Rio de Janeiro. L’algerino naturalizzato francese Mohamadou Lamine Fofana, si definiva impresario legato al mondo del calcio. Molto noto nell’ambiente, aveva accesso a tutte le aree esclusive della Fifa, e al Copacabana Palace di Rio, dove i vertici del pallone alloggiano, era di casa. Peccato che il suo fosse un legame tutt’altro che pulito, e la sua specialità tutt’altro che nobile: rastrellare biglietti omaggio per le partite del mondiale in Brasile e venderli al migliore offerente a prezzi enormemente maggiorati.

Per questo schema scoperto dalla polizia civile carioca, da mesi all’erta su possibili truffe legate alla Coppa, ha portato all’arresto di Fofana insieme con 10 altri complici brasiliani. L’inchiesta è solo all’inizio e i vertici della polizia hanno già dichiarato di essere vicini all’identificazione di altre persone coinvolte, ma soprattutto di voler andare fino in fondo e capire come il franco-algerino di 57anni sia riuscito a ottenere tranquillamente tanti biglietti e per ogni incontro. La risposta è una sola: dirigenti Fifa compiacenti. Molto chiare le parole del Delegado della polizia Fábio Barucke, titolare delle indagini: “Abbiamo elementi che ci fanno capire che erano coinvolti anche membri della Fifa per ottenere gli ingressi. Investigando abbiamo visto che nell’auto del franco algerino c’era un adesivo che dà accesso a qualsiasi area di eventi privati organizzati dalla Fifa”.

Nessun dubbio sul coinvolgimento di personaggi Fifa neanche per il magistrato che cura le indagini, Marcos Kac: “E’ chiaro che questa gang aveva contatti con la Fifa, avevano tutti i tipi di ingressi e credenziali per l’accesso libero a tutti gli eventi privati della Fifa”. Gli accusati infatti compravano gli ingressi che sarebbero dovuti essere distribuiti dalla Fifa gratis e li piazzavano a prezzi superiori al reale valore. I biglietti, destinati a sponsor, Ong, familiari e tecnici delle varie selezioni, finivano a Fofana&co. che li rivendeva per un valore compreso tra gli ottomila e quindicimila real, (2600 e 5000 euro).

La gang è riuscita ad avere biglietti per tutti gli incontri e la polizia ha stimato un giro d’affari fino ai quarti di finale, tra i 500mila e i 700mila real. Uno degli arrestati, lavorando per tre differenti federazioni, otteneva almeno 50 ingressi a partita. Anzichè distribuirli però, li vendeva a mille euro ciascuno. Le analisi sui conti correnti bloccati chiariranno molto anche sul giro di denaro e sul volume d’affari del gruppo.

Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati libri contabili, dollari, real, euro, celluari, apparecchi pos, e 100 biglietti di partite. Dieci di questi provenienti dallo stock di quelli forniti alla seleçao brasiliana. La polizia è intervenuta di fatto prima della vendita delle partite più importanti. Secondo le ricostruzioni infatti, Fofana era già in trattativa per la vendita dei biglietti della finale del mondiale al Maracanà il 13 luglio.

La banda pianificava la vendita del match più esclusivo per 35mila real, oltre 10mila euro. Secondo le indagini, il gruppo si appoggiava a tre agenzie di turismo di Copacabana per entrare in contatto con i turisti interessati all’acquisto a tutti i costi. Le tre società sono state chiuse. Gli arrestati raggiungeranno il carcere di Gericinó dove dallo scorso 20 giugno sono detenuti quattro cileni, un paraguaiano e un colombiano arrestati prima dell’inizio di Cile-Spagna al Maracanà. I due inglesi invece aspetteranno il processo liberi. In base ai dati forniti, sarebbero 97 fino a questo momento i cambisti arrestati a Rio nel periodo della Coppa. Tra questi anche due americani e una italiana sorpresi a vendere i preziosi ticket in un hotel di Copacabana. Da dove arrivino tutti gli ingressi che finiscono in mano ai cambisti è la domanda cui si sta tentando di dare una risposta.

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