Dopo la vicepresidenza del Parlamento europeo, il Movimento 5 stelle rischia di perdere anche la presidenza della commissione Petizioni. La candidata pentastellata Eleonora Evi potrebbe essere la seconda vittima, dopo Fabio Massimo Castaldo, del “cordone sanitario” stretto attorno alle forze euroscettiche da parte dei principali gruppi del Parlamento, i socialisti e i popolari, con l’appoggio dei liberali. Il voto è fissato per lunedì 7 luglio a Bruxelles. Inaspettata, arriva la condanna di Margrete Auken, eurodeputata danese e portavoce dei Verdi: “Escludere un qualsiasi gruppo politico dalla presidenza di una commissione a cui ha diritto sarebbe una spallata al processo democratico del Parlamento europeo e andrebbe al di là di un gesto politicamente meschino”. Un gesto di solidarietà inaspettato viste le recenti polemiche tra M5S e gruppo dei Verdi ma comprensibile, oltre che per il principio, anche per il timore che questo episodio diventi un precedente di violazione a scapito dei gruppi più piccoli.

La commissione Petizioni (Peti) spetterebbe al gruppo Efdd (di cui fanno parte tra gli altri Ukip e Movimento 5 stelle). Secondo il cosiddetto “metodo D’Hondt” – un complesso sistema di calcolo che attribuisce presidenze e vice presidenze ai diversi gruppi del Parlamento tenendo in considerazione il numero di deputati – al gruppo Freedom and Direct Democracy (Efdd) andrebbe la guida di una commissione parlamentare. Nel corso di un incontro tra i segretari generali dei diversi gruppi politici, l’Efdd ha espresso la volontà di ottenere la presidenza della commissione che al Parlamento euuropeo si occupa di ricevere, analizzare e dare seguito alle petizioni dei cittadini di tutti i 28 Paesi membri. Si tratta di una commissione non legislativa ma importante visto il diretto contatto con i cittadini e i loro problemi. È a questa commissione che nel corso della legislatura passata sono arrivate le petizioni contro la discarica di Malagrotta a Roma o sull’emergenza rifiuti di Napoli.

Il fatto è che il “metodo D’Hondt” è un cosiddetto “gentlemen’s agreement”, ovvero un “accordo tra signori” non scritto, non obbligatorio ma che è abitudine rispettare. In pratica succede che il gruppo politico che sa di potere ambire a una determinata presidenza, presenta in commissione il proprio candidato, il quale viene votato a larga maggioranza. Insomma quasi un mero atto formale. Ma in questi giorni al Parlamento europeo circolano indiscrezioni, confermate anche da alcune prese di posizione ufficiali, secondo le quali i principali gruppi politici, i socialisti e i popolari, non avrebbero intenzione di rispettare questo accordo. L’obiettivo, non dichiarato ma palese, è di sottrarre ogni ruolo importante agli esponenti dei gruppi euroscettici come l’Efdd formato dal M5S e Ukip. Lo stesso è successo nei giorni scorsi a Strasburgo, dove è saltata l’elezione del pentastellato Fabio Massimo Castaldo a una delle quattordici vice presidenze del Parlamento europeo. Il colpo in commissione potrebbe avvenire con l’appoggio del liberali dell’Alde, d’altronde lo ha detto lo stesso presidente del Parlamento europeo Martin Schulz in conferenza stampa: “Abbiamo fatto un accordo con i liberali: loro appoggiano la nostra posizione per la presidenza e noi le loro per altri posti”. Ecco che ai popolari dovrebbero andare le importanti commissioni Affari esteri, Controllo del Bilancio e il trio Ambiente-Agricoltura-Industria; ai socialisti l’Economica, Commercio internazionale e Bilancio; ai liberali il Bilancio e Affari Regionali. Sempre secondo alcune indiscrezioni, la Petizioni potrebbe finire nelle mani popolari.

“La commissione petizioni rappresenta il luogo naturale del M5S e io sarei onorata di diventarne la presidente”, scrive Eleonora Evi nella sua mail di presentazione della candidatura nella quale cita anche il Mahatma Ghandi. “Il nostro obiettivo principale è quello di affinare e mettere in atto la democrazia diretta perché siamo convinti che si possa migliorare la democrazia solo aumentando la partecipazione dei cittadini”. Oltre alla presidenza della Evi, sono a rischio per lo stesso motivo anche altre candidature (non confermate) a vicepresidenze, come Dario Tamburrano all’Industria e Giulia Moi all’Agricoltura.

Nella storia recente del Parlamento europeo, esiste un solo precedente di violazione di questo gentlemen’s agreement: nella legislatura 1999-2004 gli esponenti del gruppo tecnico del quale faceva parte il Front National (e anche i Radicali italiani) vennero esclusi dalle vicepresidenze delle commissioni parlamentari. Nessun problema, invece, ad affidare ruoli importanti al gruppo Efd nella passata legislatura, quando invece che il M5S c’era la Lega Nord.

@AlessioPisano