Quello che non è dello Stato è dello Spirito Santo, dicono a Lisbona. D’altronde ogni Paese ha la sua famiglia. In Portogallo si chiama Espírito Santo, quella dei banchieri. Un po’, per intenderci, come gli Agnelli in Italia. Il loro Banco Espirito Santo (Bes), il secondo istituto di credito del Paese, è sempre sceso a patti con qualsiasi forma di governo, dal regime nazista al dittatore Salazar, con la sola eccezione della rivoluzione dei garofani del 1947, quando l’istituto venne nazionalizzato e la famiglia andò in esilio. Sedici anni dopo tornò a riprendesi i beni e estese i suoi affari poco limpidi in Brasile, Mozambico, Angola, Lussemburgo.

Nonostante la crisi finanziaria, il Bes ha retto senza aiuti pubblici, grazie a tre ricapitalizzazioni per 3,3 miliardi di euro. Almeno fino a giovedì scorso. Un buco stimato in 7 miliardi di euro nel cuore della holding di famiglia, la Ges, è ricaduto sul Banco Espírito Santo, sospeso alla Borsa di Lisbona, dopo un crollo del 17 per cento. E ha investito i titoli decennali del Paese, allarmando tutta l’Eurozona. Per il premier Pedro Passos Coelho “non c’è alcuna ragione di intervenire in una banca che ha una forte posizione di capitale e un ampio margine per far fronte a qualsiasi evenienza”. Ma in Parlamento c’è chi, come il Partito comunista portoghese, invoca già una nuova nazionalizzazione.

Tra beghe familiari, scandali fiscali, debiti e accuse di abuso di informazioni privilegiate, i problemi del gruppo sono anche quelli del Portogallo, come sottolinea il quotidiano Publico. La Caixa Geral de Depósitos, banca pubblica portoghese di depositi e investimenti, possiede azioni per 300 milioni di euro delle imprese del Espírito Santo Group: insomma nella rete di finanziamenti dello Espírito Santo Internacional c’è anche la banca statale.

In un anno il Bes del dimissionario Ricardo Espírito Santo Salgado è passato da un guadagno di 96 milioni a un rosso di 518, mentre il valore delle azioni è caduto dai 6 euro del 2007 agli 0,6 euro di mercoledì scorso, mentre i suoi azionisti non vedono dividendi da tre anni. Senza contare che lo scorso 16 di giugno la banca aveva aumentato il capitale di oltre 1 miliardo. Salvo poi dichiarare, venerdì mattina, una esposizione diretta con il gruppo finanziario di famiglia, il Ges, di 1,18 miliardi di euro, nonostante non ve ne fosse traccia nel prospetto dell’aumento di capitale e di aver collocato 835 milioni di debiti del gruppo tra i gruppi privati. L’epoca degli Espírito Santo finirà con l’assemblea del 31 luglio, che nominerà nuovo amministratore delegato Vitor Bento.

Frattanto, mentre Standard & Poor’s e Moody’s tagliano il rating del Bes, gli analisti sottolineano che l’instabilità non passerà fin quando il gruppo non annuncerà un piano di ristrutturazione del debito. Il primo ad averne fatto già le spese è Portugal Telecom, dove la banca ha il 10 per cento. In uno scenario che cambia di ora in ora però gli analisti internazionali e soprattutto portoghesi concordano solo su una cosa: perché gli ispettori della troika (Bce, Fmi e Ue), che fino a due mesi fa e per tre anni hanno fatto i conti in tasca al Paese, non hanno individuato i rischi del Espírito Santo Group?

@si_ragu