Lo sciopero in Rai previsto per l’11 giugno perde un altro pezzo fondamentale: dopo la decisione della Cisl di tirarsi indietro, anche l’Usigrai ha deciso di sospendere l’agitazione. Il vertice del sindacato, guidato da Vittorio Di Trapani, ha annunciato la cancellazione della manifestazione dei giornalisti “dopo il voto a larghissima maggioranza delle assemblee tenute nelle ultime 48 ore in tutte le redazioni d’Italia”, anche se, da parte dell’Usigrai, rimane la contrarietà per la vendita delle quote di Raiway e per il taglio dei 150 milioni di euro. Ma nonostante le defezioni, i sindacati confermano la giornata di astensione dal lavoro. Luigi Angeletti, leader della Uil, ha commentato la notizia: “Lo sciopero dei giornalisti è scongiurato, non il nostro. Non sono la stessa cosa”. Poi ha aggiunto: “Vogliamo che il governo costringa la Rai a tagliare gli sprechi. Ma non siamo d’accordo che riduca le potenzialità dell’impresa”. Intanto, dalle votazioni delle assemblee delle redazioni nazionali e regionali sono emersi numeri inequivocabili: Tg1, Tg2, Tg3, Rainews e Raisport hanno manifestato all’unanimità il loro dissenso nei confronti della manifestazione. Resta comunque intatto il mandato all’esecutivo di proclamare lo sciopero in futuro. 

L’11 giugno sciopereranno comunque Slc-Cgil, Uilcom-Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater e Libersind Conf.Sal. Con un nota polemica, questi sindacati si sono schierati contro Cisl e Usigrai, che hanno fatto il passo indietro: “L’11 giugno a scioperare non saranno ‘mezzibusti sediziosi’ – si legge – ma coloro che da sempre denunciano sprechi e privilegi”. Le sigle criticano “la definizione di illegittimità dello sciopero”, dopo lo stop del Garante all’agitazione, secondo cui la proclamazione “non rispetta la regola, ben nota alle organizzazioni sindacali, dell’intervallo di dieci giorni tra due scioperi che insistono sullo stesso settore, considerata, infatti, l’azione di sciopero del sindacato Usb prevista per il prossimo 19 giugno e precedentemente comunicata”. 

Lo sciopero è stato indetto in seguito al taglio da 150 milioni di euro previsto dal Decreto Irpef, annunciato dal commissario alla spending review Carlo Cottarelli e poi confermato dal presidente del Consiglio Renzi. A favore della protesta si era anche schierato Roberto Fico (M5S), presidente della commissione di Vigilanza della Rai, che non aveva escluso la partecipazione di una delegazione del Movimento alla manifestazione.