Per Sergio Marchionne lo sciopero non è un diritto ma una scelta “incomprensibile, irrazionale e ingiustificata”. Così il manager, in una lettera aperta ai 300mila dipendenti del gruppo Fiat Chrysler Automobiles, definisce l’astensione dal lavoro di lunedì scorso alla Maserati di Grugliasco e il blocco degli straordinari proclamato da Fim, FismicUilm, Ugl e Associazione Quadri a sostegno della vertenza per il rinnovo del contratto. E afferma che “non esiste nessun altro Paese in Europa o nel mondo che permetta a una minoranza di danneggiare i diritti di tutti gli altri, specialmente il diritto al lavoro“. 

La missiva dell’ad è stata anticipata integralmente giovedì da La Stampa, il quotidiano torinese della famiglia Agnelli, che attraverso la cassaforte Exor ha in mano il pacchetto di maggioranza di Fiat. E si apre con una serie di considerazioni sulle “gravi difficoltà economiche dell’Europa e dell’Italia” e sull’integrazione tra Fiat e la casa automobilistica di Detroit, che ha dato vita a “un gruppo globale e interconnesso”. Poi il fuoco si stringe sull’Italia, dove, scrive Marchionne, “abbiamo fatto tutto il possibile per mantenere aperti i nostri stabilimenti e salvaguardare i posti di lavoro” e “abbiamo intrapreso una strategica coraggiosa, puntando sui marchi premium, per permettere alle nostra fabbriche italiane di avere un ruolo cruciale in questo mosaico”. Di lì in poi prende il via la requisitoria nei confronti del “comportamento di un’esigua minoranza” che ha “causato perdite produttive in un momento così delicato”. Alla ex Bertone di Grugliasco, acquisita nel 2009 e convertita alla produzione dei modelli del Tridente, hanno in effetti scioperato su richiesta della Fiom contro condizioni di lavoro, turni e durata delle ferie 209 lavoratori su 2.019, cioè poco meno dell’11 per cento. Causando la mancata produzione di 11 auto.

“Parlo direttamente a chi si è reso responsabile di questi episodi”, prosegue la lettera. “Riflettete sulla gravità delle conseguenze. Non sottovalutate l’effetto che le vostre azioni possono provocare”. “Anche la più piccola frattura” “colpisce i vostri colleghi dello stabilimento, i fornitori sul territorio, ma a cascata si allarga anche a tutto il resto della comunità dei nostri lavoratori nel mondo”.  Poi l’illustrazione delle conseguenze: “Quello che è successo pochi giorni fa ha certamente cancellato opportunità preziose per sfruttare alcuni picchi di domanda”, ha “inferto un duro colpo al nostro e al vostro lavoro” e “non ha offerto dell’Italia l’immagine che vorremmo portare nel mondo, quella di un Paese serio e di grande valore”.

“Vorrei anche parlare – conclude Marchionne – a tutti quelli che, invece, si sono mostrati compatti e leali nell’impegno preso. Siete la stragrande maggioranza e mi rammarico nel vedere che gli atteggiamenti di pochi finiscono per sminuire il vostro apporto”. La lettera si conclude con l’invito a continuare a “mostrare la fiducia e la passione di cui gli italiani sono capaci”, “difendere l’italianità” e dimostrare che l’Italia “può giocare un ruolo da protagonista nel mondo dell’auto”. “Non sprechiamo questa opportunità unica”.

“Se la lettera è per noi, Marchionne ha sbagliato indirizzo”, è stato il commento di Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim. “Noi non abbiamo causato alcuna perdita produttiva. La decisione di bloccare gli straordinari l’abbiamo assunta lunedì e abbiamo anche chiesto all’azienda di convocarci”.“Da gennaio a oggi, grazie ai nostri accordi – aggiunge – sono stati fatti straordinari e recuperi produttivi senza alcun ostacolo”. “Se Marchionne è stato alterato dalla minaccia di sciopero alla Maserati – dice ancora Uliano – ricordo che le rsa sollecitavano da cinque mesi una risposta che non hanno avuto per inadempienze dei dirigenti di Grugliasco e hanno ottenuto solo con la minaccia dello sciopero”.

Ma la reazione di Torino non si è fermata alle lettere. Secondo quanto fanno sapere i sindacati, la Fiat non ricorrerà più a prestazioni lavorative oltre il normale orario di lavoro, cioè a straordinari, in tutti gli stabilimenti italiani. L’azienda ha inoltre deciso di non estendere a dodici i turni di lavoro alla Maserati di Grugliasco e di sospendere i 500 trasferimenti previsti da Mirafiori. La decisione è stata presa appunto dopo il blocco degli straordinari a sostegno della vertenza per il rinnovo del contratto specifico di primo livello. Secondo indiscrezioni, la decisione è stata assunta dall’azienda per evitare incertezze nell’organizzazione e nella gestione degli orari di lavoro. Intanto sale la polemica, alla Ferrari, fra azienda e Fiom: “I lavoratori della linea di montaggio v6 (Maserati) domani saranno messi in ferie forzate dalla Ferrari per problemi tecnico-organizzativi”, denuncia il sindacato. “Questo metodo utilizzato dall’azienda – prosegue la Fiom – è inaccettabile. Non è la prima volta che i problemi tecnici dell’azienda vengono scaricati sui lavoratori. Perché utilizzare le ferie degli addetti? Perché non confrontarsi per cercare soluzioni diverse? I lavoratori che non vogliono regalare le proprie ferie all’azienda avranno al loro fianco la Fiom”.