L’effetto sui consumi del bonus Irpef da 80 euro? “Quasi invisibile”. A dirlo è la Confcommercio, secondo la quale la strategia è “giusta” ma “è stata realizzata male”. Immediata la risposta di Matteo Renzi: “Ci sono 11 milioni di italiani che la pensano in modo diverso perché hanno ricevuto un modo per andare avanti con determinazione. Non siamo ancora fuori dalle difficoltà, c’è ancora molto da fare, ma lo faremo con ancor più decisione”. Solo lunedì, in un’intervista a Repubblica, il presidente del Consiglio aveva d’altronde risposto ai cosiddetti “gufi” chiedendo di “aspettare i risultati consolidati” prima di dire che la riduzione delle tasse sul lavoro non ha fatto ripartire la spesa delle famiglie. Ma, secondo l’organizzazione dei commercianti, la crescita tendenziale dei consumi dello 0,4% registrata a giugno è “troppo poco rispetto alle attese. Sono segnali positivi ma straordinariamente deboli e insufficienti per affermare che la domanda delle famiglie sia giunta a un incoraggiante punto di svolta”. Nessuna inversione di marcia, dunque. E, ha sottolineato il presidente della confederazione Carlo Sangalli, non c’è traccia dello “shock sui consumi” e della “stabilizzazione della fiducia” auspicati dal governo. Il che, “dopo un lungo ed eccezionale periodo recessivo, non può non preoccupare molto”. Anche perché, per i commercianti, servirebbe un’estensione del bonus “a tutte le categorie”. La cui fattibilità è stata però smentita solo due giorni fa dallo stesso premier e sta provocando tensioni tra le diverse anime del governo.

Il giudizio di Confcommercio arriva peraltro alla vigilia della diffusione dei dati definitivi dell’Istat sulla variazione del Pil nel secondo trimestre. La parte alta della “forchetta” indicata a fine giugno, +0,3%, sembra ormai irraggiungibile, e l’attesa è per un dato vicino allo zero. Se si concretizzerà lo scenario peggiore, cioè un calo del prodotto dello 0,1%, il Paese tornerà tecnicamente in recessione dopo esserne uscito solo a fine 2013. Renzi, parlando con i giornalisti, ha ammesso che “la situazione del Paese, la ripresa, non è quella che ci aspettavamo”. “E’ come l’estate: non è quella attesa, arriva in ritardo, ma arriva”. L’usuale ottimismo, ma il verdetto finale dell’istituto di statistica si conoscerà solo mercoledì mattina ed è cruciale per il governo, che ha già iniziato a lavorare alla legge di Stabilità per il 2015 da presentare in autunno. E i cui contenuti dipenderanno moltissimo dal reale andamento del prodotto interno e dal conseguente valore del rapporto deficit/Pil, che potrebbe superare il 2,6% indicato ad aprile nel Documento di economia e finanza da Renzi e dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Che nel pomeriggio è atteso alla Camera per presentare un’informativa sulla spending review, altro tasto dolente dopo la querelle con il commissario Carlo Cottarelli

L’analisi dell’ufficio studi di Confcommercio presentata martedì evidenzia poi il “peggioramento registrato a luglio proprio dal clima di fiducia delle famiglie, il secondo consecutivo, sintomo del permanere di uno stato di disagio caratterizzato dalla dominanza dell’incertezza per il futuro rispetto agli effetti reali di un maggior reddito disponibile”. Sul versante dell’occupazione, però, “gli ultimi dati sembrano confermare una tendenza alla stabilizzazione”. A giugno, come Renzi aveva ricordato poche settimane fa, gli occupati sono aumentati di 50mila unità rispetto a maggio: un aumento di 68mila unità rispetto a dicembre 2013. Il confronto su base annua, pur risultando ancora negativo (-11mila unità), “conferma la tendenza, già emersa nei mesi precedenti, all’attenuazione della fase di espulsione di forza lavoro dal sistema produttivo”, sostiene l’analisi. Come certificato nei giorni scorsi dall’Istat, a giugno il tasso di disoccupazione è in effetti calato dal 12,6% al 12,3%.