel Aviv hanno perso la vita, ai quali si aggiungono tre civili uccisi dai razzi piovuti dalla Striscia. Cresce anche il numero dei profughi: secondo le Nazioni Unite, 270.000 palestinesi sono stati costretti a lasciare le loro case e rifugiatesi nelle 90 scuole gestite dal Unrwa. A queste vanno aggiunte altre 200.000 persone che hanno trovato rifugio da amici o parenti. Nel Neghev israeliano invece, decine di migliaia di persone si sono spostate per evitare i razzi palestinesi. 

Onu: “Nella Striscia, 142 scuole danneggiate e 5 miliardi di dollari di danni”
Le scuole distrutte nella Striscia dai raid israeliani sono decine, per l’Onu almeno
142 edifici danneggiati. Secondo i dati provvisori palestinesi, i danni dei bombardamenti israeliani ammontano a 5 miliardi di dollari, mentre rispetto all’economia israeliana, si parla del 5% del Pil. L’Esercito israeliano ha reso noto che, dall’inizio del conflitto, 2.650 razzi lanciati dalla Striscia sono caduti su Israele, mentre 578 sono stati intercettati dalle batterie del sistema anti-missile Iron Domea. Israele afferma invece di aver compiuto 4.762 attacchi per colpire obiettivi nella Striscia.

Oxfam: “Esplode il rischio di epidemia nella Striscia. Già 30 casi di meningite”
A lanciare l’allarme dell’esplosione del rischio di epidemie a Gaza è l’Oxfam, che segnala come siano già 30 i casi di meningite tra i minori.“Un rischio derivato dall’assenza di servizi igienici e dalla mancanza o contaminazione da liquami dell’acqua”, racconta l’ong. Intanto, sempre secondo l’Oxfam, si aggravano le condizioni delle strutture sanitarie: sono 23 quelle gravemente danneggiate. A peggiorare il quadro, la scorsa settimana è stata distrutta l’unica centrale elettrica a Gaza: “Più dell’80% della popolazione è senza corrente elettrica – continua Oxfam – condizione che rende difficile l’approvvigionamento d’acqua dagli impianti di pompaggio”.