Roberto Maroni ha un problema. Sì, il presidente leghista della Regione Lombardia non sa come risolvere la questione Ronzulli. Di che cosa si tratta? Licia Ronzulli è stata eletta nel 2009 nell’Europarlamento, per il Pdl. Nell’aula di Strasburgo le hanno scattato una foto che ha fatto il giro del mondo: lei che vota, il 22 settembre 2010, con in braccio la figlia Vittoria di appena 44 giorni. Alle scorse elezioni europee del 25 maggio 2014, però, non è stata rieletta. 

Ecco il problema di Maroni: Licia, rimasta senza seggio, deve essere ricollocata; e Silvio Berlusconi spinge perché l’amico Maroni le trovi un posto. Per qualche tempo, la rinata Forza Italia ha sperato di insediarla su una poltrona di sottosegretario regionale, o di assessore alla Salute, o alla Famiglia. Maroni non è affatto entusiasta di queste soluzioni.Oggi alla Salute siede (ancora) Mario Mantovani, fedelissimo di Berlusconi, che ha un problemino: un insormontabile conflitto d’interessi, visto che come assessore manovra i soldi della sanità pubblica, ma nello stesso tempo possiede undici strutture sanitarie private con 830 posti letto e 13 centri diurni per disabili pagati dalla Regione. 

 Maroni vorrebbe che si facesse da parte per mettere un tecnico sulla poltrona della Sanità, per dimostrare discontinuità con la precedente gestione formigoniana e ciellina. Invece non solo Mantovani non si muove, ma arrivano pure le pressioni per sistemare la povera Licia.

Ronzulli ha un altro problema: la sua storia. Intervistata dal settimanale l’Espresso nel giugno 2009, nega di essere mai stata a Villa Certosa, residenza sarda di Berlusconi, e nega di aver partecipato alle feste dell’estate 2008: “Sbaglia, non ci sono io”, garantisce a Marco Lillo. “Ci sono tante ragazze more. Mai stata a villa Certosa. Cado dalle nuvole”. La smentisce, ahimé, Barbara Montereale, una delle ragazze ingaggiate da Gianpaolo Tarantini per i festini a Villa Certosa, che dichiara di essere stata accolta nella villa di Berlusconi proprio da Licia, la quale – almeno secondo i racconti di Barbara – “organizzava la logistica dei viaggi delle ragazze. Era lei che decideva chi arrivava e chi partiva e smistava nelle varie stanze”. 

A questo punto, Licia ammette (al Corriere) che sì, è stata ospite in Sardegna, ma sempre in compagnia del marito; e di aver dato solo un aiuto a Berlusconi nell’accogliere gli invitati, politici, imprenditori, amici… 

La sua voce resta registrata anche in qualche intercettazione del caso Ruby, mentre parla al telefono con Nicole Minetti, intenta a organizzare le feste del 2010, quelle del bunga-bunga, non più in Sardegna ma ad Arcore. Licia viene così chiamata a testimoniare al processo Ruby. Dice sotto giuramento che quelle a casa Berlusconi erano cene eleganti. Le giudici non le credono e mandano il verbale della sua deposizione alla procura, perché valuti se esistono i presupposti per essere indagata per falsa testimonianza in quell’inchiesta che viene chiamata Ruby 3.

In queste condizioni, pare che Maroni non abbia tanta voglia di dare un posto a Licia Ronzulli. Ma il suo principale alleato, Silvio Berlusconi , preme. Ronzulli, che di mestiere prima di incontrare la politica faceva l’infermiera, al Parlamento europeo ha presentato raffiche di interrogazioni sulla sanità, sull’epatite, la tubercolosi, il tumore ovarico, l’ipertensione, l’Alzheimer. La rivista francese Madame Le Figaro l’ha collocata al terzo posto nella classifica delle donne più influenti del 2010. Insomma, Maroni non riesce proprio a trovare un posto per una simile donna?

@gbarbacetto

Il Fatto Quotidiano, 26 Giugno 2014