Il capogruppo di Sel alla Camera, Gennaro Migliore, si è dimesso. Il presidente di Sel, Nichi Vendola, ha accettato. “Domani (19 giugno) riuniamo la segreteria nazionale. Si apre una fase di discussione”, spiega il coordinatore nazionale Nicola Fratoianni all’Adnkronos. E’ il primo effetto della spaccatura all’interno del gruppo parlamentare subito prima del voto sul decreto Irpef: l’assemblea dei deputati ha approvato a maggioranza (17 a 15) di votare a favore del testo che darà il via alla misura degli 80 euro in busta paga voluto dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. Ma è un riflesso dell’assemblea nazionale di sabato scorso che aveva apparentemente congelato le divisioni interne tra chi vorrebbe un legame sempre più forte con il Pd del nuovo corso renziano e chi punta all’autonomia e alla costruzione di un soggetto più forte a sinistra del “gigante” democratico.

Vendola usa parole chiare: “La differenza tra essere renziani e non renziani è esattamente quella che passa tra combattere ed arrendersi – dice – La vicenda del dibattito interno nostro si è letta come una divisione tra filo-renziani e anti-renziani, Sel, nonostante il fascino che i vincitori hanno, non può dichiararsi filo-renziana”. E in riferimento ai parlamentari che hanno scelto nei giorni scorsi di lasciare Sel per passare al Pd risponde: “A tutti dico va’ dove ti porta il cuore, spero naturalmente che la comunità rimanga il più possibile integra, osservo – e non mi riferisco ovviamente a Gennaro Migliore ma a qualcun altro che è già andato via – che andare in soccorso dei vincitori non è proprio uno stile innovativo nella vita pubblica italiana”. Ad ogni modo, precisa Vendola, “non credo che Renzi stia facendo dello scouting su Sel. E comunque non credo gli convenga”. A quanto si apprende, infatti, dopo Ferdinando Aiello, seguito da Michele Ragosta, sarebbero in dirittura di arrivo altri tre passaggi da Sel al Pd: si tratterebbe di due deputati e di un senatore. 

Le dimissioni di Migliore, secondo quanto apprende l’agenzia politica Public Policy, sono arrivate già martedì sera, al termine dell’Assemblea che aveva in realtà visto vincere la sua proposta, ovvero quella di votare sì al dl Irpef, ma aveva chiarito la rottura del gruppo. Vendola è arrivato alla Camera per ricompattare le fila ma anche per analizzare la spaccatura ormai evidente tra chi vuole avvicinarsi al Pd e chi invece vuole rimanere all’opposizione. Durante una nuova assemblea del gruppo di oggi pomeriggio sarebbe stata contestata la decisione perché così la minoranza del partito che ha di fatto sovvertito la linea assunta dal congresso di Sel, per avvicinarsi al Pd. Durante l’assemblea Vendola ha usato poche parole per dire che le dimissioni di Migliore venivano accettate ma che “così non funziona”. Secondo il leader di Sel serve “un approfondimento, una riflessione”. 

“Nessuno ha chiesto le dimissioni di Migliore”, ha aggiunto Vendola, ma l’ex capogruppo Sel “ha avuto tra le mani una mancata ricomposizione dell’unità del gruppo. Il luogo che ha il potere di decidere sulla linea politica di un partito è il Congresso e un gruppo parlamentare non può essere in alcun modo un impedimento a questa linea”. Il presidente di Sel ha comunque sottolineato come da parte di Migliore ci sia stata la dimostrazione di “una grande responsabilità”.