Sono passati trenta giorni e ancora non esiste nessun disegno di legge del governo su corruzione, falso in bilancio e prescrizione. Il 4 giugno Matteo Renzi aveva bloccato i lavori in Commissione giustizia e chiesto un mese di tempo per elaborare un ddl dell’esecutivo. La scadenza è passata e ora il Parlamento vuole ritornare in partita. “Chiederemo nella prossima riunione dei capigruppo di andare avanti con i lavori”, la promessa, o almeno l’intenzione, è del vicepresidente dell’organo parlamentare Felice Casson, nonché esponente del Partito democratico. “L’esecutivo ci aveva chiesto uno stop perché aveva detto avrebbe presentato un disegno di legge in 30 giorni sull’argomento. Il tempo è passato e il testo ancora non c’è. Quindi chiediamo di poter proseguire con la nostra discussione”. 

Il senatore democratico cerca di togliere dall’impasse l’argomento di cui nessuno vuole parlare. La scorsa settimana si sono mossi in tanti: dai responsabili della campagna “Riparte il futuro” (“Zero scuse. Deve essere la volta buona”), al Movimento 5 stelle supportato dal premio Nobel Dario Fo (“Basta immobilismo”) a Sinistra ecologia e libertà. Il ddl anticorruzione, nato dal presidente Pietro Grasso, avrebbe dovuto arrivare in Aula il 10 giugno scorso. Ma sei giorni prima è stato il governo a fermare tutto e a chiedere tempo per poter presentare un proprio disegno di legge. Sono passate le settimane e del testo ancora non c’è traccia. Poi il 31 giugno il consiglio dei ministri e le slide con i 12 punti per una bozza sulla riforma della giustizia: il governo ha lanciato una consultazione popolare e creato un indirizzo email (rivoluzione@governo.it) a cui i cittadini possono inviare le singole proposte sul tema. Ma niente di più. E così ora la commissione giustizia chiede di poter riprende in mano il disegno di legge. “Calendarizzare al più presto il testo è una necessità”, è l’appello dell’opposizione. A far ritardare i tempi anche la discussione in Aula del ddl Boschi sulla riforma del Senato, sul quale presidente del Consiglio e governo vogliono concentrare tutte le energie.

La tensione in commissione Giustizia resta alta. Proprio su questi banchi sono cominciate le prove di intesa tra Partito democratico e Movimento 5 stelle. “Casson è con noi”, dicevano i grillini nei giorni scorsi. Tanto che prima ancora dell’apertura di Grillo e Casaleggio sulla legge elettorale (e i tavoli di trattativa tra Di Maio e i democratici), sulle prime pagine dei giornali era finita la foto dei senatori M5S in udienza dal ministro Orlando per esprimere la propria volontà di collaborare sul tema. Anche in quel caso il ministro aveva chiesto pazienza: “Dateci trenta giorni in più”. Non sono bastati e il Parlamento vuole tornare in partita.

Intanto oggi il viceministro Enrico Costa, noto per essere stato il relatore del Lodo Alfano, ha chiesto di sospendere la discussione sul ddl sulla responsabilità civile dei magistrati, già approvato alla Camera tra le proteste. Si è opposto il presidente della Commissione Giustizia Nitto Palma e sono continuati i lavori. La commissione ha dato il via libera a un parere sulla legge europea in cui chiede lo stralcio della modifica a firma Pini sulla responsabilità diretta delle toghe. Il relatore Enrico Buemi (Psi) ha presentato un emendamento ed è stata fissato al 31 luglio la scadenza per la presentazione dei subemendamenti.  “Il governo”, ha commentato Casson, “ha chiesto lo stop ma andremo avanti comunque perché non c’è motivo per sospendere i lavori. Non abbiamo notizia di una legge in preparazione sul tema da parte del governo. Sì abbiamo letto qualcosa sui giornali, ma non è sufficiente. Se ci fosse davvero un testo in elaborazione dovremmo fermarci”. 

La richiesta di stop ha scatenato la denuncia dei 5 stelle: “Ci sembra che la volontà dell’esecutivo di Renzi”, ha commentato il senatore Enrico Cappelletti, “sia quella di rimandare la spinosa questione della riforma della giustizia. E per noi è impossibile non pensare che ci sia dietro qualcosa di più”. Il riferimento è al patto del Nazareno tra il presidente del Consiglio e Silvio Berlusconi. “Sappiamo che c’è, ma non sappiamo cosa contiene. Visti i continui ritardi e spostamenti della questione giustizia, il dubbio che l’ex Cavaliere abbia chiesto garanzie in questo senso è legittimo. Quello che è chiaro è che se Renzi pensa che il Senato sia inefficiente di sicuro noi siamo la prova che non è così: basta vedere la nostra attività. E’ l’esecutivo a bloccare continuamente i nostri lavori e a rallentarci”.