Commi poco chiari, che lasciano dubbi interpretativi e anche la responsabilità di fissare termini che la norma non prevede per niente. Sarà perché sono stati scritti di fretta e furia ma gli articoli della legge 90/2014 relativi all’Autorità anticorruzione devono aver fatto penare anche un magistrato esperto come Raffaele Cantone. Almeno è quello che si intuisce leggendo il primo documento ufficiale del presidente voluto dal premier Matteo Renzi. Si tratta della richiesta di commissariare la Maltauro spa, una delle società coinvolte nell’inchiesta Expo e il cui patron è stato carcerato perché ha collaborato alle indagini della Procura di Milano. La richiesta di provvedimento era stata annunciata da giorni e oggi sul sito dell’Autorità nazionale anticorruzione è stato pubblicato il documento firmato dall’ex pm anticamorra e destinato al prefetto di Milano. Che dovrà di fatto autorizzare il commissariamento dell’impresa. Procedura che aveva suscitato qualche perplessità perché si intravedeva un depotenziamento dell’Autorithy rispetto agli annunci del governo.

A leggere il documento di dieci pagine firmate dal magistrato non stupisce la velocità d’azione, invocata urbi et orbi soprattutto dopo l’altro grande scandalo quello del Mose, ma le critiche di poca chiarezza che emergono nei confronti degli articoli del decreto legge 90/2014 che riguardano proprio i poteri del presidente dell’Anac. Nel mirino del magistrato, che oltre a dare la caccia ai clan dei Casalesi è stato per un lungo periodo all’Ufficio del Massimario della Cassazione, l’articolo 32. Cantone trova che la descrizione del fumus bonus iuris (ovvero la presunzione dell’esistenza di presupposti sufficienti per applicare un istituto giuridico) sia oscura: “il legislatore, non sempre utilizzando una terminologia chiarissima e lasciando, quindi, adito a qualche dubbio ermeneutico, sembrerebbe distingue un duplice momento che pur avendo idealmente autonomia potrebbe, però, non averla dal punto di vista squisitamente temporale”. Quando matura questo pressupposto? Cantone, dopo un ragionamento, conclude da sé che basterà un’ordinanza di custodia cautelare o un decreto che dispone il giudizio. 

Un’altra stranezza riguarda il presupposto della graduazione di gravità del fatto accertato come scrive lo stesso Cantone “solo in parte qualificabile come una sorta di periculum in mora”. Di questo presupposto “si fanno cenno…riferito specificamente ai criteri che devono guidare la scelta del prefetto ma di cui non può tener conto il presidente dell’Anac nella sua richiesta”. Insomma quella valutazione non compete all’organo preposto per legge a proporre provvedimenti contro le imprese che hanno ottenuto appalti grazie a bustarelle e tangenti varie.

Infine Cantone si chiede anche chi debba essere considerato il “prefetto competente“: “indicazione normativa … decisamente insufficiente e destinata a creare problemi interpretativi perché non vi è alcuna norma né nel decreto legge 90/2014 né in altra normativa che indica quale sia l’ufficio del governo competente ad adottare le misure”.  Il dubbio è sul prefetto dove ha la sede legale l’impresa o quello dove è stato commesso il reato. Cantone risolve da solo il quesito scegliendo la seconda opzione perché “essa appare più razionale tenendo presente il limitato obiettivo perseguito della misura richiesta e perché sembra essere imposta anche da un’altra considerazione; se si applicasse il prefetto in sede a chi andrebbe avanzata la richiesta qualora l’aggiudicataria sia una impresa straniera?”.

Un altro buco nella norma è quello che riguarda il termine minimo da concedere all’interessato per le “sue interlocuzioni”, questo termine non è previsto dalla legge e quindi Cantone la risolve da solo decidendo lui il termine. Il presidente qundi informa il prefetto di Milano che la richiesta è stata notificata e la Maltauro ha già prodotto una memoria. Così dopo questa lunga premessa giuridica di otto pagine il magistrato, considerata l’inchiesta, gli arresti, le intercettazione, chiede al prefetto di Milano il commissariamento. Adesso se si avrà la prima applicazione della legge spetterà al rappresentante del governo. Intanto il Cdm ha nominato Michele Corradino, Francesco Merloni, Ida Angela Nicotra e Nicoletta Parisi a componenti dell’Autorità nazionale anticorruzione.