Alla fine ha ceduto. Di fronte all’eventualità di vedersi prolungare dal gip Roberta Bossi la custodia cautelare agli arresti domiciliari nella sua casa del quartiere genovese di San Fruttuoso, Nicolò Scialfa, ex vicepresidente della giunta regionale ligure, indagato per peculato, ha preso carta e penna e ha rassegnato le dimissioni dalla carica di consigliere regionale. La comunicazione è attesa ad horas negli uffici di via Fieschi. Scialfa si trovava agli arresti domiciliari dal 14 gennaio scorso. Il 13 luglio, trascorsi i rituali sei mesi, il provvedimento sarebbe stato revocato. Se tuttavia Scialfa avesse mantenuto la carica di consigliere, avrebbe rischiato di vedersi prolungare la detenzione. Il 25 giugno scorso infatti, due colleghe, le consigliere Marylin Fusco e Maruska Piredda, entrambe indagate come lui per peculato nell’inchiesta per le “spese pazze” alla Regione Liguria, erano state arrestate e spedite ai domiciliari. Il giudice aveva sostenuto che restando in consiglio Fusco e Piredda avrebbero continuato a maneggiare denaro pubblico, potendo così reiterare il reato. Migliaia di euro spesi in acquisti di beni che non avevano alcuna attinenza con fini politico-istituzionali. Biancheria intima, cellulari, ricevute di viaggi in taxi per destinazioni private, pranzi e cene con amici, vacanze con i famigliari.

Fusco e Piredda avevano presentato subito le proprie dimissioni e il provvedimento di arresto ai domiciliari era stato revocato. E’ quanto si augura avvenga Scialfa che attraverso i suoi avvocati, Andrea Vernazza e Guido Colella, ha fatto sapere di aver preso la decisione per potersi difendere meglio dalle pesanti accuse che lo incalzano. Anche per lui, decine di migliaia di euro di spese personali fatte passare per esborsi legati all’attività di vicepresidente della giunta ligure, guidata da Claudio Burlando. Tornato in libertà, il 13 luglio, Scialfa avrebbe avuto diritto di rientrare nella sala consiliare di via Fieschi e di ricevere nuovamente lo stipendio da consigliere regionale, circa 6.500 euro netti al mese oltre ai bonus legati ai trasferimenti da casa alla sede della Regione. Le dimissioni gli impediranno invece di percepire lo stipendio e naturalmente dovrà astenersi dalla politica attiva. In attesa che sia chiarita la sua posizione e il procuratore aggiunto, Nicola Piacente, decida se chiedere al gip Roberta Bossi il suo rinvio a giudizio oppure l’archiviazione. Al termine del mandato – che per tutti scade nella primavera del 2015 – Scialfa otterrà la restituzione dei versamenti previdenziali (effettuati prima dell’arresto) per ottenere il vitalizio (che invece non percepirà, non avendo completato i 5 anni del mandato) e il riconoscimento del trattamento di fine rapporto. In totale, una somma di circa 100mila euro.