“Non spetta a un sindaco commentare, ma è del tutto normale che vi sia una dialettica tra azienda e sindacati”. Il primo cittadino dem di Torino Piero Fassino liquida così, come una “normale” dialettica, la ritorsione nei confronti dei propri operai messa in atto dall’amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles, Sergio Marchionne.

Il manager del Lingotto giovedì ha deciso il blocco totale degli straordinari in tutto il gruppo e lo stop al trasferimento di 500 cassintegrati dello stabilimento di Mirafiori, che non lavorano da oltre un anno, a quello di Grugliasco, dove si produce la nuova linea di Maserati. Una ritorsione per lo sciopero di un’ora effettuato lunedì scorso dalla Fiom, proprio a Grugliasco, che ha causato la mancata produzione di 11 auto. Un’azione indetta per protestare contro lo stallo nelle trattative sul contratto, che attualmente prevede un aumento ritenuto “eccessivo” dei carichi di lavoro dei dipendenti, per la ripresa del mercato delle auto di alta gamma. 

Marchionne in merito ha anche scritto ai lavoratori una lettera, pubblicata da La Stampa, in cui ha definito “irrazionale e incomprensibile” l’agitazione che ha causato una mancata produzione con conseguenti “perdite produttive in un momento così delicato” che “non possono essere prese con leggerezza”. L’ad ha pure rivolto un monito alle tute blu: “Non sottovalutate l’effetto che le vostre azioni possono provocare. Oggi, a differenza del passato, anche la più piccola frattura ha un eco molto più vasto del vostro ambito lavorativo e familiare”.

Fassino, pur non schierandosi formalmente, ha colto l’occasione per ribadire l’importanza dell’operazione Fiat-Chrysler, che “non solo ha permesso alla Fiat di ritrovare un futuro, ma sta dimostrando la capacità di restituire a Torino e all’Italia la centralità nel Gruppo Fiat”. Anche il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, ex presidente di LegaCoop, ha scelto di non prende alcuna posizione sulla vicenda: “Non sono un dipendente di Marchionne“, ha detto ai giornalisti che gli chiedevano della controversia. Una decisione che lo accomuna al presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, amico di vecchia data di Marchionne, che non ha voluto esprimendosi direttamente, ma ha ritenuto di dover sottolineare la “necessità di nuove relazioni sindacali in Italia che tengano conto, da entrambe le parti, del fatto che viviamo in un mondo che non è più quello degli anni ’80”.

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Non tutti però nell’orbita democratica la pensano così. ”Credo che la posizione assunta dalla Fiat sia pericolosa“, ha dichiarato il segretario della Cgil Susanna Camusso. “Questa cosa che si reagisca bloccando il trasferimento di lavoratori da Mirafiori a Grugliasco fa pensare – evidenzia la leader del sindacato rosso – che ci siano dei piani industriali variabili per impedire ai lavoratori di esprimere le loro opinioni“.

Chiara anche la replica del leader della Fiom Maurizio Landini, in una lettera pubblicata da La Repubblica: “Siamo pronti ad affrontare i problemi che lavoratori e imprese hanno, siamo pronti a discutere e a trovare soluzioni. La Fiat eviti ritorsioni e si ricostruiscano normali relazioni sindacali”. Secondo Landini il Lingotto “sta facendo delle forzature per coprire altri problemi: alla Maserati si lavora, ma in altre fabbriche continua a esserci cassa integrazione e nessuna certezza. L’azienda vuol fare passare il concetto che si può fare impresa senza il sindacato. Non credo – aggiunge – che sia possibile continuare su una strada che non preveda la contrattazione, sia per gli stabilimenti che hanno volumi produttivi, sia per quelli che non li hanno”.

Gli operai della Maserati, dal canto loro, hanno dichiarato in una lettera resa nota dalla Fiom di essere “contenti e orgogliosi di essere parte integrante di uno degli stabilimenti più moderni. Non ci siamo mai tirati indietro – affermano -, ma ci sono problemi e vanno affrontati. Noi siamo orgogliosi di quello che stiamo facendo alla Maserati, della nostra italianità fatta di risultati eccellenti e di etica del lavoro, ma l’etica del lavoro prevede che ci sia nei rapporti reciproci. Forse dovremmo tutti riflettere sulla gravità delle conseguenze che certe azioni comportano”, scrivono i lavoratori.